Siamo nel corridoio del piano ammezzato del Liceo Lorenzo Costa della Spezia, nel Palazzo agli Studi Principe Umberto. Costato quattro milioni e trecentomila lire, fu inaugurato il 24 maggio 1923, alla presenza di Vittorio Emanuele III, il re che trascinò l’Italia in due guerre mondiali, per un totale di oltre un milione di giovani italiani morti, aprì le porte al fascismo, firmò le leggi razziste del 1938, si rifugiò, infine, in Egitto con tantissimi soldi degli Italiani.
Siamo assaliti dai ricordi: di anni di studio, di tanti professori preparati e severi che non sono più tra noi, di bidelli che urlavano agli studenti, di compagni di classe, di lotte studentesche per cambiare il mondo.
Scorgiamo, attraverso la vetrata all’ingresso, due lapidi a memoria di Aldo Ferrari e di Ennio Carando: insegnanti uccisi nel 1944 dai brigatisti della repubblica sociale italiana.
Furono proposte dagli studenti del primo Consiglio di Istituto, nel 1975 e approvate con consenso unanime di tutte le componenti. Scolpite a spese del Comune furono poste dove tuttora si trovano nel maggio dello stesso 1975.
Le mura, le scale, il portone sono quelli di cinquant’anni fa. Non il resto. I professori sono meno severi. I bidelli non urlano più agli studenti. Di lotte studentesche non se ne fanno più, nemmeno le assemblee mensili di legge. Sembra che a nessuno importi del mondo. Le uniche “lotte” sono le truffe contro i professori e i propri compagni seri: copiare nelle verifiche in classe da un telefonino nascosto le traduzioni di greco e latino e le soluzioni di matematica.
Eppure, gli studenti sono aumentati: dai poco più di 500 dell’anno 1975 ai più di 700 di oggi.
Eppure, è mutata la composizione sociale degli allievi. Una volta il classico era prevalentemente il liceo dei benestanti, oggi ci sono figli di benestanti, ma molti anche di impiegati, di operai, di piccoli commercianti sicché ci si aspetterebbe maggiore voglia di correggere le ingiustizie.
Sono cambiati anche i libri e i viaggi di istruzione: più cari, non solo per valore assoluto, ma soprattutto per costo reale. Un sacrificio in più per le famiglie a più basso reddito.
L’articolo 34 della Costituzione dice che “La scuola è aperta a tutti” e che “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
È una parte della nostra Carta inattuata, con una grave latitanza dello Stato, da sempre. Si può costringere, con la lotta, lo Stato a dare attuazione al diritto allo studio, con la gratuità dei libri di testo e dei viaggi di istruzione? Si può, ma devono lottare i ragazzi.
Si può fare comunque qualcosa, qui e subito?
Lo stanno facendo gli studenti che, con l’aiuto della dirigenza scolastica, dei professori e dei genitori, hanno fondato l’associazione senza scopo di lucro “Liceo Classico – All’Istante”, il cui programma è quello di organizzare iniziative nelle quali richiedere offerte libere da donare al Liceo perché siano utilizzate, come recita lo Statuto “Per contribuire alle spese di viaggi di istruzione e, ove vi sia ulteriore possibilità, a quelle per l’acquisto di libri di testo, vocabolari, ausili didattici individuali per gli allievi con esigenze di sostegno economico”.

Hanno riacceso la fiaccola della speranza in un mondo più solidale i soci fondatori: gli studenti Eugenia Buschini, Matteo Gianardi, Filippo Lorenzoni, Beatrice Antognoli, Martina Del Vecchio; il vicepreside Michele Erba; l’insegnante Andrea Petruzzi; i genitori Chiara Micheletti (Presidente), Cristina Canepa e Valerio Corradini.
Possono aderire insegnanti ed ex insegnanti, allievi ed ex allievi, nonché genitori di allievi del vecchio Lorenzo Costa.
Roberto Quber
Il nostro inviato ci racconterà molto presto della prima iniziativa dell’Associazione che si terrà il 7 febbraio 2025, dalle 17 alle 19, nei locali della biblioteca del Liceo, ingresso libero.
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