Gio 14 Mag 2026

Cinquant’anni di storia: la Cattedrale della Spezia tra memoria e fede
Il 3 maggio 2025 sono passati cinquant’anni dalla consacrazione (3 maggio 1975) della cattedrale della Spezia a opera del cardinale Giuseppe Siri, che così concluse la sua omelia: “Questo è il varo di una nave che potrà solcare i secoli.”

Come allora, anche oggi solenni celebrazioni religiose rendono importante l’evento del cinquantenario della nave bianca evocata dall’arcivescovo di Genova, che si staglia imponente sopra piazza Europa con la sua architettura razionalista dedicata a Cristo Re dei Secoli.
La cattedrale (dal latino cathedra, che nelle antiche basiliche romane era posta in fondo all’abside a simboleggiare sia il magistero del vescovo, sia i fedeli uniti dalla stessa fede) si eleva a 17 metri di altezza. I lavori iniziano dopo la prima pietra posta nel 1960 sotto la supervisione dell’architetto razionalista Adalberto Libera (1903-1963), autore del progetto, alla cui morte proseguono con l’architetto spezzino Cesare Galeazzi, già direttore dei lavori, che apporta alcune modifiche, e si concludono solo nel 1975.

Un capolavoro razionalista: l’ingegno di Libera e Galeazzi al servizio del sacro
Dall’ampio sagrato si può godere di una splendida vista, un panorama da cartolina: dalla sottostante via Vittorio Veneto alle navi in arrivo e in partenza dal porto, al magnifico scenario del Golfo dei Poeti e, aggiungo io, dei Marinai.
All’interno si fa notare l’alternanza dei marmi bianchi e grigi e soprattutto, come vedremo più particolarmente, la curiosa pianta circolare, che rappresenta il modo in cui i fedeli si raccoglievano attorno a Cristo, con la presenza di dodici colonne, come il numero degli Apostoli, a sostegno della vasta cupola. Chi ama l’architettura resta intrigato dalla visione e dalla forma insolita dell’edificio, mentre i credenti ne apprezzano la solennità.
Preciso alcuni aspetti tecnici escogitati da Adalberto Libera, che ho attinti dalla voce dell’amico prof. Ernesto Di Marino, mancato il 2 settembre 2022, allora attento osservatore quotidiano dei lavori di costruzione, a cui questo scritto è affettuosamente dedicato.

La cupola simbolo di luce e grazia: architettura e spiritualità in dialogo
La grande cupola si appoggia in modo inedito alle 12 colonne interne, ciascuna delle quali ha il nome di uno degli  Apostoli, intorno alle quali conviene il popolo di Dio raccolto nella Chiesa fondata sui dodici apostoli. Infatti, per ovviare ai problemi di stabilità creati eventualmente da venti o terremoti, sulla testa di ciascuna colonna sono posti dei cuscinetti a sfera, progettati ad hoc da RIV SKF, sui quali la cupola stessa poggia in modo non rigido, ma flessibile, con tutti i vantaggi della mobilità in caso di eventi avversi.
La cupola è un corpo unico, realizzato attraverso un’infiltrazione ininterrotta di cemento armato durata cinque giorni e cinque notti. Al centro di essa è ricavato un oculum ricoperto da un cupolino di cristalli multicolori, realizzato dalla ditta Quentin di Firenze, attraverso il quale penetrano raggi di luce variamente colorata che rappresentano la molteplicità delle Grazie provenienti dal Cielo.
La parete circolare laterale risulta agganciata alla cupola, in tutta la sua circonferenza, senza alcun sostegno dal basso ed è costituita da tanti pannelli verticali uniti fra di loro.

Il complesso, cupola e parete, grava sulle colonne con un peso di circa 2.000 tonnellate. Per ridurre la pressione sulla cupola, la parete circolare è alleggerita da svariati km di tubi in plastica affogati nel cemento.
Mentre la parte superiore dell’edificio è delimitata da quanto sopra descritto, allo stesso modo quella inferiore porta un muro anch’esso circolare, ma con diametro inferiore rispetto all’analoga struttura sovrastante. Ciò comporta nell’architettura la formazione di una finestra circolare continua dalla quale entra la luce esterna, simboleggiante la luce della Fede che circonda e racchiude il popolo di Dio ivi raccolto.
L’altare è posto al centro del tempio, assieme alla cattedra vescovile, per assegnare al celebrante la posizione di primus inter pares, secondo i documenti e lo spirito del Concilio Vaticano Secondo (1962-1965), e non più quella di pastore alla guida del gregge che lo segue, come nelle precedenti chiese d’impianto architettonico tridentino (1545-1563).

Pier Paolo Meneghini: Nato a Pietrasanta (LU) nel 1943 da famiglia pitellese poi trasferitasi  alla Spezia. Ha frequentato il Liceo Classico diplomandosi al “Parentucelli” di Sarzana con encomio per il miglior tema in assoluto, titolo “Che cosa significa oggi Comunità europea”, alla Maturità 1963 dei licei di Sarzana e Carrara. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Ateneo di Genova con tesi in diritto penale “Delitto di calunnia e di autocalunnia” con il prof. Carlo Federico Grosso. Bancario presso la Cassa di Risparmio della Spezia. Studioso di Storia della Regia Marina, ha curato la pubblicazione postuma con Schena editore (Fasano di Brindisi, 1999) del saggio paterno 1940-’43 “In Mediterraneo potevamo mettere in ginocchio l’Inghilterra”. È in fase di pubblicazione un saggio sulla guerra sottomarina. Ha collaborato per molti anni con la Società dei Concerti della Spezia e con l’allora presidente prof. Ernesto Di Marino (Festival Paganiniano di Carro). Ha collaborato alla pubblicazione “Ne gh’è doi sensa trèi – Proverbi ed espressioni proverbiali spezzini” del prof. Salvatore Amedeo Zagone, edita dall’associazione culturale Circolo La Sprugola. 

(Riproduzione Riservata)

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