Una cerimonia sotto la pioggia per ricordare il poeta spezzino Renzo Fregoso

Don Mori fu catturato dai nazifascisti, torturato nella caserma del XXI Reggimento Fanteria dove ora c’è il sacrario che ricorda le sevizie di altri sacerdoti e altri prigionieri. Fu liberato dalla reclusione genovese della Casa dello Studente di corso Gastaldi per intercessione del cardinale arcivescovo Pietro Boetto di Genova. So che Renzo, membro dell’Azione Cattolica, fu chiamato, subito dopo la Liberazione, a ricoprire nominalmente il ruolo di commissario della rinata Associazione Scout Cattolici Italiani (ASCI). Lo seppi da lui, che per modestia sminuì il proprio ruolo di allora. Furono quei giovani spezzini quelli che fecero risorgere la città, allora divisa tra cattolici e comunisti. Da parte del Gruppo don Antonio Mori di cui Renzo era l’animatore principale, ci fu sempre un comportamento inclusivo che contribuì a una buona convivenza tra le differenti anime del quartiere.Si spaccia per poesiaquesto sfacciato ritmoche ci mette la facciaProfuma sulla tavola imbanditacondiviso buon pane quotidianoma svogliato non mordoché sgualcitoil nitore dell’abito nunzialetemo darmi quel nomeche a volte m’arde a volte rade al suoloil cuoredirò dico che sono simulacroaperto a tutti i ventisentimentied ai settanta volte setteansiti borborigmivenuti a posarsi sul ramodel mio avambraccioe sprovveduto temerario amoo credo di… ma s’è già fatto bacioil dubbiose per alcuni versisorpresi-loro ed io-da questo insospettato sfolgoriod’un ancestrale cielo batto stradein sentimento fragile e commossodigiuno bussoalla socchiusa porta del NataleDue in una sola carnein una sola firma Wilma e Renzocon tutti i loro augurivuoi per questo Nataledel 2021e per quello futuro in cui una Voceci chiamerà per nome.
Un’eredità poetica e umana che continua nel tempo
Anche altri amici di Renzo, parlando dopo la cerimonia, molto applaudita, hanno rimarcato il valore delle poesie in italiano, di cui bisognerebbe organizzare una lettura pubblica, mentre per le poesie dialettali ne sono già state organizzate altre anche a cura del prof. Piergiorgio Cavallini. Parlando con le nipoti e con Sergio Cozzani ho voluto ricordare che oltre alla fede di Renzo e Wilma e al loro attaccamento alla parrocchia, in cui Wilma la domenica indossava la parte della ‘Nonna Wilma’ che accudiva i bimbi e le bimbe dei fedeli che partecipavano alla Messa, alla quale lei aveva partecipato il sabato precedente, c’era molto presente da parte di entrambi il significativo aspetto della Carità e dell’aiuto fattivo ai bisognosi, portato con amore solidale, vero cristiano. Certi indizi mi fanno credere che, ancor giovane, Renzo abbia portato aiuti agli ebrei che partirono alla volta di Israele con la nave Exodus che nel 1947 fu incaricata di trasportare in gran segreto degli ebrei che partivano illegalmente dall’Europa per raggiungere la biblica Terra di Israele, allora sotto il controllo britannico con l’antico nome romano di Palestina. Quegli aiuti spezzini meritarono il nome di “Porta di Sion” alla città di Spezia.
Chi era Renzo Fregoso: poeta, narratore e custode del dialetto spezzino, ha dedicato la sua vita a celebrare la “spezzinità”, quell’identità unica che ci unisce e ci definisce. Nato nel 1922, Renzo ha trascorso la sua giovinezza nel quartiere di piazza Brin, un luogo che ha sempre considerato il cuore pulsante della Spezia. Le sue radici affondano in questa terra, e attraverso le sue parole, ha saputo raccontare storie, tradizioni e volti che hanno caratterizzato la nostra comunità. La sua passione per la poesia si è tradotta in opere che hanno arricchito il patrimonio culturale spezzino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Tazebao” (1984), “Quer campanèo der chèe ch’i me fa Brin” (1995) e “Demóa d’Amóe” (2002). Ma oltre alla scrittura, Renzo era un inimitabile dicitore, capace di incantare il pubblico con le sue “Circonlocuzioni intorno alla spezzinità”, presentate annualmente all’Accademia Capellini dal 1986 al 2019. La sua poesia non era solo un mezzo per raccontare il passato, ma anche un ponte che collegava le generazioni, permettendo a tutti noi di comprendere e apprezzare le nostre radici. Con ironia e nostalgia, Renzo ha saputo trasformare il dialetto in uno strumento di unione e identità. Renzo Fregoso era nato alla Spezia, e precisamente in Piazza Brin, nel 1922 ed è mancato, cittadino centenario, nel marzo 2022.

Un’eredità poetica e umana che continua nel tempo
