Sab 7 Mar 2026

Avvio della campagna elettorale per il Sì alla riforma costituzionale

Lunedì 16 febbraio, nella sala storica del palazzo della Provincia, il comitato Sì Riforma, di Fratelli d’Italia ha aperto la campagna elettorale per il Sì al referendum costituzionale di Domenica 22 e lunedì 23 Marzo prossimo.  L’appuntamento è stato un momento informativo e formativo sulle ragioni del Sì.

In un’aula gremita l’incontro è stato aperto dal Coordinatore provinciale di FdI per la Spezia Davide Parodi. In collegamento video l’On, Matteo Rosso ha sottolineato l’importanza dell’informazione sui temi del Referendum senza dare per scontato che i punti cardine della riforma siano conosciuti in modo adeguato. L’esortazione è di parlare alle persone con un linguaggio che sia loro prossimo per chiarire le complessità dei quesiti referendari che avrà un impatto diretto sulla Costituzione.

On. Del Mastro

A fare gli onori di casa l’On. Maria Grazia Frijia e il Consigliere Regionale Gianmarco Medusei che hanno introdotto il protagonista della serata: il Viceministro alla Giustizia, On. Andrea Delmastro.

Dettagli della Riforma Nordio e modifiche previste alla Costituzione

Nel complesso degli interventi è emerso che si tratta di un referendum “confermativo” previsto dall’articolo 138 della Costituzione italiana. Il quesito riguarda la legge costituzionale nota come “Riforma Nordio”, dal nome dell’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. La consultazione chiede ai cittadini di confermare o respingere una revisione profonda dell’ordinamento giudiziario, che modifica sette articoli della Carta fondamentale.

 A differenza di quelli abrogativi il referendum costituzionale il referendum costituzionale non prevede quorum di partecipazione. Il risultato è valido indipendentemente dal numero di elettori che si recano alle urne: conta esclusivamente la maggioranza dei voti validamente espressi. Prevarrà l’opzione che otterrà più voti tra “Sì” e “No”. Il “Sì” conferma la legge costituzionale approvata dal Parlamento; il “No” ne impedisce l’entrata in vigore, lasciando invariato l’assetto attuale.

Nel corso di febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha deciso di integrare il testo del quesito referendario, precisando gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati se prevale il Sì: articoli 87 (comma 10), 102 (comma 1), 104, 105, 106 (comma 3), 107 (comma 1) e 110, così da rendere più chiaro l’oggetto del voto agli elettori.

On Maria Grazia Frijia

Principali novità della riforma: separazione delle carriere e doppio CSM

La riforma interviene su punti chiave dell’ordinamento giudiziario, ridefinendo l’assetto della magistratura e dei suoi organi di autogoverno.

  1. Separazione delle carriere

Il cambiamento più rilevante riguarda la distinzione tra magistratura giudicante (i giudici) e magistratura requirente (i pubblici ministeri). Oggi la magistratura costituisce un ordine unitario e, seppure con forti limitazioni introdotte negli ultimi anni, è possibile il passaggio tra funzioni requirenti e giudicanti. Con la riforma, le carriere diventano formalmente separate fin dall’accesso, con concorsi e percorsi distinti e con l’esclusione del passaggio da una funzione all’altra, salvo ipotesi eccezionali previste dalla legge.

  1. Doppio Consiglio superiore

La riforma modifica l’articolo 104 della Costituzione, superando l’attuale modello unitario del Consiglio superiore della magistratura (CSM). Oggi esiste un solo CSM, presieduto dal Presidente della Repubblica, competente per tutta la magistratura ordinaria. Con il nuovo testo verrebbero istituiti due distinti Consigli superiori:

uno per la magistratura giudicante;

uno per la magistratura requirente.

Entrambi sarebbero presieduti dal Capo dello Stato.

  1. Il sorteggio dei membri togati

Un altro punto centrale riguarda la modalità di selezione dei componenti “togati” dei nuovi Consigli.

Attualmente i magistrati eleggono i propri rappresentanti. La riforma introduce un sistema di sorteggio tra gli appartenenti alle rispettive categorie, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. I membri “laici” resterebbero eletti dal Parlamento.

  1. L’Alta Corte disciplinare

La legge costituzionale istituisce inoltre un nuovo organo: l’Alta Corte disciplinare. Oggi la competenza disciplinare nei confronti dei magistrati è esercitata dal CSM. Con la riforma questa funzione verrebbe attribuita a un organismo autonomo, composto in parte da magistrati estratti a sorte e in parte da membri laici nominati dalle istituzioni. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’imparzialità del giudizio disciplinare.

Contesto storico: dalla Riforma Cartabia alla consultazione del 2026

La riforma si inserisce nel solco delle modifiche già introdotte negli ultimi anni, in particolare con la cosiddetta “Riforma Cartabia”, promossa dall’allora ministra Marta Cartabia. Quella riforma, però, era una legge ordinaria e non incideva direttamente sulla Costituzione. Aveva già limitato fortemente il passaggio tra funzioni giudicanti e requirenti. Il testo oggi sottoposto a referendum compie un passo ulteriore, intervenendo direttamente sulla Carta e rendendo strutturale la separazione.

Gianmarco Medusei

In sintesi, nel corso dell’incontro le motivazioni sostenute dal “Comitato SI Riforma”, di Fratelli d’Italia per il SÌ possono essere così riassunte:

  • Terzietà del Giudice: Si attua pienamente l’Art. 111 della Costituzione (Giusto Processo). Il giudice non deve più essere un “collega” dell’accusatore. Oggi il giudice e il pubblico ministero condividono lo stesso percorso, la stessa associazione e spesso gli stessi uffici. Con il SÌ, l’imparzialità del giudice diventa finalmente realtà: il magistrato che decide della libertà dell’accusato sarà un soggetto terzo, equidistante tra accusa e difesa, come previsto dal principio del Giusto Processo
  • Fine del “Correntismo”: Il sorteggio dei membri del CSM dovrebbe spezzare il potere delle correnti sindacali interne alla magistratura. Il sorteggio per il CSM è l’unico antidoto al cancro del correntismo che ha devastato la credibilità della magistratura negli ultimi anni (il metodo PAlamara è stato a lungo evocato in negativo dal Del Mastro) . Votare SÌ significa scardinare i mercanti delle nomine e restituire dignità ai magistrati laboriosi e indipendenti, che non vogliono più piegarsi alle logiche di tessera.
  • Responsabilità: L’Alta Corte garantisce che i magistrati siano giudicati da un organo terzo e non dai loro stessi colleghi. L’Alta Corte Disciplinare, esterna al CSM, garantisce che chi sbaglia paghi davvero. È un principio di responsabilità democratica a cui nessuna casta può più sottrarsi.

Impatto istituzionale del voto del 22-23 marzo sui cittadini e sulla giustizia

Senza quorum e con un impatto diretto sulla Costituzione, il referendum rappresenta dunque una delle più significative consultazioni istituzionali degli ultimi anni. Saranno gli elettori a decidere se confermare o respingere una riforma destinata a ridefinire in modo strutturale il volto della giustizia italiana.

By Catia Cidale

Per le motivazioni del Comitato del No leggi qui

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