Da D’Alessio Valerio riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Un’opera intensa e sconvolgente che trasforma una storia vera da Gaza in un grido universale contro la disumanità della guerra.
Vincitore del gran premio della giuria del festival di Venezia , “la voce di Hind Rijab” scritto e diretto da Kaouther Ben Hania è un film che non si limita a raccontare: ferisce, scuote, fa riflettere, ti colpisce violentemente.
Prodotto da nomi di altissimo profilo come Joaquin Phoenix, Rooney Mara ,Brad Pitt e Alfonso Cuaron, il film si impone come una delle opere più potenti e necessarie degli ultimi anni. La pellicola prende ispirazione da una storia realmente accaduta a Gaza: la Mezzaluna Rossa palestinese riceve una chiamata da una donna, Hind Rajab intrappolata nella sua auto in una zona rossa, mentre intorno infuria il fuoco dell’esercito israeliano. La comunicazione si interrompe tragicamente: la donna viene uccisa. Poche ore dopo lo stesso centralinista riceve una nuova chiamata dallo stesso veicolo, una bambina ancora viva che implora aiuto. Da quel momento comincia una corsa contro il tempo per tentare di salvarla.
UN FILM CHE SI VIVE PIU’ CHE GUARDARE
Il ritmo serrato e la costruzione reale donano al film una tensione costante, quasi insostenibile. Ogni secondo pesa e ogni pausa è una ferita. La regia, asciutta ma profondamente empatica, riesce a trasformare l’attesa in dramma e il silenzio in urlo. A rendere tutto ancora più’ potente e l’uso degli audio originali delle vere chiamate alla mezzaluna rossa: un elemento che cancella il confine tra cinema e realtà.
Non ci può essere finzione di fronte a voci vere, di fronte al pianto autentico di chi sta per morire. E qui che il film diventa documento storico, testimonianza e atto politico.
UMANITA’ COME CUORE PULSANTE
Nonostante il dolore che attraversa ogni fotogramma, “La Voce di Hind Rijab” non è solo un film di guerra, ma è un film sull’umanità. Quella umanità che prova a salvare, di chi risponde al telefono, di chi soccorre i feriti, di chi nonostante gli orrori non perde la speranza. È il cuore che trasuda da ogni scena e che resiste.
INTERPRETAZIONI MAGISTRALI
Magnifiche le interpretazioni del cast, in particolare le interpretazioni dei protagonisti principali. Motàz Malmees, Clara Khoury, Saja Kilani e Amer Hlehel che durante il film litigano, si abbracciano si scontrano , ma tutto al fine di salvare la bambina. In particolare mi ha colpito molto Kilani nel ruolo della donna centralinista in contatto con la bimba, straordinaria nel restituire il peso di una responsabilità impossibile: ascoltare il dolore senza poterlo fermare. La loro recitazione è densissima e reale, capace di comunicare terrore, compassione e tensione in ogni respiro.
NON UNA GUERRA MA UN GENOCIDIO
“La voce di Hind Rajab” non racconta semplicemente un conflitto. Racconta la disumanità di quello che che non può più’ essere definito guerra, ma genocidio. Lo fa senza retorica, senza trucchi ma utilizzando elementi reali. Costringendo lo spettatore a guardare dove il mondo preferisce distogliere lo sguardo.
CONCLUSIONE
Tra cinema e testimonianza, tra denuncia e compassione, “La voce di Hind Rijab” è una pellicola che segna un punto di non ritorno nella rappresentazione del dolore contemporaneo. Un film che non chiede di essere apprezzato, ma di essere ascoltato. Come la voce, quella della piccola Hind che continuerà a risuonare dentro chi avrà il coraggio di ascoltarla.

By Valerio D’alessio
Valerio D’Alessio. Nato nel 1986 è da sempre appassionato di cinema e letteratura. Laureato in Cinema, Musica e Teatro presso l’Università di Pisa, collabora alla Spezia con il Cinema Nuovo e con la Libreria Ricci, occupandosi di cultura e critica.
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