
Salotto d’Europa 2025, prima serata: la verità arriva in ritardo (su un SUV)
Pontremoli, 24 luglio 2025 — La nuova edizione del Salotto d’Europa, curata dall’Avvocato Alfredo Bassioni, si apre in una sera tiepida nella piazza centrale di Pontremoli. I posti a sedere non mancano, eppure la platea resta lontana dal “tutto esaurito”. È l’effetto «Corona», magnete di curiosi ma non sempre di appassionati. Accanto a lui, il giornalista Moreno Pisto, fresco di stampa con Resistenza intellettuale – Invettive contro il degrado contemporaneo, e la collega Sonia Cassiani, chiamata a fare domande insieme a Alfredo Bassioni, Manuela Arrighi, Francesco Corsi, David De Filippi e Orsola Palladino.
L’entrata in scena
Alle 21:00 tutto è pronto. O quasi. Fabrizio Corona si materializza a bordo di un SUV come un sipario abbassato. Parcheggia in bella vista nella Piazza, resta a bordo, accampa a chi lo accoglie «ho da fare». Gli organizzatori gli bussano al finestrino, la piazza attende paziente; niente, l’auto rimane il suo camerino su ruote. Sono le 21:30 quando decide di scendere, ma solo per rifugiarsi al Caffè degli Svizzeri: un espresso, qualche selfie, altre chiacchiere. Alle 21:40 – quaranta minuti dopo l’orario previsto – finalmente prende posto sul palco. Il pubblico e gli organizzatori e l’altro relatore? Pazienti, forse troppo.

Pisto: la resistenza delle idee
Moreno Pisto rompe gli indugi e, microfono alla mano, risponde alle domande della Cassiani denunciando «il degrado intellettuale che si nutre di like», spronando a un giornalismo più rigoroso: «Se non so di cosa parlo, non la tocco» e spiegando cosa intende per “lucidismo”.
E poi arrivò lui
Corona esordisce con un laconico «Buonasera a tutti» e, appena Sonia Cassiani gli chiede conto della celebre (falsa) notizia sulla morte di papa Francesco, dà il peggio di sé. Segue estratto testuale del battibecco:
Sonia Cassiani: «…abbiamo qui Corona, spesso preso in giro sui social perché ha detto che papa Bergoglio era morto…»
Corona: «Non credo di essere venuto qui per rispondere a una showgirl dai capelli rossi che mi chiede del Papa».
Cassiani (sorridendo, ma visibilmente a disagio): «Non faccio la showgirl».
Corona: «Hai il look da showgirl, sei tutta rifatta».Il battibecco prosegue, lui non risponde alla domanda e trattandola da “oca giuliva” cerca di far credere che lei non sia aggiornata sui fatti più recenti
(…)
«Chi ti credi di essere, Corona?»

Ora, chiediamolo apertamente: con quale diritto un invitato può bullizzare una giornalista colpevole di avergli posto legittimamente una domanda certamente coerente con il tema del dibattito? In una serata intitolata alla verità nell’era dei social, il gesto appare quanto meno paradossale. O forse perfettamente coerente con il culto delle interazioni facili: l’insulto fa virale e la verità può aspettare.
Un silenzio assordante
Più imbarazzante della sceneggiata è il vuoto intorno: né Pisto né Bassioni né alcuna voce dal palco prende le distanze dalle parole di Corona. È l’ennesimo esempio di complicità per omissione, quella che trasforma l’arroganza in spettacolo e la conversazione pubblica in reality.
Solidarietà a Sonia Cassiani
A Sonia Cassiani, «soubrette» solo nella fantasia di chi non sa reggere un contraddittorio, va la nostra solidarietà. Perché la ricerca della verità – tema dichiarato della rassegna – passa anche dal rispetto di chi fa domande, non dalle passerelle in SUV o dagli insulti a microfono aperto.

Postilla: quando l’ego cancella i fatti
Nel proseguimento della serata, Fabrizio Corona è stato in parte brillante e originale, nonostante abbia più volte chiesto al suo intervistatore di ripetere la domanda perché intento a scrollare il cellulare, ma ha collezionato una serie di affermazioni discutibili. Ha dichiarato che “…che il giornalismo sia completamente morto cioè non esiste, non esiste un giornalista, non esiste un direttore di giornale, non esiste un editorialista…”. Se lo dice lui, verrebbe da chiedersi se dobbiamo prenderlo per oracolo: sinceramente, non è così. Il giornalismo esiste, resiste (anche quando viene insultato) e, a volte, fa anche domande scomode.
Non pago, Corona ha attaccato Roberto Saviano, accusandolo di incoerenza perché pubblica con Mondadori invece che con Amazon. Forse, nonostante abbia firmato dieci libri, ignora la differenza tra self-publishing e pubblicazione con una prestigiosa casa editrice. Inoltre, Saviano non “prende i soldi dalla Mondadori”, ma dai lettori che comprano in libreria e su Amazon ciò che lui scrive.

E per non farsi mancare nulla, ha riservato un’affermazione infelice anche al magistrato Nicola Gratteri, sostenendo che “il 90% delle sue inchieste finisce in assoluzioni”. Una cifra priva di fondamento, sparata con la consueta sicumera, nella speranza che nessuno controlli. SpeziaMirror lo ha fatto, risulta che molte inchieste condotte da Gratteri hanno portato a condanne storiche confermate anche in Cassazione.
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Salotto d’Europa Pontremoli 2025
