RIAPRE AI VISITATORI L’ANTICO MULINO DI MANAROLA
Storia e tradizione del Mulino di Piè de Campu, cuore antico di Manarola
Riapre al pubblico, il primo e tutti i sabati di maggio dalle ore 10,00 alle ore 13,00, l’antico mulino di Piè de Campu a Manarola (SP), nelle Cinque Terre. Sarà possibile ammirarlo anche con visite guidate in italiano, inglese e francese. Dalla documentazione reperita, in particolare da una carata (a Genova erano così anticamente indicati sia la stima dei beni stabili ai fini fiscali sia il libro dove si annotava l’imposta accertata), si deduce la presenza dell’antico mulino ad acqua a Piè de Campu dal 1643 e con la sua derivazione dal canale Groppo è descritto anche nella Mappa del Vinzoni del 1776, rimasto attivo fino al 1963, poi recuperato dall’associazione “Radici” di Manarola nel 2019 e reso fruibile ai visitatori e dal 2020 è sottoposto a vincolo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.
Dalla ruota vitruviana alla funzione sociale: il mulino come centro di vita comunitaria
Il mulino storico (sia ad acqua che a vento), nelle sue espressioni più complete, rappresenta uno dei più grandi traguardi nelle invenzioni dell’umanità, non solo dell’antichità, ma anche e soprattutto dell’età medievale e moderna, esso rappresentò la prima fonte in assoluto d’energia che non dipendesse né dalla forza umana né da quella animale. I meccanismi di trasmissione che portavano alla macinazione antica funzionavano con la forza del vento, oppure quelli ad acqua, i quali possono in sostanza essere ridotti a due diverse modalità principali: 1) il mulino può essere azionato da una ruota d’acqua disposta orizzontalmente; 2) il mulino può essere mosso da una ruota d’acqua disposta verticalmente, dando luogo al mulino ad acqua più comunemente immaginato, detto anche “vitruviano”. Tra queste invenzioni possiamo inserire a pieno titolo il Mulino di Piè de Campu a Manarola, ed essendo stato un mulino ad acqua con ruota verticale rientra quindi nel tipo “vitruviano”. L’invenzione del mulino a ruota d’acqua verticale è avvenuta attraverso successivi passaggi e modifiche di ruote utilizzate in gran parte per l’irrigazione (come avveniva soprattutto in Egitto). Tuttavia è probabile che la sua diffusione sia avvenuta per gradi, prima nei regni con termini di cultura ellenistica e poi nelle rimanenti terre del mondo romano.
L’antico mulino di Piè de Campu, assume la forma attuale negli anni venti del secolo scorso, quando Giuseppe Barani, originario di Manarola, ritorna dal Cile con il denaro sufficiente per l’acquisto del mulino ed opera alcuni lavori di miglioramento. La struttura oggi visibile a Manarola, con le sue due macine, una per i grani, l’altra per le olive, il grande torchio per la spremitura delle olive, ma la ruola esterna è andata distrutta, con l’intenzione dell’Associazione “Radici” di recuperarla. All’inizio del secolo scorso, i mulini a Manarola erano 5, ogni rione aveva il suo, i clienti erano sempre gli stessi, fidelizzati, diremmo oggi, i mulini erano come le parrocchie, ognuno frequentava il suo. D’altronde c’era un po’ di campanilismo tra un rione e l’altro, i ragazzi di un rione difficilmente andavano a giocare con quelli di un altro rione, come succedeva nei quartieri delle città. Un antico proverbio infatti dice “Chi cambia mugnaio, cambia ladro.” Siccome vi erano tempi lunghi di attesa per la spremitura delle olive e la macina dei grani, gli avventori si scambiavano opinioni, tecniche di coltivazione, notizie di attualità, gli anziani raccontavano delle storie ai ragazzi che si radunavano loro intorno. Quindi oltre a svolgere la sua funzione produttiva, l’antico mulino aveva una funzione aggregativa, di socializzazione, di centro di cultura popolare e laica. Il mulino insomma era un posto speciale “Sto così bene nel mio mulino! È proprio l’angolo che cercavo, un piccolo angolo profumato e caldo, distante mille leghe dai giornali, dalle carrozze, dalla nebbia!” racconta nel 1870 Alphonse Daudet, nel suo libro “Lettere dal mio mulino”.

Visite guidate per riscoprire un patrimonio autentico delle Cinque Terre
Oltre ad ammirare gli antichi meccanismi e i vari oggetti esposti per la lavorazione dei grani e delle olive, la visita al mulino rappresenta la scoperta dei modi di vita delle genti delle Cinque Terre prima dell’avvento della modernità e del seguente afflusso turistico che ha stravolto lo stile di vita di quelle popolazioni.
Per informazioni e prenotazioni delle visite fuori dall’orario di apertura Tel. 347.9438062 – 335.5219091
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