“Al Teatro Civico della Spezia la satira politica torna protagonista, con l’energia e il talento della compagnia teatrale del Liceo Costa. In scena Le donne al parlamento, classico di Aristofane rivisitato con la regia di Claudia Foce.”
Pensate sia un tema attuale? …Eppure, affonda le sue radici nell’antica Grecia, sui testi di Aristofane, che potremmo definire il padre della satira politica. Una caratteristica particolare di Aristofane è il trattamento riservato alle donne: nelle Ecclesiazuse e Tesmoforiazuse si attesta su posizioni, per l’epoca, abbastanza femministe, anche se si tratta di un “femminismo burlesco e paradossale” contrapposto alla follia dei cittadini maschi impegnati in una guerra a oltranza che minava spirito e risorse di quel “ceto medio” rappresentato proprio dal nostro autore.
La commedia narra di un gruppo di donne, con a capo Prassagora, che decidono di tentare di convincere gli uomini a dar loro il controllo di Atene, perché in grado di governare meglio di loro, che stanno invece portando la città alla rovina. Le donne, camuffate da uomini, si insinuano nell’assemblea e votano il provvedimento, convincendo alcuni uomini a votare a favore, poiché era l’unica cosa che non fosse ancora stata provata.
Una volta al potere, le donne deliberano che tutti i possedimenti e il denaro vengano messi in comune per essere amministrati saggiamente dalle donne. Questo vale anche per i rapporti sessuali: le donne potranno andare a letto e fare figli con chiunque loro vogliano. Tuttavia, siccome questo potrebbe favorire le persone fisicamente belle, si decide anche che ogni uomo, prima di andare con una donna bella, sia tenuto ad andare con quelle brutte, e viceversa.
Queste delibere però creano una situazione assurda e paradossale: verso la fine della commedia, un giovane confuso e spaventato si ritrova conteso fra tre ripugnanti megere che litigano per assicurarsi i suoi favori. La commedia si chiude, infine, con un grande banchetto a cui partecipa tutta la cittadinanza.
Abbiamo intervistato la regista, professoressa Claudia Foce:
Come nasce il progetto teatrale del liceo Costa?
«La dimensione teatro, nel nostro liceo, ha una tradizione quarantennale, quando sono entrata a far parte del corpo docenti, circa trent’anni fa, c’era già il teatro ed è tradizione che i nostri ragazzi, facenti parte di tutte le classi, si impegnino a preparare ogni anno uno spettacolo che, all’inizio può sembrare avulso dalla concreta realtà di oggi, ma poi, contestualizzandolo si scopre essere potentemente attuale. Per i nostri ragazzi è un grande esercizio di studio, ma anche di introspezione profonda: attraverso la cultura greca rileggono la realtà di oggi e ne scoprono chiavi di lettura inedite, inesplorate, pronte ad essere incarnate proprio da loro, dal loro impegno non solo come studenti, ma proprio come interpreti che hanno bisogno di vestire ciò che stanno recitando.»
Questa esperienza teatrale finisce con il liceo, oppure i Vostri ragazzi continuano a vivere lo spettacolo come forma di crescita personale?
«Il teatro ci offre grandi soddisfazioni, sia come docenti che come persone che vedono sbocciare e crescere dei giovani alunni che, magari, sono timidi, impacciati, insicuri, e salire sul palco, confrontarsi con un pubblico e riuscire a farsi ascoltare dal pubblico stesso, diventa crescita umana importante. Ci sono ragazzi che continuano l’esperienza teatrale anche oltre il Liceo Costa e prestano il loro servizio anche a noi: un anno abbiamo avuto bisogno di qualcuno che sostituisse un giovane con una parte importante, abbiamo chiesto ad un ex alunno ed è venuto con gioia. Questa è una grande soddisfazione anche umana. Per fare solo alcuni nomi di nostri attori che hanno continuato nel mondo dello spettacolo: Chiara Vergassola fa Musical frequentando il corso di Arte, musica e spettacolo. Guido Dazzini che fa il cantante lirico cominciando il teatro con me e portando in scena Socrate tra le nuvole. Matteo Piccinin, dopo il DAMS, ha proseguito il suo percorso nel mondo dello spettacolo. Ferla Agnese, uscita dal liceo lo scorso anno si sta già affermando nel settore. Infine, Laura Martinelli, insieme a Paolo Asti porterà in scena, in prima assoluta, uno spettacolo al teatro Impavidi di Sarzana.»
La Commedia di Aristofane è una delle ultime composte, ci sono tratti che avete dovuto rifare, cose da riequilibrare, oppure siete riusciti a renderla integralmente?
«Abbiamo lavorato con i ragazzi per rendere attuale il testo pur conservandone tutto lo spirito originario. Il problema che si pone oggi, davanti ad una commedia greca, sono anche le parti musicate che noi non possediamo più, si rischia di avere scene slegate tra di loro o battute che, recitate nel pieno rispetto della lingua greca, oggi non avrebbero più nessun impatto, quindi si lavora per mettere insieme, ricreare un clima che sia coerente con l’opera ma comprensibile oggi. Per far questo ci siamo anche affidati a musiche moderne: si comincia con Gaber, Marcella Bella, la Carrà, ci saranno anche intermezzi musicali di lira, per rimarcare il contesto greco antico, ma la musica moderna, la musica leggera contemporanea, riesce a farci rafforzare l’aspetto di commedia.»
A questo proposito, particolarmente interessante l’inizio affidato a Gaber: Le parole definiscono il mondo. Il mondo gira e le parole stanno ferme.
Questo teatro ha una sua costumista nella persona Monica Baglietto. Per la scenografia?
«Il nostro teatro è tutto amatoriale, io sono costumista in quanto mi definisco una sarta amatoriale ed ho cominciato a seguire questo progetto quando anche mio figlio faceva parte dei giovani attori. Viaggio sempre con il mio beauty case delle necessità (viene da pensare alla stanza delle necessità di Herry Potter), come amo definirlo io: spillatrice, metro da sarta, spilli, forbicine, tutto quello che può servire per interventi anche estemporanei. Ci sono sempre dei piccoli ritocchi da dover apportare anche durante lo spettacolo vero e proprio. Tutto il resto della scenografia è creato molto artigianalmente da me e dai ragazzi, anche questo aspetto di “lavoro manuale” fa parte dell’essere teatranti.»
Altra docente protagonista di questa avventura teatrale è Fabiola Lorusso, la quale ci fa notare un aspetto molto interessante:
«Importante sottolineare che questi giovani, oltre ad essere studenti impegnati, qualcuno di loro affronterà la Maturità proprio tra pochi giorni, sono anche presenti nel tessuto sociale al di fuori dei confini scolastici. La protagonista, per esempio, è una vogatrice nel Portovenere. Un’altra è una bagnina a Porto Lotti e ognuno di loro vive intensamente il contesto cittadino in modo attivo. Questo li porta ad essere anche più consapevoli di quanto portano in scena. Anche qui, in questo gruppo teatrale, tante giovani donne che vogliono interagire, costruire, la società di domani.» vuoi una versione alternativa del titolo con un tono più divulgativo o istituzionale.
