Gio 22 Gen 2026

Amsterdam, tra canali e contraddizioni: un viaggio tra arte, sex shop, biciclette e coffee bar!

Amsterdam, tra musei, canali e contraddizioni: appunti di viaggio

Amsterdam è una città che affascina e interroga. Lo fa con la sua peculiarità urbana, i suoi musei, i canali e quella singolare capacità di convivere, senza apparenti strappi, con aspetti peculiari che altrove sono ancora tabù. È una capitale che riflette lo spirito pragmatico dei Paesi Bassi: razionale, ordinata, a tratti fredda, ma al tempo stesso sorprendentemente trasparente.

Il Rijksmuseum: tra Rembrandt e velieri.

Il mio viaggio comincia da uno dei luoghi simbolo della città: il Rijksmuseum, monumentale contenitore d’arte. Ogni piano corrisponde a un’epoca precisa e le opere sono distribuite secondo un criterio cronologico e tematico. La visita è doverosa. Eppure, confesso, non ho trovato opere capaci di emozionarmi, come spesso mi accade nei musei d’Europa. La collezione è dominata da paesaggi naturalistici e urbani, e da una moltitudine di ritratti, genere in cui eccelle Rembrandt, vera star del museo, con capolavori celebri come la monumentale Ronda di notte, la Sposa Ebrea e I Sindaci della Gilda dei Mestieri. Altro pezzo forte è La lattaia di Johannes Vermeer. C’è anche un assaggino di Van Gogh con un suo celebre autoritratto ma accanto al Rijksmuseum, per gli amanti del pittore olandese, c’è un intero Museo a lui dedicato che, per overbooking, non ho potuto visitare. Tra i dipinti più interessanti, segnalo quelli dedicati alle battaglie  navali, testimonianza della centralità della marina olandese nella sua storia, anche coloniale.

Rembrandt nella sua casa.

Nel quartiere ebraico sorge il Rembrandt House Museum. E’ l’abitazione dove il pittore visse e lavorò per anni, soprattutto ai suoi celebri ritratti che gli venivano commissionati in serie dai ricchi commercianti dell’epoca. Non ci sono opere originali, ma gli ambienti sono stati ricostruiti fedelmente grazie a un inventario dettagliato redatto in seguito al dissesto finanziario che costrinse l’artista a vendere quasi tutto. Alcuni arredi autentici sono stati recuperati e restituiscono un’immagine fedele della sua quotidianità.

Overtourism e coffee shop: tra affari e fumo.

Come molte città turistiche del mondo, anche Amsterdam oggi affronta il problema dell’overtourism. Sarà stato il week end di maggio, ma il centro brulicava di visitatori, molti dei quali riversati in massa da treni e pullman. Il fenomeno alimenta l’apertura di ristoranti, pub e locali in ogni angolo. Ma a rivelare il volto più discusso della città sono i famosi  o famigerati coffee shop, dove è possibile acquistare e consumare legalmente hashish e marijuana, sono disseminati in tutta Amsterdam: nei quartieri centrali, tra i locali della movida, ma anche in zone più tranquille. L’odore, inconfondibile, guida i turisti fino all’ingresso. Al loro interno, gli avventori possono acquistare spinelli già pronti o la materia prima da fumare sul posto. Esistono anche dolci – spesso brownies – contenenti queste sostanze. La regolamentazione olandese, pur con tutti i suoi limiti, ha un merito fondamentale: colpisce alla radice il mercato clandestino e lo riduce drasticamente.

Non lo elimina del tutto, certo. Anche ad Amsterdam esistono spacciatori, ma la differenza è che sono fuori legge davvero, e questo viene chiarito ovunque, negli hotel come nei cartelli stradali: chi compra al di fuori dei circuiti autorizzati commette un reato e rischia sanzioni pesanti. In Italia, invece, la proibizione di principio convive con un mercato illegale fiorente e impunito, che possiede il monopolio della distribuzione. Il paradosso è che da noi vietando tutto, si finisce per legittimare l’illegalità. In questo senso, il modello olandese – pur con le sue contraddizioni, come il cosiddetto “turismo da sballo” e le strade che al mattino rivelano gli eccessi della notte – è comunque preferibile a quello italiano, che unisce ipocrisia normativa e totale inefficacia pratica.

Il quartiere a luci rosse: legalità e contraddizioni

Il quartiere a luci rosse è un altro esempio di regolamentazione consapevole. Innanzitutto non è un ghetto perché sorge in pieno centro e convive con abitazioni private anche lussuose, scuole e negozi di vario genere. Le sex worker lavorano in ambienti protetti, l’ho percorso di domenica pomeriggio tra passanti, famiglie con bambini, coppie e comitive di turisti di ogni età e paese. Giovani donne piuttosto avvenenti in intimo sexy si rendevano visibili e invitanti da dietro il vetro pronte a ricevere il cliente calando la tenda. Anche qui la riflessione è inevitabile. Dichiarano il reddito, operano legalmente con orari, sicurezza e igiene ed è assolutamente vietato fotografarle pena una sanzione pecuniaria ingente. Non sono costrette al freddo in periferie desolate o in situazioni di degrado come in Italia dove, invece, le norme che vietano o regolano la prostituzione vengono sistematicamente aggirate. L’assenza di una regolamentazione vera non solo non protegge le donne, ma le espone a uno sfruttamento criminale e violento e non produce all’erario e al sistema previdenziale nessuna entrata. Anche qui, inutile girarci intorno: nonostante gli evidenti limiti etici, meglio un sistema come quello olandese, che guarda in faccia la realtà, piuttosto che un proibizionismo ipocrita e pericoloso come il nostro.

 

Canali, trasparenze e architettura urbana.

Girando per Amsterdam, il colpo d’occhio più suggestivo è offerto dai canali e dagli eleganti e caratteristici palazzi che li costeggiano. Le grandi finestre che nell’insieme occupano quasi tutta la superfice della facciata sembrano pensate per catturare ogni raggio di luce nei lunghi mesi invernali. In molti casi, le case sono prive di tende, e gli interni si offrono allo sguardo del passante con sorprendente naturalezza. È anche questa una forma di trasparenza?

Il caffè (deludente) e le sorprese gastronomiche.

Non ho trovato piazze o monumenti capaci di emozionarmi quanto quelli italiani o di altre nazioni. E certo, trovare un buon caffè è un’impresa: l’espresso costa il doppio che da noi e spesso è deludente. Un cappuccino può superare i 5 euro e non somiglia affatto al nostro.

Una nota positiva sul fronte gastronomico: le friggitorie di patate, riconoscibili dalle lunghe code davanti all’ingresso. Vale la pena provarle: gustose, dorate al punto giusto, vengono consumate a ogni ora. Val la pena visitare i tanti negozi di formaggi appartenenti alla Amsterdam Cheese Company,  sono delle vere delizie, puoi assaggiarne tutte le varietà e a sorpresa ne ho scoperta una al basilico denominata “pesto verde”, una vera delizia dove il formaggio e il basilico vanno a nozze, ma c’è anche un formaggio alla birra!

Una città a due ruote.

Last but not least…chiudiamo questo reportage con le biciclette. Che nel Nord Europa e in Olanda sia un mezzo di trasporto diffusissimo non è certo uno scoop di SpeziaMirror. Non mi aspettavo, in una città piena di canali, tram e una rete metropolitana super efficiente, così tanti veicoli a due ruote con varianti adibite al trasporto di bebè e animali. Sono dappertutto e se non si fa attenzione il rischio di collisioni è elevato. Ogni strada e piazza ha sempre corsie riservate. In ogni angolo ci sono rastrelliere dove si fatica a scorgere posti liberi. Il confronto con Spezia è doveroso. Una città come la nostra, in buona parte pianeggiante, dovrebbe essere invasa da biciclette anziché da fiumi di scooter e automobili. Da anni sono annunciati degli interventi urbanistici nella zona centrale con l’obiettivo di creare delle vere corsie anziché l’attuale parodia di pista ciclabile che da Migliarina raggiunge Via Chiodo e ritorno. Anche questa estate non sembra che i lavori promessi partiranno. Forse l’Assessore competente dovrebbe farsi un viaggio in Olanda o in Belgio per capire come la mobilità urbana debba essere organizzata.

(Riproduzione riservata)

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Spezia Mirror

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