Era il 15 aprile del 2023. Varie associazioni ambientaliste si erano date appuntamento, prima a Portovenere poi alla Palmaria, per opporsi alle autorizzazioni concesse dal Comune di Portovenere per la realizzazione di uno stabilimento balneare con piscina sull’isola Palmaria oggi entrato nell’inchiesta giudiziaria ligure. Era stato improvvisato un corteo ricco di coreografie, di suoni e colori che dal Comune raggiungeva il battello proveniente da Spezia per poi sbarcare sull’isola fino al cantiere appena recintato.
Proprio in quelle ore giungeva la notizia che i carabinieri avevano apposto i sigilli al cantiere balneare per presunta decorrenza dei termini di avvio lavori. Ai presenti sembrava che quella mobilitazione, preceduta da tante altre iniziative pubbliche avesse avuto un effetto insperato mettendo in difficoltà uno dei primi progetti del Masterplan voluto da Toti e Cozzani. Come prevedibile, in sede di tribunale del riesame, Raffaele Paletti, amministratore delegato della Società Palmaria Experience, ottenne dopo poco tempo il dissequestro con avvio dei lavori.
Quel giorno, almeno per poche ore, rimase l’illusione che l’isola si potesse ancora salvare dalla folle speculazione rappresentata dal Masterplan e dalla cocciuta determinazione dell’allora Sindaco di usare tutte le armi amministrative a disposizione per realizzare i progetti del piano, in particolare quello riferito allo stabilimento in costruzione. Nessuno allora poteva immaginare quanto sia emerso in questi giorni: l’ordinanza, da parte del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale spezzino, di misure cautelari personali a carico dell’allora Sindaco Cozzani e altri e il decreto di sequestro preventivo del cantiere balneare contestato. Oggi non siamo di fronte a un banale vizio di forma per una data di apertura lavori sbagliata ma a qualcosa di molto grave con seria rilevanza penale, certamente da accertare in sede giudiziaria, ma già configurabile come condotta politica inopportuna reiterata da un amministratore pubblico che mai dovrebbe interagire con chi è destinatario di provvedimenti amministrativi a lui favorevoli così venendo meno ai suoi doveri di fedeltà, onestà, imparzialità che la funzione pretende.
Le foto allegate che documentano quel giorno testimoniano che le associazioni ambientaliste e i cittadini avevano provato ad opporsi alla privatizzazione di un bene pubblico di alto valore naturalistico tentando tutte le strade a loro disposizione compresi esposti, ricorsi amministrativi e audizioni a Bruxelles; pur nutrendo dubbi e sospetti non potevano neanche immaginare quanta malafede, avidità e disprezzo per una comunità e un territorio che è persino patrimonio Unesco sia emerso oggi dalle carte dei giudici.
