Da Diletta Bufo riceviamo e volentieri pubblichiamo:
I “Grandi & fanti” di Riomaggiore conquistano il primo premio al Festival “San Giorgio” di Albenga con “Munteneigru”, un brano che racconta fede, mare e identità ligure attraverso la forza della musica e del dialetto.
Non è soltanto un succeesso musicale. È il riconoscimento di un modo di intendere la comunità, le radici e il futuro. I “Grandi & fanti” di Riomaggiore hanno conquistato il primo premio alla 25ª edizione del Festival “San Giorgio” della canzone in lingua ligure, andato in scena sabato 13 giugno ad Albenga, portando sul palco il brano “Munteneigru” (testo e traduzione:Testo e traduzione Munteneigru Grandi & fanti), dedicato al Santuario di Montenero e alla profonda devozione per la Madonna, che da sempre accompagna la vita del borgo.
Dietro il successo c’è molto più di una bella esibizione. C’è il valore di una tradizione che continua a essere tramandata attraverso la musica, il dialetto e il piacere dello stare insieme. Dal 2014 il gruppo partecipa con costanza al Festival, diventato negli anni un appuntamento irrinunciabile per chi crede che il patrimonio culturale ligure vada custodito.
A dare voce e suono a questo messaggio sono stati per i “Grandi & fanti” nove musicisti che rappresentano, essi stessi, un ponte tra generazioni. Sul palco sono saliti Francesco e Anna Buttà alle voci, Maurizio Fazioli alla chitarra elettrica, Simone Carrodano al basso – autore del testo e della musica – Rudy Greco alla batteria, Lorenzo Pintus e Chiara Giacchetti alle tastiere, Martina Bonfiglio alla chitarra folk e Alice Bonfiglio alla chitarra classica. La più giovane del gruppo ha appena 16 anni: un dettaglio che conferma come la tradizione possa continuare a rinnovarsi senza perdere la propria autenticità.
Ad Albenga, a fare il tifo per i finalisti, è arrivata una folta rappresentanza di Riomaggiore, capeggiata dalla vicesindaca Vittoria Capellini. Amici e sostenitori hanno raggiunto la città a bordo di un pulmino messo gratuitamente a disposizione dal Comune, a testimonianza di quanto l’intero paese senta proprio questo progetto.
Tra i protagonisti, Francesco Buttà, una delle anime della band. Maestro d’ascia di Cisita, Buttà incarna perfettamente quel legame tra mare, tradizione e solidarietà che attraversa tutta la storia dei “Grandi & fanti”. È lui ad avere restaurato “Nella”, la barca decana del Palio del Golfo, coinvolgendo in questo prezioso lavoro quattordici richiedenti asilo, ospiti di Caritas diocesana: un’esperienza che ha saputo unire il recupero di un mestiere antico con l’integrazione.
Lo stesso spirito caratterizza il Festival “San Giorgio”, dove la competizione lascia spazio alla condivisione. «La cosa bella del festival è il terzo tempo – ha raccontato Francesco Buttà – quando cala il sipario, si ride e si chiacchiera fino a notte fonda. Si stringono amicizie, si scoprono i dialetti delle altre località e ci si conosce davvero». Non a caso, il gruppo ha scelto di essere presente anche per sostenere un giovane rimasto recentemente orfano di entrambi i genitori: la madre ha revisionato il testo di “Munteneigru” ed è stata ricordata con affetto e gratitudine durante la serata.
In un’epoca in cui le parlate locali rischiano di scomparire, iniziative come questa dimostrano che il dialetto può essere ancora una lingua viva, capace di raccontare l’identità di un territorio. Non un ricordo da conservare sotto vetro, ma uno strumento per creare relazioni.
Alla manifestazione hanno partecipato anche don Mattia Bettinelli, parroco di San Giorgio Martire, e il consigliere regionale Angelo Vaccarezza. A valutare le esibizioni è stata una giuria composta da professionisti del mondo dello spettacolo, presieduta da Michele, simbolo dei favolosi anni Sessanta. La conduzione è stata affidata al direttore artistico Silvia Bazzano, figlia del compianto ideatore del Festival Elmo Bazzano, e allo speaker ufficiale del Genoa Andrea Carretti.
Il successo dei “Grandi & fanti” va oltre il trofeo conquistato ad Albenga. È la dimostrazione che il mare continua a essere una scuola di vita, che i dialetti sanno ancora emozionare e che stare insieme, cantare e raccontare resta i modi più autentici per custodire una comunità. Perché le tradizioni non vivono nei libri o nei musei: continuano a esistere ogni volta che qualcuno sceglie di tramandarle con passione, aprendole agli altri e facendone uno strumento di incontro.
By Diletta Bufo
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