Spezia, è Serie C: finisce a Pescara la lunga caduta delle Aquile
Dopo quattordici anni tra Serie B e Serie A, si chiude nel modo più amaro la storia recente dello Spezia. Il pareggio di Pescara e la contemporanea vittoria del Bari condannano matematicamente gli aquilotti alla retrocessione in Serie C. Una sentenza durissima, arrivata al termine di una stagione sbagliata praticamente in ogni scelta e in ogni momento decisivo.
Solo un anno fa lo Spezia si giocava la Serie A nella finale playoff contro la Cremonese, dopo aver chiuso il campionato al terzo posto. Oggi invece arriva una retrocessione che certifica un crollo verticale difficile persino da immaginare dodici mesi fa.
Una vittoria che non sarebbe bastata

La situazione era chiarissima già alla vigilia. Lo Spezia doveva vincere a Pescara, ma anche sperare nei passi falsi delle rivali, soprattutto del Bari. E invece i pugliesi hanno fatto il loro dovere, salendo a quota 40 punti e conquistando i playout contro il Sudtirol.
Così il pareggio maturato all’Adriatico diventa irrilevante ai fini della classifica: Spezia e Pescara chiudono a quota 35 punti, ma per entrambi è retrocessione diretta in compagnia della Reggiana che di punti ne ha appena due in più.
Un verdetto che arriva dopo settimane in cui la matematica aveva continuato a lasciare aperto uno spiraglio, alimentato dalla larga vittoria contro il Sudtirol e dai rallentamenti delle concorrenti. Ma lo Spezia non è mai riuscito davvero a cambiare marcia.

La solita partita: subito sotto, poi tanta confusione
Anche contro il Pescara si è rivisto il copione di un’intera stagione. Dopo pochi minuti lo Spezia è andato sotto: un gol evitabile, con Mascardi sorpreso da una conclusione passata sotto le gambe. Un errore pesante, ma il giovane portiere si è poi riscattato con diverse parate importanti che hanno confermato il suo potenziale.
Mascardi, nonostante l’inesperienza, ha dimostrato personalità e qualità. In una stagione da salvare poco o nulla, lui potrebbe rappresentare una delle basi da cui ripartire in Serie C, ammesso che lo Spezia riesca a trattenerlo viste le attenzioni già arrivate da altre società.
Dopo lo svantaggio, la squadra di D’Angelo ha continuato a giocare con generosità ma senza lucidità, senza una vera identità tecnica e senza la qualità necessaria per ribaltare le partite. Il pareggio è arrivato solo nella ripresa grazie all’ingresso di Artistico: La Padula ha servito un assist perfetto e l’attaccante ha trovato il gol dell’1-1.
Troppo poco, troppo tardi.

Una stagione piena di errori
La retrocessione non nasce oggi. È il risultato di mesi di errori, confusione e scelte sbagliate.
La campagna acquisti estiva ha smontato la squadra senza riuscire a ricostruirla. Quella invernale ha portato tanti giocatori, ma quasi nessuno ha realmente lasciato il segno. Cambi continui, rivoluzioni tattiche, esoneri e ritorni: lo Spezia non ha mai trovato equilibrio.
I numeri spiegano perfettamente il disastro:
35 punti finali, solo 8 vittorie, 11 pareggi, ben 19 sconfitte, 43 gol fatti e 59 subiti
A questi si aggiungono record negativi come il maggior numero di ammonizioni e squalifiche del campionato. Una squadra fragile mentalmente, nervosa e incapace di gestire i momenti decisivi.
D’Angelo ultimo ad arrendersi

Se c’è una figura che ha provato fino all’ultimo a tenere in piedi una stagione ormai compromessa, quella è Luca D’Angelo. Richiamato troppo tardi dopo un esonero che oggi appare incomprensibile, il tecnico ha almeno restituito dignità e spirito a un gruppo che sembrava spento. La vittoria contro il Sudtirol aveva riacceso la speranza. Ma il miracolo sportivo non si è compiuto.
Fine di un ciclo
Ora lo Spezia deve guardarsi dentro. Perché questa non è una semplice retrocessione: è la fine di un ciclo culminato con la storica promozione in Serie A e con tre stagioni vissute ai massimi livelli del calcio italiano.
Il problema, però, è che la Serie C non perdona. Serviranno idee chiare, una società forte e una ricostruzione vera, non l’ennesima rivoluzione improvvisata.
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