Il nuovo libro di Patrizia Fiaschi: Aprile è una promessa.
Sarajevo 1985. Goran, ingegnere, e Olga, medico, diventano genitori di Zlata. L’assedio del ’92 costringe Goran a fingersi cecchino per proteggere i propri affetti e Olga in corsia, testimone del dolore di una città isolata. Milano 1994. Margherita, fotoreporter, e Guido, vice commissario, accolgono Zlata in un programma di affido internazionale al quale collabora Marta, esponente dell’Organizzazione che ha visto Gino Strada a Sarajevo come chirurgo di guerra. Marta e Margherita assumeranno un ruolo determinante nella vita di Zlata, mentre Olga sarà colta da un dramma che trascina il lettore in un turbinio di emozioni. La storia di una bambina alla quale è stata rubata l’infanzia in un romanzo di salvezza che restituisce la possibilità di sperare in una rinascita, come in un aprile prodigo di promesse.
L’intervista all’autrice
Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare l’autrice per farci raccontare in prima persona come nasce questo testo.
Perché questo titolo?
“Aprile é una promessa” nasce da un’attenta ricerca storica sul periodo che intercorre tra il termine della dittatura di Tito nella ex Jugoslavia e gli anni successivi alla fine dell’assedio di Sarajevo, il più cruento e lungo del ‘900. Molti avvenimenti significativi dell’escalation serba nei confronti di quella che fu la Gerusalemme d’Europa, incontrano il mese d’aprile come data. Un fatto tra tutti, l’inizio dell’assedio che coincide con l’uccisione di alcuni manifestanti per mano di tiratori dall’hotel Holiday Inn, avvenne il 5 aprile 1992.
La storia di Zlata, una ragazzina costretta a diventare suo malgrado adulta sotto le granate e i tiri incrociati dei cecchini, incontra quella della sua città: un compleanno che non potrà essere festeggiato e una promessa: tornare a vivere in una Sarajevo libera.
Al Boreland giornalista e naturalista statunitense scrisse: aprile é una promessa che maggio è costretto a mantenere. In questa citazione é racchiuso il senso di questo romanzo che sprigiona forza e resilienza, nonostante il dolore delle persone che quel dramma hanno vissuto.
Nella tua produzione ti ispiri sempre al filone storico?
La storia è sicuramente per me disciplina interessante, é rigore e insieme opportunità di lettura e comprensione di fatti e accadimenti che rivelano il passato e che se studiati con curiosità, forniscono agganci e motivazioni nella comprensione del presente.
Nello specifico mia prerogativa è scrivere di vicende storiche accadute nel ‘900 e continuerò a farlo indagando altri periodi che risultano ancora poco chiari o che rischiano di cadere nell’oblio.
Qual è il tuo personaggio preferito?
In questo romanzo prendono vita, come nei precedenti, donne e uomini capaci di muoversi in tempi difficili e tra le avversità. Il personaggio che ho cercato di costruire con spessore emotivo e caratteristiche umane reali, contraddizioni e forza é Goran, il padre di Zlata. Serbo approdato nella Bosnia libera di fine anni ‘80 tiene in mano il filo conduttore del romanzo, ne determina il senso superando se stesso attraverso un riscatto umano che lo porta da una condizione iniziale di clandestino al mettersi a disposizione della causa per restituire a quella che è diventata la sua famiglia, una Sarajevo libera.
Quale Sarajevo racconti?
Racconto una città straordinaria dove, prima del conflitto, si viveva in armonia. Un luogo di rara bellezza architettonica dove lo stile ottomano e quello asburgico si sono sovrapposti nel tempo dando origine a un esempio unico di armonia. Sarajevo nel 1984 accolse i giochi olimpici invernali e quello fu l’evento che la consacrò come città che aspirava all’Occidente. L’assedio, secondo il disegno serbo, doveva riportarla alle origini, fulcro della grande Serbia. Nulla in realtà tornerà a essere come prima. Le ferite, le lacerazioni tra etnie e religioni non si risaneranno più.
La piccola Zlata è l’emblema di questa città che giace su una conca, attraversata dalla Miliaka, un fiume dalle acque brunite e salmastre, una città circondata dalle Alpi Dinariche, le montagne dalle quali i cecchini faranno fuoco e le granate pioveranno causando più di diecimila vittime, tra queste 1600 bambini.
Quale messaggio lascia questo romanzo a distanza di trent’anni dalla fine dell’assedio?
Ho dedicato questo mio lavoro alle prime vittime di guerra, le più fragili: i bambini.
Le guerre sono tutte uguali, differiscono solo per tecnologia e geografia, per il resto perpetuano l’idiozia umana in nome di interessi e bramosie di potere. I recenti fatti che hanno riaperto i dubbi e riacceso il desiderio di verità circa i cecchini italiani in Bosnia, rendono questo mio lavoro di grande attualità. Molte sono le richieste di scuole e istituti per proporre queste riflessioni ai più giovani, poiché i ragazzi hanno pieno diritto di conoscere e non dimenticare i momenti più bui della storia recente, quella che ci ha consegnato al tempo delle incertezze e dell’indifferenza.
Sullo scenario di due città così diverse, che si alternano movimentando le vicende dei protagonisti, Olga sarà colta da un dramma umano capace di trascinare il lettore fino all’ultima pagina, in un turbinio di impressioni e riflessioni purtroppo ancora attuali.
La storia di due madri, una naturale l’altra adottiva, due donne diverse unite dal destino, la storia di una bambina alla quale è stata rubata l’infanzia, è anche la storia di tutti noi, poiché questo è un romanzo storico e insieme contemporaneo, di guerra e di salvezza. L’assedio di Sarajevo diventa l’assedio di ogni personaggio di questa narrazione emozionale che porta in scena gente comune scaraventandola nella Storia, in attesa che il tempo nel suo fluire e la natura nei suoi ritorni restituiscano una parvenza di vita e di umanità.
Un romanzo di forte impegno etico, una storia potente e dolorosa che capitola all’alba del nuovo millennio restituendo la possibilità di sperare ancora e sempre in una rinascita, come in un aprile pieno di promesse.
PATRIZIA FIASCHI
(La Spezia 1965). Docente, ha coordinato circoli lettura per LaAV, fondato il blog “Raccoglimi un libro” e curato la direzione artistica del Festival Romanzo Storico Città di Massa. Ha pubblicato per il Seme Bianco Racconti di sale e di nebbia (2019) e Un giorno nuovo (2021). Il vento sull’erba (Castelvecchi 2022) riceve i premi San Domenichino e Città di Sarzana e viene selezionato al Premio Città di Como. Brani delle sue opere figurano in antologie di narrativa contemporanea.
By Erika Pisacco

