Mer 14 Ott 2026
Foto By MP Pozzi

Dopo Giovanna Tatò, Susanna Sturlese, Paola Volpi, Alfredo Bianchi Scalzi e Stefania Contardi, ecco una nuova intervista di Marisa Vigo, ormai diventata un appuntamento molto seguito su SpeziaMirror. Stavolta il dialogo è con Daniela Feltrinelli, poetessa spezzina che ha raggiunto una piena maturità espressiva con la pubblicazione della sua ultima silloge, Tutto merita un canto. Feltrinelli è una presenza familiare per i nostri lettori: ha firmato una rubrica apprezzata come The Poets’ and Writers’ Corner e ha raccolto nel tempo numerosi premi e riconoscimenti per le sue poesie. Un’occasione per approfondire la sua voce poetica e il suo sguardo sul presente.


Copertina By Nicola Perucca

Dopo ISOLE VICINE (Agorà Edizioni)  e L’INCANTO DELL’ONDA (Edizioni Helicon) la terza silloge TUTTO MERITA UN CANTO  (Stefano Termanini Editore) di Daniela Feltrinelli imprime una svolta poderosa e cruciale alla sua poetica. Divenuta robusta e più matura, attraversa 64 liriche dove emergono un’interpretazione etico-intimistica e una dimensione netta, perspicace e creativa dell’umana natura. Simili a pulviscolo in continuo movimento, si addensano pensieri comuni a tutti noi sui perché, come, dove. Grande lo sconcerto dell’Artista che cerca il miraggio delle risposte. Se molte restano in ombra, ambigue e opache, altre le servono a realizzare nuovi assetti, poiché la vita – non contano i giorni – deve essere degna e appagante, battagliera e impegnata a non distorcere la verità, a non impedire il libero pensiero, non svilire l’amore, non soffocare compassione e solidarietà, sogni e speranze. Tra il buio e la luce la poetessa Daniela non esita: c’inondiamo di sole/ come fosse miele, / come se volessimo bere la luce. Certo la morte verrà, ma noi  cerchiamo un angolo nel mondo / dove essere vivi, grazie anche al suo verso imperioso esisto, resisto, insisto. Incita con tali principi sé stessa e i lettori poiché ogni vita, inclusa la più reietta, senza distinzione d’età, censo, cultura, estrazione sociale, razza, luogo, possiede una bellezza intrinseca, non sempre visibile, rivendica diritti inalienabili da proteggere. L’ Autrice confida nella funzione didascalica della Poesia che volge occhi e cuore attenti alla Natura. Questa Madre ancestrale, attrice coprotagonista della nostra catarsi, parla, muta linguaggi, modula toni, dispensa armonie, ammonisce. Daniela Feltrinelli è ammaliata dagli elementi primari: acqua, aria, terra, fuoco; è sedotta dal cielo che ci sovrasta. Figlia del mare si compenetra nella distesa equorea e nell’immersione dilata i limiti spazio-temporali, oppure cerca il tuffo nell’Oltre quando, tra onde e risacche frante, lungo i bordi rocciosi dell’isola Palmaria, protende sguardo e pensiero alla linea dell’orizzonte. I versi sussurrano che la pace si può trovare lì, tra gorgoglii e brezze, voli radenti e richiami di uccelli acquatici, tra bossi, tamerici, pini marittimi, ginestre, oleandri e sibili di venti impetuosi con mare in tempesta, mentre negli anfratti dei fondali bui e misteriosi si celano minuscole creature. L’affresco di questa Poesia concilia gli opposti: caducità dell’uomo, grandezza e meraviglia del Creato. Non è casuale, infine, il correlativo oggettivo presente sia nei versi, sia nel dipinto dell’artista spezzino Nicola Perrucca che impreziosisce la copertina. Qui corrispondenze emozionali provengono dai riverberi oro-arancio di luce e calore solare. Sono le stesse che iniettano endorfine all’autoctono e al “foresto” in arrivo a Portus Veneris, quando si apre il sipario ed esplode la sinfonia marina di Tinetto, Tino, Palmaria, isole secolari da amare e proteggere, al pari degli umani. Per delineare al meglio la sua personalità, pongo alcune domande – anche con un pizzico di pepe – a Daniela, che sorride e mi risponde con franca e ineccepibile fermezza.

Oggi si leva il nutrito coro di chi sostiene che la Poesia abbia scarsi seguaci e sia superata. Con quali motivazioni il tuo già citato motto esisto, resisto, insisto è rivolto pure a costoro?

E’ vero che la poesia ha ridotto, oggi, i suoi seguaci, purtroppo a causa dell’idea “oscurantista”, molto diffusa, che sia noiosa, lontana dal vivere quotidiano, riservata a una cerchia di estimatori. Idea da rifiutare in quanto la poesia è viva, parte sempre dalla realtà e si nutre delle nostre sensazioni, come asseriva la grande poetessa Alda Merini: Mi piace il verbo sentire…
La poesia affonda le radici nel profondo e scava, riportando alla luce la nostra umanità. Sempre per citare la Merini, la poesia è in grado di aprire le zolle a costo di scatenar tempesta. E’ un linguaggio forte, un potente mezzo d’introspezione che si fa subito condivisione e vuole raggiungere tutti, nessuno escluso. Essendo inclusiva, andrebbe incentivata, diffusa ovunque e particolarmente nelle scuole, anche con l’aiuto e il sostegno degli enti pubblici preposti alla cultura, perché di questo si tratta: la poesia e l’arte in ogni sua forma costituiscono un antidoto alla decadenza generale e all’impoverimento del linguaggio corrente. È preoccupante che le nuove generazioni, anziché espandere il proprio lessico, usino un numero di parole sempre più limitato; eppure i dispositivi elettronici come i cellulari, i lettori di ebook e i tablet facilitano la ricerca dei vocaboli. Credo che anche tu condivida questa mia preoccupazione, visto che, da docenti,  entrambe abbiamo seminato agri di “zolle” per favorire la conoscenza.

Il Poeta raggiunge l’individuale peculiarità attraverso un percorso di formazione. Qual è stato il tuo e come lo hai gestito?
Prima ancora della poesia, nel mio percorso ci sono state, già in età infantile, la lettura e la scrittura che praticavo a scuola, ma anche autonomamente. C’è stato un tempo in cui cibarsi di libri, riviste e giornalini costituiva un autentico divertimento per bambini e adolescenti; io ero tra questi, incentivata sia dalla scuola che dalla famiglia. Scoprivamo presto che nella carta stampata c’erano storie e avventure in cui immergerci, informazioni per dissetare la nostra curiosità, parole sconosciute di cui appropriarci dopo averne compreso il significato. Il passaggio alla scrittura autonoma per me è stato facile: scrivevo diari personali, lettere, bigliettini, temi, poesie… Ricordo di aver partecipato con buoni risultati anche a qualche concorso proposto dalle mie insegnanti. Il talento della scrittura è poi emerso all’Istituto Magistrale, dove studiavo e traducevo il latino che senz’altro ha lasciato in me un’impronta indelebile. Ho continuato per tutta la vita a nutrire una passione per la lettura e i miei autori preferiti sono stati Virginia Woolf, Jacques Prévert, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, solo per citarne alcuni. Appena terminate le Magistrali, ho frequentato gli stage CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva) guidati dal prof. Cesare Godano, ex partigiano e pedagogista; alcuni di questi corsi erano dedicati alla lettura e alla scrittura; imparavo nuove tecniche come il testo libero del Freinet e partecipavo ad attività espressive ed artistiche di gruppo; quegli stage sono stati davvero un’esperienza culturale formativa ed aggregante per noi giovani insegnanti. Sempre in età giovanile ho aderito ad alcuni concorsi letterari locali come il Cinque Terre e il Città della Spezia, riuscendo  a classificarmi e a veder pubblicate le mie poesie in antologie.
Nei 42 anni di scuola ho cercato di insegnare al meglio la lingua italiana ai miei alunni, con particolare attenzione alla lettura autonoma, alla correttezza formale; ho incentivato al contempo l’espressione della propria originalità di pensiero, guidato i ragazzi anche nell’uso creativo della lingua, iscritti a concorsi di poesia e accompagnati alle premiazioni. La partecipazione ai concorsi nasce sempre, per me, dal bisogno di giudizio al mio far versi, di confronto con gli altri poeti e anche dalla curiosità di conoscere ambienti letterari differenti per trarne nuovi stimoli. Un’attività apparentemente non connessa alla poesia, a cui mi sono dedicata in età matura, lo yoga, mi ha insegnato ad ascoltare profondamente me stessa e a mantenere la concentrazione. Erano gli anni di Isole vicine (pubblicato nel 2018), silloge dedicata al nostro golfo e in particolare all’isola Palmaria dove penso di aver attuato una vera e propria meditazione sul paesaggio. Dalla pubblicazione del primo libro mi sono poi immersa in una miriade di poesie, trovate anche casualmente sui social media; se una poesia mi piace, tendo a condividerla, a farla conoscere per vedere se viene notata e apprezzata anche dalle altre persone. Nel 2020, in piena pandemia, è stata pubblicata la mia seconda raccolta poetica L’incanto dell’onda e nel 2024 la terza, Tutto merita un canto, con liriche suddivise per argomento in sette sezioni, arricchita in copertina e all’interno dalle opere di Nicola Perucca, artista molto conosciuto nella nostra città. Le sue immagini ben rispecchiano le mie tematiche preferite.

Che cosa rispondi al cinico quando denigra il Poeta che, ispirato dalla luna, ancóra le parla, medita, piange e sogna?

Risponderei al cinico di turno che i sentimenti sono alla base della poesia e dell’umanità; chi non sente e non sogna non è umano, dimostra aridità d’animo. Continuerò perciò, come tutti i poeti, a farmi ispirare dalla luna, dal sole, dal mare, dalla natura e dalle persone, instaurando un dialogo poetico con sensibilità ed empatia, come spesso mi accade. La connessione con la Natura permette di sentirci parte dell’Universo e trasmette energie benefiche, rigeneranti; questo non lo dico soltanto io, ma anche fior di scienziati e di grandi artisti…
Per essere chiara con il cinico, aggiungo che, da quell’Universo da me contemplato, scendo in Terra, aiuola che ci fa tanto feroci, ancor più conscia non solo della nostra finitudine, ma anche dei nostri errori. In alcune liriche di Tutto merita un canto si evidenzia la mia condanna contro chi resta passivo di fronte a guerre, eccidi, esodi.

Mentre scrivi versi e  ti viene naturale  attingere a piene mani dalla bellezza della lingua del Bel Paese dove ‘l sì suona, come usi e amalgami il lessico? Con quali finalità?

Nelle mie poesie il linguaggio deve risultare chiaro, immediato; non ricerco mai parole altisonanti o desuete o di difficile comprensione. Penso che la poesia sia un mezzo di comunicazione e pertanto deve essere accessibile, diretta. Se mai, a volte indugio sul suono, uso spesso allitterazioni, assonanze e suoni onomatopeici perché possono stupire e divertire. Altresì il lessico è sempre  legato al significato, al messaggio, all’ambientazione delle poesie e, pur restando volutamente semplice, rifugge dalla banalità, dalle frasi fatte, dagli stereotipi molto in voga nel linguaggio corrente. Basterebbe questo per definirlo “assolutamente ricercato”, nel senso di scegliere parole limpide e adamantine che siano armoniosa essenza di pensiero e sentimento.

Ricordi una frase inattesa, motivo d’orgoglio, rivolta alla tua Poesia e una fuori luogo, non rispondente al vero, che ha rivelato una lettura sommaria?

Daniela Feltrinelli

Da quando ho cominciato ad inviare le mie poesie, i miei libri ai concorsi e a partecipare ai reading, ho sempre ricevuto valutazioni e commenti positivi da studiosi di letteratura e accademici che mi hanno rassicurato, confermando la qualità dei miei scritti. In generale, mi piace molto sapere che le persone si ritrovano nelle mie parole, che sono riuscita a esprimere non solo il mio pensiero, ma anche quello altrui. E mi piace sollecitare domande, anzi credo che questa sia una delle funzioni del poeta nella società odierna. Al contrario mi ha infastidito sentirmi dire che le poesie di Isole vicine erano troppo circoscritte e legate al piccolo mondo del Golfo dei Poeti, mentre per me esso costituisce un punto di osservazione e di partenza che dilata sguardo e pensiero. Provate solo a contare quante volte compaiono le parole Orizzonte  e Universo…
Un’altra persona ha dichiarato che nelle poesie di Tutto merita un canto non ha trovato nulla di me, della Daniela reale. L’ho prontamente smentita leggendole seduta stante alcuni versi che mi riguardano da vicino, perché il contenuto e lo stile della mia poesia non si traducono in manierismo né in  finzione; io non mi atteggio, avverto percezioni interiori che trasferisco sul foglio. Io mi proietto con sincerità e generosità in tutto quello che scrivo, cerco di rappresentare la mia verità, dedicando anche attenzione ed empatia a certe situazioni di disagio e difficoltà vissute da altre persone, come emerge dalla sezione Distanze del mio ultimo libro. Non posso restare indifferente alle sofferenze dei miei simili.

Foto By MP Pozzi

Per quale motivo incontrare i giovani è per te un momento festoso e gratificante?

Direi per antica abitudine, avendo insegnato 42 anni nella scuola elementare. Nel rapporto con i più piccoli, per ciò che ho dato, ho ricevuto in regalo momenti d’intensa commozione. Ad esempio, mentre leggevo  ai bambini di prima elementare il romanzo per l’infanzia Cipì di Mario Lodi, loro, toccati nel profondo dalla narrazione, applaudivano e mi abbracciavano con slancio. Allora mi sono resa conto quanto sia importante lasciare un segno, “in-segnare” alle nuove generazioni. Spero di esserci riuscita e oggi desidero contribuire alla diffusione della poesia che, in sinergia con l’arte in generale, potrà essere terreno fertile di condivisione fra le diverse generazioni. Lo ripeto: i versi rappresentano un linguaggio potente. Insomma, per dirla con Roque Dalton, poeta e giornalista salvadoregno: Credo che il mondo è bello,  che la poesia è come il pane, di tutti.

Proprio nella bellezza d’una giornata di sole e  luce celestiale sul Golfo della Spezia, saluto Daniela che dona ai lettori due liriche aperte all’ascolto della Vita, fragranti come il pane, tratte dalla sua ultima raccolta TUTTO MERITA UN CANTO:

Ci lasciamo attraversare
Ci lasciamo attraversare
dai luoghi e dalla luce
in un angolo del mondo…
Restiamo immobili
per qualche istante
faccia al sole
spalle al muro
mentre l’ombra avanza
inesorabile…
Ma resistiamo, c’inondiamo di sole
come fosse miele
come se volessimo bere la luce…
Siamo corpi
materia nel vuoto dell’aria.
Cerchiamo un angolo nel mondo
dove essere vivi…
Per sentire la vita
restiamo in ascolto
tese le corde dell’anima
in attesa silente…

Tutto merita un canto
Tutto là fuori merita un canto…
Dai lecci antichi si levano ombre
e sul sentiero avanzano passi,
il mare si gonfia e si colora di schiuma…
Tutto intanto merita un canto…
Il piombo scuro dilaga nel cielo,
ma piove oro da squarci d’argento!
Specchi di luce cavalcano onde
e nel vento suoni e profumi e canti antichi…
Mentre tutto ancora merita un canto!
La roccia ferma e la terra che frana
i fiori tutti e i loro steli
la ginestra esplosa nel sole
e il papavero umile e fiero
l’iris diritto sul ciglio del fosso…
Tutto allora merita un canto!
Il tronco crollato, il muschio dei sassi
la calda pietra che ci accompagna
le case strette ed i muri vicini
e le vigne basse nella terra sdraiate…
Il tuo dolce sorriso col mio respiro
ed il canto terrestre delle ere perdute
e l’urlo muto di chi è già caduto
con il lamento di chi ci lascia…
Fiori bianchi per la strada in silenzio…
la saggezza muta dei nostri anziani,
la vita di ognuno e la morte di chiunque
altro.
Tutto, tutto davvero merita un canto!

Daniela Feltrinelli, nata e residente alla Spezia, poetessa, ex insegnante della scuola primaria. Ha pubblicato tre sillogi poetiche: Isole vicine, ed. Agorà&co 2018 e L’incanto dell’onda, ed. Helicon 2020 e Tutto merita un canto Ed. Termanini  2025. E’ iscritta a diversi circoli culturali e partecipa attivamente a reading e concorsi letterari. Considera la scrittura un potente mezzo di introspezione psicologica e di comunicazione interpersonale. E’ particolarmente sensibile ai temi dell’educazione, dell’ambiente e dei diritti umani. Ritiene la scrittura il luogo più idoneo e sicuro ove riporre idee, sentimenti ed emozioni.

MARISA VIGO nasce e risiede alla Spezia, frequenta il Liceo classico Lorenzo Costa, si laurea nel 1971 in Lettere classiche all’Università di Pisa con una tesi in epigrafia greca, discussa con l’esimio prof. Giuseppe Nenci, ordinario di Storia greca e romana, poi titolare della cattedra di Storia greca alla Scuola Normale. Avvia la sua carriera di docente nelle scuole medie superiori, ricoprendo per anni la funzione di  vicepreside e poi di preside. Come docente sostiene e inaugura una progettualità che unisce conoscenze e competenze, mettendo in contatto gli studenti con le attività produttive del territorio e la sua storia. Prepara convegni e corsi di aggiornamento per docenti, programma l’alternanza scuola-lavoro, riceve l’approvazione della Regione Liguria al corso post-diploma che consente occupazione a un numero selezionato di giovani meritevoli. Consigliere Comunale nel 1993 nella lista civica Democrazia e Solidarietà del dott. Renzo Tonelli, fondatore del Centro Vita per la prevenzione e la cura dei tumori. Dal 2013 – 2024: per tre anni giurata e per nove presidente di giuria del Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana. Critica letteraria, redige prefazioni e recensioni a opere di poesia, narrativa e saggistica

(Riproduzione Riservata)
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