Gio 14 Mag 2026

Santo Stefano, protomartire della Chiesa: il significato del 26 dicembre

SANTO STEFANO, PROTOMARTIRE DELLA CHIESA: Santo Stefano (Grecia 5 d.C. – Gerusalemme 34-36 d.C.) è considerato il primo martire della Chiesa. Citato negli atti degli Apostoli intorno al 90 d.C. morì per lapidazione “giudaica” durante il periodo nel quale in Palestina deteneva il potere il Sinedrio che succedette a Ponzio Pilato. Fu accusato di blasfemia per avere professato tra i primi la fede cristiana.

Iniziò a diffondere il pensiero di Cristo in età giovanile e venne scelto tra i sette diaconi per occuparsi di carità verso i poveri e la sua vita fu contrassegnata da comportamenti e azioni misericordiose e caritatevoli: il perdono, la pietà, l’assistenza ai malati e i bisognosi.

Il culto del santo è testimoniato da Sant’Agostino in un discorso tenuto nel 420 d.C. dove riporta alcune fonti di miracoli accaduti dopo la sua morte nella zona dove fu martirizzato. I due dipinti ispirati dalla lapidazione del santo sono un affresco del Beato Angelico nella Cappella Nicolina in Vaticano e un olio di Giorgio Vasari nella Pinacoteca Vaticana.

Beato Angelico; Santo Stefano condotto al martirio, 1447-48; Cappella Nicolina dello Stato Vaticano

Nell’affresco dell’Angelico (Fra Angelico o Giovanni da Fiesole ; 1395-1455) la storia è abilmente divisa in due registri: a sinistra i giudei spingono il santo attraverso la porta del muro di Gerusalemme che si estende nel paesaggio collinare sullo sfondo, e che lo condurrà alla morte. Un esempio di come a metà ‘400 gli insegnamenti e gli studi di Brunelleschi sulla prospettiva trovano piena consapevolezza tra gli artisti.

A destra la scena cruenta della lapidazione con i sacerdoti che assistono impietosi e compiacenti alla morte del santo il quale accetta con atteggiamento di pace interiore pregando e rivolgendo loro le spalle; l’Angelico dipinge un volto sereno e pronto al “passaggio” e all’abbandono della vita terrena.

Giorgio Vasari; Martirio di Santo Stefano; 1560 ca.; Pinacoteca Vaticana

 

 

Nella tela del Vasari (1511-1574) la scena è ravvicinata e rappresenta una folla che assiste al martirio con tre personaggi esecutori materiali della lapidazione, in una sorta di  concitazione e confusione dove (forse), sullo sfondo, alcuni soggetti si domandano il  perchè di tanta ferocia. Il giovane santo è nimbato, in atteggiamento sereno, in pace con gli occhi rivolti al cielo e i palmi delle mani aperti a chiedere il perdono per gli uomini. Al suo lato, in primo piano, l’Angelico dipinge un personaggio che guarda l’osservatore, abilmente per coinvolgerlo nella tragica narrazione, il quale indica con la mano il santo. E’ un invito alla riflessione sulla profonda fede e il sacrificio del martire.

By Paolo Cozzani

Paolo Cozzani : laureato in Conservazione dei Beni Culturali, appassionato d’arte contemporanea, collezionista, scrive su CulturaIdentità dell’editore Sylos Labini, sul sito web del Comites Washington DC e sulla pagina personale di fb articoli su eventi e mostre.

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