Mar 21 Apr 2026

Parco di Portovenere senza autonomia e risorse ridotte: dal confronto alle Grazie emerge un modello concreto per rimettere in moto la gestione del Parco che comprende Portovenere, le isole e l’area marina. 

Un parco straordinario, ma svuotato. Un progetto contestato, oggi di fatto fermo. E un’assenza pesante delle istituzioni. È questo il quadro emerso dal convegno “Porto Venere e le isole: il futuro è un Parco che funzioni”, che si è svolto sabato scorso alle Grazie, nel comune di Porto Venere. Un appuntamento promosso dalle associazioni riunite nel Centro Monitoraggio Parco, che ha riportato al centro del dibattito pubblico il destino del Parco Naturale Regionale di Porto Venere. Le associazioni aderenti al CMP sono: Il Frastaglio, Italia Nostra, Legambiente, Palmaria Sì Master Plan NO, Posidonia. 

Un’area unica, ma senza guida?

Il parco comprende il borgo di Porto Venere, le isole Palmaria, Tino e Tinetto e un tratto di mare di altissimo valore ambientale. Un sistema riconosciuto a livello internazionale come sito UNESCO e inserito nel Santuario Pelagos. Eppure, secondo quanto denunciato durante il convegno, questo patrimonio sarebbe oggi privo di una vera regia. Il parco, negli anni, avrebbe progressivamente perso autonomia, fino a una gestione di fatto coincidente con quella del Comune. Un modello che — è stato sottolineato — ne limita fortemente efficacia e capacità progettuale.

Il convitato di pietra: le istituzioni assenti

A pesare, durante il pomeriggio, è stata soprattutto l’assenza dei rappresentanti istituzionali. Nonostante gli inviti e le adesioni iniziali, né il Sindco di Portovenere né la Regione Liguria hanno partecipato al confronto. Un’assenza che ha finito per rafforzare il senso stesso dell’iniziativa: la necessità, cioè, di riaprire un dialogo su un tema che appare oggi marginale nelle politiche pubbliche, ma centrale per il futuro del territorio.

Palmaria e il masterplan: un progetto oggi in stallo

Tra i temi più sentiti, quello della gestione dell’isola Palmaria. Negli anni scorsi il cosiddetto masterplan, promosso dalla Regione Liguria in accordo con il Comune di Portovenere, aveva sollevato forti critiche per un’impostazione ritenuta troppo orientata alla valorizzazione immobiliare e alla destinazione dell’isola contraria al suo ecosistema naturalistico. Un progetto che oggi sembra sostanzialmente fermo. A determinarne lo stop hanno contribuito sia la mobilitazione delle associazioni, in particolare Palmaria Sì Masterplan No,  sia le vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici della Regione, a partire da Giovanni Toti e dal suo entourage politico, con riflessi anche su un ex amministratore di Porto Venere. 

Dalla conoscenza scientifica alla denuncia

Dott. Fabio Giacomazzi

Le relazioni introduttive hanno costruito il quadro di riferimento. La geografa Luisa Rossi ha evidenziato il patrimonio di studi storico-geografici disponibili, mentre Fabio Giacomazzi ha richiamato il valore degli ecosistemi locali come base della resilienza del territorio. Entrambi gli interventi, oltre al valore scientifico, sono stati letti come un segnale: senza una gestione adeguata, anche le conoscenze rischiano di restare inutilizzate.

La proposta: ricostruire la governance del parco

Il cuore più operativo del convegno è arrivato con l’intervento dell’architetto Stefano Mugnaini, che ha riportato l’attenzione su un dato spesso dimenticato: il parco, in passato, funzionava. Mugnaini ha ricostruito l’esperienza tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, quando esisteva una struttura articolata e autonoma: un responsabile istituzionale esterno alla politica locale, un direttore con competenze tecnico-scientifiche e un consiglio di indirizzo composto da esperti. Un modello che — ha ricordato — aveva prodotto risultati concreti: progetti finanziati, interventi di recupero ambientale, iniziative di educazione e perfino accordi innovativi, come quello con la Marina Militare per l’accesso regolato all’isola del Tino. Questa esperienza è stata progressivamente abbandonata — è il senso del suo intervento — fino ad arrivare a una situazione in cui non è rimasto quasi nulla”. A soffrire di più è come sempre l’isola Palmaria recentemente visitata da uno dei relatori che ha denunciato il degrado dei sentiri, il deperimento della cartellonistica a suo tempo installata, la proliferazione delle capre ecc. 

Ing. Stefano Mugnaini

Un modello semplice: autonomia, competenze, regole

La proposta avanzata non introduce elementi radicalmente nuovi, ma punta a recuperare e aggiornare strumenti già sperimentati. Tre i pilastri indicati:

  • un responsabile del parco realmente autonomo, esterno agli organi politici locali;
  • un organismo tecnico di supporto (consiglio di indirizzo) capace di affiancare le decisioni con competenze multidisciplinari;
  • un regolamento operativo chiaro, che consenta di gestire risorse, progetti e proventi del parco in modo vincolato agli obiettivi di tutela e valorizzazione.

Il nodo centrale resta quello delle risorse: con finanziamenti regionali ridotti al minimo, il parco — è stato sottolineato — deve essere messo nelle condizioni di intercettare fondi e costruire progettualità proprie.

“Così si gestisce, o non si gestisce”

L’intervento di Mugnaini si è chiuso con una considerazione netta: “Questo bene si gestisce così, o non si gestisce”. Un messaggio che sintetizza il senso dell’intero convegno: senza una governance chiara, autonoma e competente, il rischio è che il parco resti solo un perimetro sulla carta, mentre le scelte reali continuano a essere prese altrove. 

Il convegno delle Grazie ha il merito di caratterizzarsi come punto di ri-partenza anche se la defezione del Comune di Portovenere alias Parco Parco Naturale Regionale appare inopportuna. Di recente Spezia Mirror aveva diffuso la notizia di un workshop tenuto presso l’ufficio del sito Unesco della Spezia legato al progetto Rescue,  finanziato dal programma Creative Europe dal titolo “Il futuro del sito Unesco Ligure.” Qualcosa si muove? Si spera, ma certamente un territorio così prezioso ha necessità di maggior tutela e cura partendo dal dialogo con tutti gli stakeholder istituzionali e associativi.

In copertina foto by Maria Pia Pozzi PH

(Riproduzione riservata)

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Spezia Mirror

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