Museo Lia, trent’anni che pesano poco davanti ai secoli che custodisce. Presentato il programma del 2026
Trent’anni possono sembrare un traguardo importante per un museo. Ma al cospetto delle tavole trecentesche, delle sculture classiche, dei maestri del Rinascimento che popolano il Museo Civico “Amedeo Lia”, l’anniversario sembra quasi un pretesto. Un soffio, se confrontato con gli otto secoli di storia che il Lia conserva e racconta ogni giorno. Proprio da questo paradosso — la giovinezza del museo e l’età antica della sua anima — muove il programma del trentennale presentato questa mattina in conferenza stampa.
Accanto al Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, erano presenti la dirigente ai Servizi Culturali Rosanna Ghirri, il direttore del museo Andrea Marmori e Sara Bruschi, responsabile del Sistema Bibliotecario Urbano. A loro il compito di svelare le iniziative che accompagneranno tutto il 2026: un anno pensato per celebrare, rinnovare e rilanciare uno dei cuori culturali della città che è stato inaugurato il 3 dicembre 1996 a seguito della preziosa donazione fatta dal collezionista d’arte Amedeo Lia.

«Il trentennale del Museo Lia non è solo un anniversario — ha dichiarato Peracchini — ma l’occasione per ribadire il nostro impegno a investire nella cultura come motore di crescita, innovazione e identità. Il Lia è un patrimonio straordinario, frutto della generosità di Amedeo Lia e simbolo di una collezione unica nel panorama italiano ed europeo; un luogo in cui la storia dell’arte dialoga da sempre con la nostra comunità. Il Sindaco si è soffermato a lungo sul progetto che darà il tono al 2026: la grande mostra “Doppi Dialoghi. Capolavori del Museo Lia ⇄ Ozmo”, in programma da giugno a novembre. «Un confronto creativo — ha detto — che valorizza il passato, lo rende vivo e ne rinnova il significato attraverso le sensibilità artistiche attuali.».
Dunque l’artista urbano OZMO, nome di punta della scena internazionale, tornerà protagonista alla Spezia dopo aver creato il murales che domina la Galleria Quintino Sella di Via Prione. Affiancherà quattro tele inedite ad altrettanti capolavori della collezione Lia. Sarà un gioco a specchio tra linguaggi: l’autoritratto, il mito, la metamorfosi, la scultura classica. Un percorso che, nelle intenzioni del museo, offrirà ai visitatori una doppia lettura del patrimonio: quella storica e quella contemporanea, intrecciate nello stesso spazio visivo. Al termine della mostra, le opere di OZMO diventeranno patrimonio civico mediante acquisizione, consolidando un dialogo destinato a durare.

Le opere prescelte per questo affiancamento sono le seguenti:
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Autoritratto di Jacopo da Pontormo (c. 1520) ↔ nuova tela dedicata all’autorappresentazione
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Nascita di Adone di Sebastiano del Piombo (c. 1510) ↔ nuova tela sul mito e la metamorfosi
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San Martino dona il mantello al povero (attribuito a Raffaello, 1505–1510) ↔ rilettura contemporanea
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Testa di Apollo in marmo greco-romano ↔ nuova tela dedicata alla scultura classica
Ma il trentennale non si esaurisce con questo progetto dedicato a OZMO. C’è molto di più. Ci riferiamo a Lia Next. Peracchini l’ha definito «il progetto che porterà il museo oltre se stesso». E’ è la trasformazione dell’ex Infopoint e di parte della Biblioteca di Storia dell’Arte e Archeologia “G. Marmori” in spazi dedicati alla formazione, alla divulgazione e alla sperimentazione visiva. Quindi un museo «…capace di parlare alle nuove generazioni, di accogliere pubblici diversi e di essere un punto di riferimento culturale sempre più dinamico, aperto e accessibile con una visione chiara: investire nella cultura significa investire nella nostra comunità, nella sua capacità di immaginare il futuro a partire dalla bellezza e dal sapere.»

Il progetto include quindi un ripensamento dell’ingresso: nuovi lampadari, un desk rinnovato, un bookshop ridisegnato e vetrate che permetteranno finalmente uno sguardo immediato verso la Sala 1. Segni tangibili di una trasformazione che ambisce a rendere il museo più accogliente e riconoscibile.
Dietro questo grande cantiere culturale rimane la sostanza del Lia: una collezione di oltre mille opere che attraversano un millennio, dai fondi oro ai primitivi, dai fiamminghi ai veneziani, dai bronzi alle miniature, dalle nature morte del Seicento agli oggetti d’arte raccolti nel convento seicentesco di San Francesco di Paola. Una raccolta che lo stesso Federico Zeri, da sempre vicino ad Amedeo Lia considerava tra le più prestigiose d’Europa per qualità e rarità.
Il 2026, assicura il Sindaco porterà ulteriori iniziative ancora da svelare che riguarderanno la Palazzina delle Arti, intitolata a Lucio Roberto Rosaia, che da Ufficio di Igiene è diventato sede di mostre temporanee, del Museo del Sigillo oltre che della Biblioteca Speciale di Arte e Archeologia. E’ prevista una nuova ristrutturazione per rendere più fruibile il complesso museale dando respiro agli spazi dedicati al Fossati.
Approfondimenti
LIA NEXT è il nuovo spazio del museo Lia dedicato alla divulgazione, alla formazione e alla sperimentazione visiva. nato per ampliare le funzioni del museo e aprirsi a pubblici nuovi e diversi, lianext propone percorsi tra arte, tecnologia e didattica, in un ambiente accessibile e immersivo. L’obiettivo è trasformare il museo in un luogo vivo e narrante, in grado di accogliere cicli tematici, mostre multimediali, esperienze visive su grandi autori o collezioni civiche, e di rendere accessibile anche il patrimonio non esposto. La sala immersiva diventa così una porta sensibile sul sistema museale spezzino, uno spazio dove arte e tecnologia dialogano, preparando il visitatore a un’esperienza di scoperta attiva. SALA IMMERSIVA Uno spazio esperienziale a carattere narrativo, emozionale e multisensoriale per coinvolgere il visitatore attraverso il linguaggio visivo e immersivo, oggi riconosciuto come strumento privilegiato di mediazione culturale, capace di attrarre sia il pubblico generalista che le fasce più giovani. SALA ACCOGLIENZA Il primo ambiente sarà configurato come stanza per accogliere le persone e informarle sui contenuti di LIA NEXT attraverso un totem dedicato
OZMO Gionata Gesi, in arte OZMO, è appena tornato da New York in cui ha concluso un’installazione sulla facciata dell’Istituto Culturale Italiano prospiciente il Consolato Italiano. Vive attualmente a Parigi ma la sua formazione è nel contesto dell’underground toscano e all’Accademia Italiana di Belle Arti di Firenze. OZMO è un artista italiano che ha segnato il mondo dell’arte urbana e contemporanea con il suo approccio innovativo e multidisciplinare, dalla fine degli anni Novanta inizio anni Duemila. Considerato un pioniere dei Graffiti e della Street Art, il suo lavoro si estende ben oltre queste discipline, combinando pratiche e tecniche diverse, come il disegno, la pittura, i grandi murales e le installazioni con medium e stili eterogenei. Nel corso della sua carriera, OZMO ha realizzato numerosi interventi di wall-painting nelle più importanti capitali dell’arte contemporanea e urbana in Italia e all’estero accreditandosi come uno dei principali esponenti nel mondo dell’arte pubblica monumentale ben oltre i confini europei. OZMO è presente nella prestigiosa Enciclopedia Nazionale Italiana Treccani.
Il Museo Civico “Amedeo Lia” Amedeo Lia, pugliese naturalizzato spezzino, ha iniziato ad acquistare dipinti ed oggetti d’arte nel secondo dopoguerra. Collezionista d’eccezione, ha prediletto nel suo percorso di ricerche alcune tipologie artistiche e determinati momenti storici: i fondi oro, le tavole dei cosiddetti primitivi hanno rappresentato la sua vera passione e costituiscono a tutt’oggi il capitolo principale del percorso museale. Lia ha comunque rivolto il suo interesse a un campo vastissimo, sia per la cronologia ma anche per la tipologia degli oggetti raccolti. Esistono comunque dei settori ben specifici nell’ambito della raccolta che oggi costituisce il percorso museale, suddiviso secondo le esigenze spaziali dell’edificio, il seicentesco convento di San Francesco di Paola, ed in base alla natura dell’opera d’arte esposta. La prima sala, già chiesa del complesso conventuale, ospita gli oggetti religiosi, suddivisi a loro volta secondo la tipologia di appartenenza; seguono le miniature, le sculture archeologiche, la pinacoteca, con dipinti dal XIII al XVIII secolo, gli oggetti laici e infine, vero trionfo dei sensi, i dipinti di Natura Morta. Il mercato internazionale, in special modo europeo, ha fornito la possibilità di formare la collezione che, per la massima parte, è stata sempre vissuta quotidianamente da Amedeo Lia e dalla sua famiglia. La Collezione Lia comprende oltre 1000 opere di grande varietà, dall’epoca classica, al tardoantico, al Medioevo al Rinascimento e all’Età barocca, e per finire al XVIII secolo. Sono conservati ed esposti dipinti, miniature, sculture in bronzo, oreficerie, rame, avorio, legno, vetri, maioliche, oggetti d’arte che documentano il gusto e la cultura dell’arte in particolar modo in Italia e, per le arti applicate, in Europa. Nella Collezione il nucleo dei cosiddetti “primitivi” sono una vera gemma, con oltre settanta tavole di Giotto, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi, Lippo Memmi, Lippo di Benivieni, Lorenzo di Bicci, Barnaba da Modena, Paolo di Giovanni Fei, il Sassetta; inoltre molte tempere e tele fra cui Vincenzo Foppa, Antonio Vivarini, il Bergognone, un Raffaello giovane, Pontormo, Tiziano, Tintoretto, Sebastiano del Piombo, Giovanni Cariani, Gentile e Giovanni Bellini, Bernardo Bellotto, Canaletto. La raccolta di Nature Morte comprende dipinti di Fede Galizia, Panfilo Nuvolone, Andrea Belvedere, Jan Brueghel il Giovane.
Foto di copertina by Stefania Acquaviva PH
(Riproduzione Riservata)

Museo Lia, trent’anni che pesano poco davanti ai secoli che custodisce. Presentato il programma del 2026