Alla Palazzina delle Arti una partecipazione straordinaria per la guida alla mostra permanente: il racconto di una città che cambia attraverso lo sguardo del suo “Canaletto”
C’è un modo curioso — e forse un po’ forzato — per entrare nell’opera di Agostino Fossati: immaginarlo come il “Canaletto di casa nostra”. Se il Canaletto ha consegnato all’eternità la Venezia di Piazza San Marco, Fossati ha fatto qualcosa di sorprendentemente simile con La Spezia (e anche con il Canaletto 😂). Con una differenza sostanziale: mentre la Venezia del Settecento è ancora in gran parte riconoscibile, la Spezia che emerge dalle tele di Fossati è una città che non esiste più — e proprio per questo è ancora più preziosa.
È una città sospesa nel tempo, quella che si è potuta riscoprire ieri alla Palazzina delle Arti L. R. Rosaia, dove è stata presentata la guida della mostra permanente “La città che cambia. La Spezia da Agostino Fossati ai giorni nostri”. Un appuntamento che ha registrato un successo oltre le aspettative: almeno duecento cittadini hanno partecipato, riempiendo gli spazi e confermando quanto forte sia il legame tra gli spezzini e la propria memoria.
Un viaggio nella Spezia che non esiste più

Protagonista del pomeriggio è stata Barbara Viale, Conservatrice della Palazzina delle Arti “L.R. Rosaia“, che ha accompagnato il pubblico in una visita guidata capace di trasformarsi in un vero e proprio viaggio nel tempo. Non una semplice illustrazione delle opere, ma un racconto vivo, fatto di dettagli, prospettive e intuizioni: tra queste, l’idea affascinante che nei dipinti di Fossati si intravedano già i primi “rudimenti della fotografia”, una precisione dello sguardo che rende le sue vedute quasi documentarie.
Ed è proprio qui che il paragone con Canaletto acquista forza. Come il maestro veneziano, Fossati non si limita a interpretare: fotografa! Le sue tele diventano finestre aperte su una Spezia pre-industriale, prima dell’espansione legata al cantiere del Regio Arsenale (1861–1869), quando al posto della Capitaneria di porto o di altri luoghi c’erano altri scenari, esistevano laghetti e sprugole, fonti e paesaggi naturali ormai scomparsi.
Le opere esposte — quarantanove dipinti appartenenti alle collezioni civiche e organizzati in sette sezioni tematiche: Al cuore della Spezia; Ariosi panorami: la città e i suoi dintorni; La Spezia tra passato e modernità; Il Golfo, fuori dalla città; Esercizi di stile: il Torretto; Il Cantiere dell’Arsenale; Il mare in città.— restituiscono con coerenza e profondità il ruolo di Fossati come testimone delle trasformazioni urbane. Dalla Spezia più antica fino ai primi segni della modernità, ogni tela contribuisce a costruire una narrazione visiva unica.
Il dialogo tra passato e presente

La mostra — articolata in tre sale — trova il suo punto più sorprendente nell’allestimento finale, dove il passato dialoga direttamente con il presente. Qui entra in gioco il lavoro del fotografo Roberto Celi fondatore del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, che ha realizzato un confronto rigoroso tra le vedute di Fossati e fotografie contemporanee scattate dalla stessa identica prospettiva.
Il risultato è potente: lo spettatore si ritrova esattamente nel punto in cui si trovava il pittore, osservando però una realtà completamente trasformata. Un confronto visivo che rende immediatamente percepibile quanto la città sia cambiata, ma anche quanto, in fondo, abbia conservato una propria anima riconoscibile.
Un patrimonio identitario della città
In questo dialogo tra epoche si inserisce anche una riflessione più ampia sull’identità cittadina, richiamata nei saluti istituzionali del sindaco Pierluigi Peracchini e della dirigente culturale Rosanna Ghirri. Proprio Ghirri ha condiviso un aneddoto significativo: quando si trattò di scegliere un’immagine simbolo per rappresentare La Spezia nello Spezia Hub di corso Cavour inaugurato lo scorso anno, il dibattito fu ampio, ma la decisione finale cadde inevitabilmente su un’opera di Fossati. Una scelta quasi naturale, perché in quei dipinti — pur raccontando una città lontana — continua a vivere lo stesso fascino che ancora oggi definisce lo spirito spezzino.
Agostino Fossati (1830-1904), tra i principali interpreti dell’Ottocento locale, non è stato solo un pittore di paesaggi: è stato un testimone. Le sue opere, acquisite dal Comune nel 1922 e oggi patrimonio pubblico, raccontano il momento cruciale in cui La Spezia si trasforma da borgo a città moderna. Per questo la mostra — e la guida appena presentata, curata da Barbara Viale con contributi di Andrea Marmori — non sono semplicemente un’occasione culturale. Sono uno specchio. Guardare Fossati significa guardare La Spezia mentre diventa ciò che è oggi.
Servizio fotografico e foto di copertina by Roberto Celi PH Obiettivo Spezia
(Riproduzione riservata)



Un patrimonio identitario della città
Agostino Fossati (1830-1904), tra i principali interpreti dell’Ottocento locale, non è stato solo un pittore di paesaggi: è stato un testimone. Le sue opere, acquisite dal Comune nel 1922 e oggi patrimonio pubblico, raccontano il momento cruciale in cui La Spezia si trasforma da borgo a città moderna. Per questo la mostra — e la guida appena presentata, curata da Barbara Viale con contributi di Andrea Marmori — non sono semplicemente un’occasione culturale. Sono uno specchio. Guardare Fossati significa guardare La Spezia mentre diventa ciò che è oggi.