Catia Cidale presenta “Onde Nere”: dieci racconti tra eros e thanatos
Sulla scia di racconti e romanzi diffusi dagli anni ’20 del ‘900 negli Stati Uniti, oggi il noir continua a piacere e si impone con il suo crudo realismo, specchio delle pulsioni oscure che covano dietro maschere di apparente normalità. Lo conferma la spezzina Catia Cidale che, venerdì 6 febbraio ore 17.00 alla Mediateca Regionale Sergio Fregoso via Firenze 37 Sp, ingresso libero, presenta in dialogo con Erika Pisacco il suo ONDE NERE (Casa Editrice Il Filo di Arianna, 2024).
Il noir italiano oggi: realismo crudele e pulsioni oscure
Dieci racconti da tachicardia pulsano orrore che corre sul filo e impietrisce. Atmosfere caliginose, notti solcate da piogge battenti, dimore crepuscolari dove la polvere del tempo copre terribili segreti, fiotti di sentimenti malefici e insani su cadaveri smembrati, fanno sì che le pagine trascinino sino alla fine. Che cosa spinge il lettore a non fermarsi? Gusto voyeuristico rivolto a baccanti invasate, voglia di entrare nelle prigioni della psiche, coraggio di analizzare gli abissi dell’animo umano senza ipocrisie? In ONDE NERE alcune risposte sono fornite dal palcoscenico affollato dei suoi personaggi, dove Eros e Thanatos consumano l’ultima macabra danza; altre arriveranno tra poco dall’Autrice. Lei però, con flemma e sorriso enigmatico, ama anche lasciar libero e aperto l’approccio alla sua Opera.
Il noir come specchio delle paure collettive
La tua propensione a scrivere noir riflette le conoscenze letterarie di questo genere e l’esperienza di avvocato penalista?
“In realtà, la mia esperienza professionale è quella di avvocato civilista, e credo che questo offra una prospettiva ancora più inquietante al mio noir. Mentre il penalista affronta il crimine già compiuto, il civilista osserva il ‘precrimine’: assiste al deterioramento dei legami, all’erosione dei rapporti umani, alla nascita dell’odio tra le mura domestiche o nei conflitti patrimoniali. Le mie conoscenze letterarie pescano sicuramente dai classici, ma la mia ispirazione nasce dall’osservare come persone ‘normali’, che incontro quotidianamente per questioni di lavoro e no, possano covare abissi pronti a esplodere.”
I racconti di ONDE NERE passano da fantastici stati onirici ad allucinazioni, da sdoppiamenti di personalità ad atti efferati che grondano sangue. Perché hanno riscosso e riscuotono tanto interesse?
“L’interesse nasce da una sorta di esorcismo collettivo. Il lettore cerca nel noir quello che la società spesso tenta di nascondere sotto il tappeto del decoro. Onde Nere non è solo intrattenimento, è uno specchio: affrontando l’orrore letterario, il lettore affronta le proprie paure più profonde in un ambiente ‘protetto’. C’è un fascino magnetico nel vedere fin dove può spingersi la psiche umana quando perde i suoi ancoraggi, un voyeurismo che è, in fondo, desiderio di comprensione della nostra stessa ombra.”
Spieghi quanto, nei vari episodi, le gabbie del subconscio e della follia preparino la vendetta con l’arma della seduzione che atterra le vittime, come la lama che le trapasserà?
“La seduzione in Onde Nere è il cavallo di Troia della mente. Spesso le vittime non sono attirate da un mostro, ma da una proiezione dei propri desideri o delle proprie fragilità. Il subconscio costruisce queste ‘gabbie’ fatte di attrazione e manipolazione; la vendetta diventa allora l’atto finale di un cortocircuito emotivo. Mi interessa esplorare quel momento preciso in cui l’eros, che dovrebbe essere vita, si trasforma nel preludio del Thanatos, rivelando che la lama più affilata non è d’acciaio, ma è fatta di ossessione.”
Il gatto nero: simbolo e presenza inquietante nel racconto

Quale funzione svolge nel libro la presenza costante di un gatto nero?
“Il gatto nero è l’osservatore silenzioso. È un elemento che lega la realtà al sovrannaturale e all’ancestrale. In un mondo di personaggi che portano maschere, il gatto è l’unico che vede le cose per come sono, che percepisce il ‘nero’ prima ancora che si manifesti. È una presenza che incarna l’ambiguità: è al tempo stesso portatore di presagi e custode dei segreti più inconfessabili delle dimore che descrivo.”
Nella narrazione la violenza ignora distinzioni sociali e culturali. Sotto questo profilo ONDE NERE ha un messaggio oggettivo che raggiunge il lettore?
“Assolutamente sì. Il messaggio è che l’oscurità è democratica. Non serve essere nati in contesti degradati per commettere atti efferati; la crudeltà e la follia possono annidarsi nei salotti più eleganti o dietro carriere brillanti. La dignità sociale è spesso una facciata. Onde Nere vuole dire al lettore che il male non è ‘altro’ da noi, ma una potenzialità umana che trascende il ceto sociale. La vera distinzione non è tra ricchi e poveri, ma tra chi riesce a governare le proprie onde nere e chi ne viene sommerso.”
Uno sguardo femminile sull’oscurità delle relazioni
Nel buio di queste vicende abnormi, opera di menti anch’esse ferite e perciò obnubilate, la penna di Catia Cidale demarca le differenze tra un sentire squisitamente femminile, incline al sogno, alla ricerca del calore intimo che alimenti e protegga il rapporto amoroso e un sentire maschile a cui troppo sfugge. Avvezzo a guardare e valutare la donna in superficie, oggetto di piacere sostituibile in fretta, non soggetto pensante con cui confrontarsi, l’uomo non immagina la punizione che lo attende.
By Marisa Vigo
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