
Alessandro Camaiora, la battaglia finale di un guerriero generoso.
Si è spento nella notte del 18 luglio, mentre a Sarzana si era appena chiusa la presentazione del suo ultimo libro. Un addio discreto, coerente, coraggioso. E un’eredità che ci riguarda.
Fino a pochi giorni fa non conoscevo Alessandro Camaiora. L’ho incontrato, indirettamente, attraverso un articolo della professoressa Adriana Beverini da pubblicare su SpeziaMirror in occasione della presentazione del terzo libro della saga fantasy dal titolo Indaco e cremisi – Il sigillo dei mondi, tenutasi ieri, 18 luglio, a Sarzana.
Nel leggerlo, ho intuito subito che stavo conoscendo una persona fuori dal comune. Non solo un autore fantasy – genere che confesso non essere tra le mie letture abituali – ma un uomo con una storia intensa, una lunga carriera nella Marina militare, e soprattutto una forza interiore che mi lasciava senza parole.
Alessandro combatteva da anni contro un tumore, da lui soprannominato con ironia e determinazione “il mostrillo”. E proprio quella battaglia, portata avanti con dignità e visione, mi ha colpito. Aveva deciso di non chiudersi nel dolore, ma di trasformarlo in racconto, in reazione creativa, in gesto d’amore per gli altri. I proventi della sua trilogia Indaco e Cremisi, infatti, sono stati destinati all’acquisto di strumenti e macchinari per il reparto di Oncologia dell’ospedale della Spezia. Un modo concreto per aiutare chi si trova ad affrontare, come lui, il “mostrillo”.
La presentazione del libro, organizzata con cura ma già segnata dall’impossibilità dell’autore di presenziare, è andata avanti lo stesso. E mentre i presenti si raccoglievano con commozione attorno alla sua voce assente ma potente, Alessandro Camaiora è morto verso mezzanotte, proprio mentre si spegnevano le luci del parco dell’Hotel Santa Caterina, lì dove pochi minuti prima amici, colleghi, lettori e familiari avevano celebrato la sua ultima creazione.
In molti hanno parlato durante la serata: la moglie – con parole dolci e ferme, fra le lacrime e un sorriso che lui avrebbe apprezzato – il medico che lo ha seguito in questi anni difficili, Lucilla Del Santo che ha curato l’evento, e il vicepresidente dell’associazione dei Fari, che ha mostrato al pubblico la “tartana” – la spada simbolica dell’alter ego letterario di Camaiora, Karato – ricevuta da Alessandro stesso come ideale testimone della battaglia contro la morte. Un gesto simbolico che ha commosso tutti. Applausi, abbracci, anche qualche risata: perché “lui avrebbe voluto così”, ha detto la moglie.
Ma il momento più toccante, per me, è stato quello legato alla frase che Camaiora ci aveva chiesto, solo poche ore prima, di inserire all’ultimo momento nell’articolo che stavo pubblicando. Un saluto. Un appello. Un messaggio lasciato in eredità:
“Alessandro Camaiora, qualora ‘il mostrillo’ venerdì non gli permetterà di farlo personalmente, ringrazia Paolo Carnovalini di Grafiche Peruzzo che ha stampato il libro e ricorda che per combattere i tumori c’è bisogno di uno scudo: l’aiuto di tutti noi. Possiamo farlo acquistando il libro, perché il ricavato delle vendite servirà a un progetto di vita per la scienza nella lotta contro questo male.”
Era il suo modo per esserci, per non arrendersi, per continuare anche senza voce. Una sorta di testamento morale che oggi, il giorno dopo, assume un peso straordinario. Non è più soltanto la frase di chi teme di non poter essere presente. È la parola definitiva di un uomo che ha scelto come morire: in coerenza con il suo messaggio, con il suo impegno, con la sua narrazione.
Ci sono morti che accadono per caso. E poi ci sono quelle che sembrano concludere una battaglia. Penso a Enrico Berlinguer, al suo ultimo comizio. Penso a Papa Francesco, che ha voluto apparire comunque alla finestra la domenica di Pasqua per esortare alla pace. E penso ad Alessandro Camaiora, che ha voluto che quella presentazione avvenisse, che quel libro arrivasse, che quel messaggio passasse.
Indaco e cremisi: la nuova avventura avventura fantasy di Alessandro Camaiora a Sarzana.
Alessandro Camaiora: è nato a Firenze il 18 maggio 1956. Dopo la maturità nautica conseguita nel 1975 all’Istituto Nazzario Sauro della Spezia, è entrato in Accademia Navale intraprendendo una brillante carriera nella Marina Militare. Laureato in Scienze Marittime e Navali, ha frequentato la Scuola di Guerra e si è specializzato in Idrografia. È stato il primo italiano a ottenere la firma di Idrografo di Classe A riconosciuta dall’International Hydrographic Bureau.
Tra gli incarichi più rilevanti:
- Comandante di Nave Pioppo e Nave Magnaghi
- Vice Comandante di Maribase Taranto
- Direttore del Museo Tecnico Navale della Spezia
- Insegnante in Accademia Navale
- Partecipante alla Nona Spedizione Italiana in Antartide
Camaiora è Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, ha ricevuto la Medaglia Mauriziana, diverse onorificenze NATO e medaglie per la ricerca scientifica e la lunga navigazione. Nel 2015 ha contribuito a fondare l’associazione “Il Mondo dei Fari – ETS” di cui oggi è primo consigliere. Sposato con Giuliana Albano dal 1979, è padre di Federico e “papà adottivo” del suo inseparabile cane Brio, che lo accompagna nelle sue avventure e – ora – anche nelle sue storie.
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