Il Genio delle Donne: Alba Donati premiata al Gabinetto Vieusseux di Firenze
Entrare nella sede del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, fondato nel 1819 da Giovan Pietro Vieusseux, mercante di origine ginevrina, è di per sé un’esperienza unica.
Ogni volta che varco il portone dello splendido palazzo rinascimentale Strozzi, dove da più di settant’anni è ormai ubicato — dopo il trasferimento dall’antico Palagio di Parte Guelfa di cui fu Direttore Eugenio Montale — sento tutto il peso della storia.
Peso dolce per chi la ama e ricorda che prima di se stesso, insignificante visitatore, Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni ne furono frequentatori durante i loro soggiorni fiorentini, mentre tra i soci stranieri che vi si abbonarono figurano Stendhal, Arthur Schopenhauer, James F. Cooper, William M. Thackeray, Fëdor Dostoevskij, Mark Twain, Emile Zola, André Gide, Rudyard Kipling, Aldous Huxley, David H. Lawrence.
Varcato l’ampio cortile per raggiungere la sala che ospita la Biblioteca bisogna avviarsi verso il fondo e aprire la porta giusta: ecco allora schiudersi la meraviglia.
Ogni anno qui, da ormai lungo tempo, si tiene la premiazione della sezione “Il Genio delle Donne” del Premio Montale Fuori di Casa, dedicato alle donne toscane che, in ogni campo, hanno espresso al massimo grado il genio femminile; e ogni anno la meraviglia si rinnova.
Quest’anno ad essere premiata è Alba Donati, una delle poetesse più significative del nostro tempo, benché tra le più schive e appartate.
Ad accoglierla, oltre a me come Presidente del Premio e a Lucilla Del Santo, responsabile della sezione, anche il presidente del Vieusseux, il senatore Riccardo Nencini, e tante persone che, malgrado l’orario non del tutto felice — le 11 di mattina — non hanno voluto rinunciare a dividere con lei questo momento di gioia.
Alba Donati: vita e opere
Ma chi è Alba Donati? Per chi non la conoscesse, qualche nota biografica:
Nata a Lucca, vive tra Firenze e Lucignana, una frazione di Coreglia Antelminelli, in provincia di Lucca. Scrittrice, poetessa, consulente editoriale e curatrice di eventi e festival, è stata dal 2016 sino al 2023 presidente del Gabinetto Vieusseux ed ha avuto la fortuna di frequentare e lavorare con maestri del calibro di Cesare Garboli, Enzo Siciliano, Mario Luzi e Piero Bigongiari.
Ha pubblicato libri di poesia: La Repubblica contadina, Non in mio nome, Idillio con cagnolino e nel maggio 2018 è uscita la raccolta delle sue poesie Tu, paesaggio dell’infanzia. Tutte le poesie 1997-2018 (La nave di Teseo), con la quale ha vinto il Premio Internazionale “Gradiva” attribuito dalla State University of New York at Stony Brook.
Ha tradotto con Fausta Garavini le poesie di Michel Houellebecq (Configurazioni dell’ultima riva, Bompiani, 2015), curato Poeti e scrittori contro la pena di morte (Le Lettere, 2001) e, insieme a Paolo Fabrizio Iacuzzi, Il Dizionario della libertà con scritti di Todorov, Savater, Cordelli, Pamuk, Yehoshua, Bauman, T.B. Jelloun e altri (Passigli Editori, 2002).
Sue poesie sono state tradotte dalla Triquarterly Review della Northwestern University of Chicago e, recentemente, Il canto per la distruzione di Beslan, tradotto dal Department of French and Italian, University of Arizona, è stato musicato dall’Orchestra Regionale della Toscana e rappresentato al Teatro Verdi di Firenze nel 2009.
La libreria sulla collina
Nel 2020 ha deciso di lasciare Firenze per dedicarsi a un progetto nuovo: aprire a Lucignana, paese abitato da 170 persone, una libreria/cottage con giardino.
Giudicata da molti come inspiegabile, se non quasi assurda, questa sua decisione è stata invece vincente: questo luogo appartato è diventato da subito meta di pellegrinaggio letterario, e la libreria è stata inserita tra le 20 librerie più affascinanti d’Europa.
Nel 2023 ha pubblicato con Einaudi il racconto di questa avventura: La libreria sulla collina, divenuto subito un caso editoriale, tradotto in dieci lingue.
Il 4 novembre uscirà per Einaudi un nuovo libro dedicato alle poetesse da lei amate: Ragazze che scrivono poesie. In esso Alba Donati ci fa conoscere l’aspetto più intimo di poetesse come Emily Dickinson, Anna Achmatova, Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska e tante altre.

La motivazione del Premio Montale
Si legge nella motivazione del Premio Montale a lei conferito:
“…evidentemente le nostre città e le nostre stesse occupazioni, anche quando sono più che gratificanti, mancano di un qualcosa, che a un certo punto della vita ci spinge a ritornare alla dimensione ridotta del borgo, ai suoi panorami, ai suoi profumi, al suo lastricato consunto.
E questo desiderio ha una sua apprezzabile diffusione proprio nelle persone di cultura, che tanto hanno dato, che hanno solide relazioni sociali e che non aspirano certo a ritirarsi, ma piuttosto a trapiantare la propria esperienza di studio e di vita in un terreno diversamente fecondo, talvolta quello indimenticato dell’infanzia.
Ed eccoci ad Alba Donati, alla forza della sua poesia, al rigore della sua critica, ai numerosi riconoscimenti, al giornalismo e alla responsabilità del Gabinetto Vieusseux che ha presieduto per lunghi anni così come Eugenio Montale ne è stato Direttore.
…Ben pochi uomini, infatti, arrivati a queste mete, avrebbero deciso di dare consistenza al sogno di aprire una libreria in un borgo di centottanta anime, inerpicato sul costone di una collina fra due torrenti.
Lunga vita alla libreria della collina, con lettori che vi salgono come a una fonte, anche quelli che, avendo già acquistato un libro on line, dopo vorranno essere parte di quella stanza di casa piena di libri, di quel giardino e della quiete del paese di Lucignana nel quale è nata e continua a nascere la poesia di Alba Donati…”
Luogo dell’anima, Lucignana, per la nostra Premiata, ancor più che geografico, dove è ancora possibile intrattenere un dialogo semplice e insieme profondo con la natura, con una terra e una comunità che non tradisce, dove tutto è autentico e
«tutto tutto conferma che sia possibile rimanere / felici a lungo, almeno a lungo ogni mattina» (in Aprire la finestrella).
Intervista ad Alba Donati
Dopo la premiazione non ho potuto fare a meno di chiedere ad Alba Franceschini (meglio conosciuta come Alba Donati) i motivi più profondi che l’hanno spinta nel 2020 a lasciare una città viva e piena di storia come Firenze per uno sconosciuto borgo delle Apuane, e la risposta è in linea con ciò che mi aspettavo:
“I motivi sono stati vari, ma il più importante è da ricercarsi nel rapporto empatico che in questo paese, che è stato quello dei miei genitori e dei miei nonni, si crea con le persone. Più volte ho detto e scritto che vivere qui è come stare non in un paese ma nella stanza di una grande casa. Se apri la finestra qualcuno ti saluta, ti interpella, se hai fame ti porta da mangiare, se hai bisogno apri la porta e sei in una famiglia. C’è un filo che tiene insieme i giovani e i meno giovani, una coesione di cui poi è difficile non sentire la mancanza.”
Ma la tua è stata una fuga?
No, non una fuga, piuttosto un ritiro dal mondo che vedevo crescere intorno a me, che non era quello che mi ero aspettata ma il suo esatto contrario. Io pensavo che questo nuovo millennio iniziasse sotto il segno della consapevolezza del riparo dell’intelligenza. Tutto è andato a rovescio. Beslan, Twin Towers, Putin, Tramp, Israele, Gaza. E l’Italia allo sbaraglio. Non volevo più tutto questo, non volevo più solo i talkshow, non volevo più vedere. Ecco la vera ragione, di cui tutti mi chiedono, che mi ha riportato di nuovo a casa dopo tanti anni. Poi ho aperto una libreria in un giardino. Volevo e voglio leggere e curare i fiori, incontrare persone benefiche, senza guerre nemmeno quelle interiori.
Nel “Canto per la distruzione di Beslan” scrivevi:

Non doveva accadere:
la coscienza individuale,
il diritto internazionale
la civiltà del male,
questa bestia sconosciuta, sopravvalutata,
Soccombente.
Dopo quello che è accaduto il 7 ottobre e dopo l’uccisione di 10.000 bambini palestinesi (per non contare donne e uomini) hai ancora speranze per questo mondo?
“Ho speranze nei giovani, forse loro riusciranno a fare ciò che noi non siamo stati capace di fare: cambiarlo in meglio.”
(Riproduzione riservata)

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