Dom 12 Lug 2026

Sabato 7 febbraio all’Auditorium del Dialma Ruggiero di La Spezia alle ore 21.15 debutta uno spettacolo teatrale originale firmato e interpretato da Sandro Tore e Sabrina Menini, nato sul palcoscenico e costruito attraverso improvvisazioni, incontri e continue trasformazioni

Un incontro al buio, nel senso più letterale e teatrale del termine. Sandro Tore e Sabrina Menini presentano Un appuntamento al buio, uno spettacolo nato come creazione originale e sviluppato interamente sul palcoscenico, attraverso un percorso di lavoro condiviso e in continua evoluzione. Non un testo da mettere in scena, ma un processo creativo aperto, costruito prova dopo prova, che intreccia teatro dell’assurdo, comicità e riflessione esistenziale. Ne parliamo con Sandro Tore, attore, regista e drammaturgo, che spiega la genesi e il senso di questo progetto.

 “Un appuntamento al buio nasce come una creazione originale e condivisa. Come è iniziato il lavoro insieme a Sabrina Menini e da quali materiali teatrali preesistenti siete partiti?

Sabrina Menini

“Un appuntamento al buio” è il nocciolo stesso della vicenda narrata nella pièce: due persone si incontrano a seguito di un annuncio. Ma è anche un modo di intendere il teatro. I creatori di uno spettacolo – attori, organizzatori, drammaturghi – danno un appuntamento agli spettatori, in questo caso al Dialma Ruggiero, sabato 7 febbraio alle 21:15, senza sapere davvero cosa accadrà. È un appuntamento “al buio” perché il pubblico non sa cosa riceverà da quell’incontro e perché lo spettacolo teatrale nasce, letteralmente, dal buio di una sala che si illumina. Ma anche chi crea l’evento non conosce la reazione degli spettatori. È come dire: ci vediamo in quel luogo, in quel giorno e a quell’ora, ma nessuno sa con precisione cosa succederà.

Lo spettacolo “di e con Sandro Tore e con Sabrina Menini“, è una creazione condivisa? Quanto è stato importante partire dai vostri lavori precedenti per arrivare a questo nuovo progetto? 

Un appuntamento al buio non nasce dalla messa in scena di un testo preesistente, ma da un’idea originale. L’idea prende forma a partire da due personaggi che io e Sabrina avevamo già creato in spettacoli precedenti. Il personaggio di Sabrina nasce da Le Beatrici di Stefano Benni: una suora fuori dagli schemi, tutt’altro che convenzionale. Il mio personaggio, invece, deriva da Il Belvedere di Aldo Nicolaj: un uomo sfortunato, a cui la vita ha riservato soprattutto dispiaceri. Da due anni lavoriamo attorno a questi personaggi e all’incontro tra loro. È proprio dall’azione scenica e dall’incomunicabilità che nasce il testo. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare su di loro, trasformandoli in una sorta di clown, non circensi ma legati alla tradizione del cinema comico: Keaton, Chaplin, Stanlio e Ollio, Totò. Personaggi che restano gli stessi pur attraversando storie diverse.

Un appuntamento al buio

Avete accennato ad un lavoro work in progress: il testo è stato costruito, provato e poi sarà affidato allo sguardo del pubblico. Lo considerate un lavoro finito o ancora suscettibile di rifiniture?

Più che sull’idea di “lavoro finito”, preferisco concentrarmi sui diversi livelli di lettura dello spettacolo. Un appuntamento al buio può essere fruito su più piani. C’è un primo livello narrativo, legato alla vicenda e a ciò che accade in scena. Un secondo livello, più sottile, è una riflessione sul teatro e sulla creazione del personaggio, pur senza mai nominare esplicitamente il teatro. Il gioco teatrale è sempre presente, anche attraverso il termine play, che significa sia recitare sia giocare. Infine c’è un piano filosofico ed esistenziale: domande come “chi sono?”, “perché sono qui?”, “cosa faccio in questo mondo?”. Questi livelli convivono e si intrecciano nello spettacolo.

 In questo percorso creativo avete coinvolto anche Donatella Raggi come aiuto regista. Che tipo di contributo ha portato al lavoro e quanto è stato utile uno sguardo esterno durante le prove?

Il lavoro è stato realizzato senza un regista in senso tradizionale, ma con la presenza di un aiuto alla regia. La messa in scena e la creazione delle azioni sceniche sono state curate direttamente da me e da Sabrina. Donatella Raggi ha svolto un ruolo fondamentale come primo spettatore. Durante le prove il suo era lo sguardo esterno che osservava e restituiva impressioni e sensazioni. In assenza di una regia esterna, il suo contributo è stato prezioso proprio per mantenere una visione critica e lucida del lavoro.

All’interno dello spettacolo sono presenti anche intrusioni di movimento curate da Greta Sabatini. Come dialogano il corpo e il movimento con la parola e la recitazione in “Un appuntamento al buio”?

Greta Sabatini ha avuto un ruolo molto significativo. Ha assistito a diverse prove e ha fornito indicazioni di movimento e azione scenica che caratterizzano lo stile dello spettacolo. Le “intrusioni di movimento” non sono coreografie, ma interventi puntuali che dialogano con la parola. Greta porta con sé una lunga esperienza nella danza classica, contemporanea e nel teatro fisico, che ha dato una forte identità al gesto e al movimento scenico. 

Un appuntamento al buio

Il Dialma Ruggiero è spesso definito un teatro “amatoriale”, ma di fatto ospita progetti di ricerca e sperimentazione. Che significato ha per te presentare una prima proprio in questo spazio?

Alla Spezia gli spazi teatrali utilizzabili sono solo due: il Teatro Civico e il Dialma Ruggiero. Quest’ultimo ci è sembrato il luogo più adatto per Un appuntamento al buio. Pur non nascendo come teatro, il Dialma è stato trasformato con grande cura da persone che vivono di teatro e quindi ci sono quelle accortezze che a volte nei teatri moderni possono mancare: c’è per esempio una bella scatola nera, è un teatro a gradinata quindi la visione dell’azione scenica è molto fruibile, ha un soffitto attrezzato per cui si può pensare a delle luci e a un uso peculiare.

Questo debutto del 7 febbraio rappresenta più un punto di arrivo o un punto di partenza per lo spettacolo?

È una prima nazionale, ma non un punto di arrivo. Lo spettacolo continuerà a evolversi anche dopo il debutto. A ogni replica qualcosa potrà essere modificato, tolto o aggiunto, in base alle reazioni del pubblico. È un’idea di teatro impermanente che porto avanti da anni e che trova piena espressione in questo lavoro.

Nel tuo percorso ti muovi tra i ruoli di attore, regista e docente teatrale. In “Un appuntamento al buio” quale di queste dimensioni senti più dominante?

Il mio apporto principale è stato di tipo drammaturgico, legato alla creazione del testo e della struttura scenica. Naturalmente anche la dimensione attoriale è molto importante, soprattutto nel lavoro sul clown. Restiamo nel teatro di prosa, ma con caratteristiche originali. Direi quindi che gli aspetti dominanti sono quello drammaturgico e quello attoriale.

Sandro Tore

Come SpeziaMirror ti abbiamo incontrato più volte anche per il lavoro di organizzazione culturale e per le rassegne teatrali curate nelle Cinque Terre. Quanto questa esperienza sul territorio influisce sul tuo modo di pensare e fare teatro oggi?

Ho sempre affiancato alla pratica teatrale anche il lavoro di operatore culturale, organizzando rassegne e progetti legati al linguaggio del teatro. Arrivato quasi cinque anni fa nelle Cinque Terre, ho dato vita alla rassegna RioManavola, che coinvolge Riomaggiore, Manarola e Volastra. Siamo alla terza edizione e quest’anno sarà dedicata alla comicità teatrale, con un’attenzione particolare a quella femminile. È il mio modo di restituire qualcosa al territorio in cui vivo.

Un teatro che continua a evolversi

Un processo creativo condiviso e aperto, dunque, che trova nel confronto e nel rischio il suo motore principale. Come sottolinea anche Sabrina Menini, Un appuntamento al buio rappresenta un’esperienza nuova, nata lontano dalle convenzioni:

«Per la prima volta non ho ricevuto un copione da studiare e interpretare. La storia ha preso forma prova dopo prova ed è stato emozionante vederla nascere, svilupparsi e arrivare a una conclusione grazie all’estro e alla bravura di Sandro con cui ho già lavorato (leggi qui), ma anche al mio contributo. E credo che non mancherà, in futuro, un’ulteriore evoluzione».

UN APPUNTAMENTO AL BUIO
Ideato e interpretato da Sabrina Menini e Sandro Tore
Drammaturgia di Sandro Tore
Assistenza alla regia di Donatella Raggi
Intuizioni di movimento di Greta Sabbatini
Una produzione di SI VIAGGIARE E.T.S. Biglietti disponibili su VivaTicket

Sabrina Menini, attrice spezzina attiva da anni in pièce teatrali, produzioni cinematografiche e reading, ha lavorato con registi come Etrusco Catozzi, Fabrizia Fazi, Katia La Galante, Fulvio Wetzl, Giuliano Cimino, Maurizia Riccobaldi, Mauro Monni e Luigi Aversa. Menzionabile nel ruolo di Suor Filomena ne Le Beatrici di Stefano Benni, con la regia di Paola Settimini.

Sandro Tore, attore, regista, drammaturgo, laurato con lode alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna in Disciplina delle Arti della Musica e dello Spettacolo. Ha recitato nei più importanti teatri italiani. Negli ultimi anni ha interpretato diverse parti in produzioni cinematografiche ed ha affiancato l’attività teatrale a quella di formatore.Uno spettacolo che si offre al pubblico come un incontro senza garanzie, dove il buio non è solo quello della sala, ma anche quello che accompagna ogni tentativo di dare un senso all’esistenza. Un rischio condiviso, nel segno del teatro.

(Riproduzione riservata)

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