Dom 12 Lug 2026
Marco Vannini

Il 25 giugno nell’atrio del Palazzo Comunale la conferenza del massimo esperto di mistica speculativa e la consegna del prestigioso riconoscimento per la saggistica: intervista esclusiva alla Presidente.

Giovedì 25 giugno 2026, alle ore 21.00, l’atrio del Palazzo Comunale di Sarzana ospiterà un importante appuntamento culturale nell’ambito della XIII edizione del Festival Mythoslogos. Il celebre filosofo, storico della mistica e traduttore Marco Vannini terrà una conferenza dal titolo “Conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio”, a ingresso libero. Al termine dell’incontro, la Presidente del Premio prof.ssa Adriana Beverini assegnerà a Vannini il prestigioso “Premio Montale Fuori di Casa” per la sezione Saggistica, giunto quest’anno alla sua XXX Edizione. Di seguito, l’intervista esclusiva alla Presidente.

Il 25 giugno a Sarzana, all’interno del Festival internazionale MythosLogos dedicato alla sapienza, alla filosofia, all’arte e alla cultura greco-romana – ideato e diretto dal grecista, poeta e saggista Angelo Tonelli –, Lei assegnerà il Premio Montale Fuori di Casa per la Saggistica a Marco Vannini. Parliamo di un filosofo, storico della filosofia e traduttore considerato il massimo esperto in Italia di mistica speculativa. Tanto per citare una delle sue fatiche più celebri, se Meister Eckhart è diventato un nobile maestro per questi nostri tempi così confusi lo si deve proprio a lui, che ha tradotto e curato le opere di questo grande teologo tedesco medievale. Vorrei chiederle il perché di questa “incursione” nel Festival di Angelo Tonelli, piuttosto che aver voluto realizzare un evento autonomo e interamente dedicato a Vannini, come è sempre avvenuto finora per gli altri riconoscimenti del Premio.

Prof.ssa Adriana Beverini

La domanda è legittima e mi fa davvero piacere rispondere, anche perché mi permette di chiarire un dubbio che mi è stato espresso da diverse altre persone. Le ragioni sono essenzialmente due.

Prima di tutto, desidero spiegare che ho chiesto ospitalità ad Angelo Tonelli perché a lui mi legano una lunga amicizia e una profonda stima, pur non essendo sempre concorde con alcune sue posizioni. Circa tredici anni fa ho avuto l’onore di assegnare il Premio Montale proprio a Tonelli per la sua splendida traduzione dei classici greci; fare una “comparsa” a Sarzana all’interno della sua rassegna è per me un segno di gratitudine e stima reciproca, e credo che con lo stesso spirito d’amicizia egli abbia accettato di ospitare la premiazione di Vannini. Il Premio verrà consegnato al termine della sua conferenza, quindi non sottrarrà spazio al programma già stabilito: chi vorrà rimanere a assistere alla cerimonia sarà il benvenuto, gli altri saranno liberi di andare.

Per quanto riguarda le motivazioni specifiche, la prima è puramente logistica ed egoistica: avere Vannini così vicino, a Sarzana, è un’opportunità straordinaria che mi permette di premiarlo senza doverlo “inseguire” in altre città. Sono anni che desidero tributargli questo riconoscimento, leggo i suoi libri da tantissimo tempo e lo ammiro profondamente; questa volta ho finalmente l’occasione di concretizzare questo desiderio. Ma questa, in fondo, è solo la prima ragione, e non è nemmeno la più importante.

E la seconda quale sarebbe?

La seconda è più intima e profonda, e per spiegarla devo fare riferimento proprio al pensiero di Vannini. Una formula poetico-filosofica che egli richiama costantemente nei suoi interventi (specialmente in rassegne come il Festival Filosofi lungo l’Oglio) è il celebre distico del mistico seicentesco Angelus Silesius sulla metafora della rosa:

«La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce»

Marco Vannini

Questa frase ci insegna che “vivere senza perché” significa compiere un passaggio radicale: muoversi da un’esistenza basata sul calcolo, sull’utilitarismo e sulla mercificazione dei sentimenti, verso una vita fondata sulla pura presenza e sulla libertà dello spirito. Significa agire e amare in totale gratuità, senza secondi fini e senza l’ingombro del proprio “io” egoistico. Secondo Vannini, è proprio questo il segreto per trovare la vera pace interiore.

Ecco, la scelta di non inserire la premiazione in una manifestazione interamente realizzata da me – in cui sarei dovuta necessariamente salire in primo piano – ma di “incastonarla” in un evento altrui, dove posso passare quasi inosservata, è il modo migliore per dimostrare in primis a me stessa di aver compreso, almeno in parte, ciò che Vannini spiega nei suoi libri.

Se vogliamo davvero aspirare a una dimensionale spirituale autentica, è necessario giungere al distacco. E non parlo tanto del distacco dai beni esteriori (come denaro o potere), quanto dall’egoità, da quel male radicale che è l’amore di sé e la tendenza quasi insopprimibile a ricondurre tutto a se stessi – ciò che Meister Eckhart definisce “appropriazione” (Eigenschaft). Per Vannini la filosofia autentica è sempre stata una pratica di liberazione e distacco – basti pensare al monito plotiniano aphele panta, “spogliati di tutto” – per una disciplina dell’anima orientata alla verità.

Adriana Beverini Angelo Tonelli

In tutti questi anni non avevo mai trovato il coraggio di proporre il Premio a Vannini proprio perché avvertivo un controsenso: organizzare una premiazione classica avrebbe significato mettere al centro dei riflettori me stessa insieme a lui, e questo avrebbe vanificato l’essenza stessa dei suoi insegnamenti. Dal mio punto di vista, meno gente resterà per la premiazione, più l’atto sarà puro e coerente.

Ma Marco Vannini è pur sempre un personaggio pubblico. Partecipa regolarmente a festival filosofici, kermesse culturali e rassegne dedicate alla spiritualità, sia in Italia che all’estero. Oltre ai Filosofi lungo l’Oglio, è spesso ospite del Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo (una delle kermesse culturali più importanti d’Europa) e dello stesso MythosLogos. Non parliamo insomma di un eremita o di un mistico che vive totalmente nascosto dal mondo…

Ciò che dice è corretto, ma solo in parte. È vero che Vannini, oltre ai grandi festival di rilevanza nazionale, è molto attivo in appuntamenti culturali mirati: partecipa a presentazioni, cicli di conferenze e tiene frequenti seminari in luoghi ad altissima intensità meditativa e di studio, come la storica Badia a Passignano in Toscana, dove ha curato splendidi incontri su Simone Weil. Viene inoltre invitato a tenere lezioni specialistiche di ricerca comparata sulla mistica nelle religioni in sedi prestigiose come la Pontificia Università Gregoriana.

Tuttavia, la sua figura è riconosciuta a livello internazionale per l’immenso valore della sua attività di studio, traduzione e curatela editoriale, e non certo per la frequentazione di salotti, concorsi o premi letterari. Per questo motivo ho cercato una modalità che non lo mettesse in imbarazzo. Avrò l’immensa gioia di consegnargli il Premio Montale Fuori di Casa per la Saggistica, ma celebrando il valore della sua opera, senza trasformare questo momento in un monumento all’ego. Né al mio, né al suo.

Chi è Marco Vannini:

Nato a Firenze nel 1948, Marco Vannini è filosofo, storico della mistica e traduttore. Ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca allo studio della tradizione mistica occidentale, approfondendo in particolare il pensiero di Meister Eckhart, Giovanni Taulero, Angelus Silesius e di alcuni tra i maggiori autori della spiritualità cristiana. Attraverso le sue traduzioni, i suoi studi e la sua intensa attività divulgativa, ha contribuito in modo significativo alla conoscenza in Italia della mistica renano-fiamminga e della filosofia spirituale europea. Tra le sue numerose pubblicazioni figurano saggi dedicati al rapporto tra filosofia, religione, interiorità e conoscenza di sé, nei quali propone una riflessione sulla dimensione spirituale dell’uomo fondata sul superamento dei dogmatismi e sul recupero della grande tradizione filosofica e mistica occidentale.

Per saperne di più Mythoslogos leggi: Mythoslogos 2026, il festival torna tra Sarzana e Lerici 50 eventi nel segno del mito e della filosofia

Premio Montale Fuori di Casa: Fondato nel 1996 da Adriana Beverini, il Premio Montale Fuori di Casa celebra nel 2026 il suo trentesimo anno di attività. Il Premio prende il nome da “Fuori di casa”, la celebre raccolta degli articoli e reportage scritti da Eugenio Montale per il Corriere della Sera, testimonianza della curiosità intellettuale e dell’apertura al mondo che caratterizzarono il poeta premio Nobel. Nel corso di tre decenni il Premio ha valorizzato scrittori, poeti, filosofi, scienziati, giornalisti, artisti e protagonisti della vita culturale italiana e internazionale, promuovendo il dialogo tra discipline diverse e mantenendo viva la lezione civile, morale e intellettuale dell’autore degli Ossi di seppia.

(Riproduzione riservata) 

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