
Claudio Jaccarino racconta se stesso… di quei 10 anni in Argentina
«Giuseppe, faresti un’intervista a Claudio Jaccarino, pittore spezzino che martedì 15 aprile sarà al Centro anziani di piazza Brin per una sua conferenza sui suoi dieci avventurosi anni in Argentina?» «Paolo perché non gliela fai tu che lo conosci bene? Il tuo articolo sul poeta Renzo Fregoso è piaciuto molto ai lettori di SpeziaMirror ed anche il pezzo sulla Madonna delle tre mani, la collezione di icone del dottor Mantero in mostra al Museo Diocesano. Farai senz’altro meglio di me.» «Farò DEL MIO MEGLIO, come è il motto dei lupetti degli scout!»
Claudio Jaccarino non è stato scout, ma ha avuto ed ha ancora adesso – ha 73 anni – una vita avventurosa. Nato a Spezia nel ‘52, è pittore, scrittore e anche editore di libri.

È stato obiettore di coscienza e dirigente del partito radicale, ha partecipato alle prime marce antimilitariste in Italia. È stato attore del gruppo Comuna Baires (1969-2010). Cominciò a dipingere in Argentina nel villaggio del teatro Willaldea fondato dai pionieri- attori del gruppo (1984-1995). Nel 1985 è stato un inviato speciale in Argentina del quotidiano “L’Avvenire” in seguito alla visita del Presidente Sandro Pertini. Nel 1987 è stato ricevuto alla Casa Rosada dal presidente della Repubblica Argentina Raul Alfonsin insieme a Renzo Casali ed ai promotori del progetto di scambi culturali “Orizzonte 1992” tra Italia e Argentina. Ha lavorato come attore cinematografico al lungometraggio “Acrux”, 1991, co-produzione italo-argentina. Nel 1995 rientra in Italia.
«Claudio, cosa puoi dire in proposito?»

« Questo fu il commento del gesuita Gottardo Blasich ad uno degli ultimi spettacoli del gruppo: “Tra i temi costanti della ricerca della Comuna Baires ritornano… lo sgretolarsi di una identità sociale e personale, la vanità di giustificazioni basate sul benessere, sul progresso, sul successo, la denuncia amara delle velleità rivoluzionarie, l’esigenza insopprimibile di scoprire uno spazio di rapporti autentici.”»
Tutta la traiettoria teatrale dei due spezzini Teresa Ricco e Claudio Jaccarino potrebbe essere comprensibile dentro la categoria di “Antropologia del tempo presente”.
«Eravamo a Milano con la Comuna Baires e negli anni settanta il rapporto fra gruppi teatrali dell’est e dell’ovest avevano la difficoltà di cooperare con i gruppi dei paesi oltre la cortina di ferro. Negli anni ottanta ragionavamo sull’ipotesi di un diverso rapporto fra i paesi del Nord e del Sud del mondo. Così nacque l’ipotesi di un villaggio in Argentina. Un villaggio teatrale/antropologico dei bambini.»
Teresa e Claudio, con altre tre famiglie italiane, daranno vita a un progetto di volontariato (autofinanziato dagli stessi attori e protagonisti) …e trascorreranno 10 anni in Argentina fino al 1995. È stato il villaggio dell’incontro, con tutte le difficoltà e le scomodità dell’impresa. Italiani emigrati in Argentina. Un’altra lingua, cittadini convertiti in campesinos, inizi molto duri…

«I bambini che cominciano a nascere …sono tutti maschi. I nostri bambini ci fecero decidere per la creazione di un asilo bilingue per mantenere la doppia lingua… Bambini anche molto piccoli montavano a cavallo. Con il cavallo, in un periodo in cui lavorai a Buenos Aires come insegnante, andavo alla stazione per prendere il treno, mi toglievo gli stivali infangati, indossavo le scarpe buone e mi presentavo alla classe.»
«Come fu che tornasti in Italia?»

«Questo forse lo dirò a chi verrà ad ascoltarmi alle 17:30 di martedì al Centro anziani di piazza Brin a Spezia in via Filippo Corridoni 7. Avrò un’ora buona per raccontarmi e dire di come sono approdato all’Acquarello Relazionale, che è il sottotitolo della mia conferenza, che mi darà l’occasione per presentare il mio lavoro editoriale con la collana I GRANCHI dell’editrice LA MEMORIA DEL MONDO, e i suoi molti libri illustrati dalle opere del Laboratorio di Cromografia con il quale collabora l’amico pittore Max Masa, di origine svizzera ma residente a Milano. Siamo nel quartiere Giambellino, dove io e Teresa abbiamo due laboratori, uno mio di pittura ed uno suo di scultura e ceramica, in cui entrambi teniamo corsi che ci aiutano a mantenerci e che offrono occasioni di relazione, che è il nostro scopo ideale per il quale lavoriamo. Io tengo anche stage di acquerello facendo trekking oppure camminando per le calli di Venezia o per i sentieri del nostro Levante ligure, Cinque Terre, Portovenere, Lerici, Piazza Brin.»
«Cosa ti porta a Spezia così spesso?»
«Qui vive mia madre, che è quasi centenaria. Qui sono nato e i luoghi della nostra città mi sono cari e piacciono molto anche ai milanesi che mi seguono, sono aperti a chiunque, però io, per la mia impostazione personale, mi sento cittadino del mondo. Amo molto Venezia, ne ho dipinto molti dei miei acquarelli.»
«Una canzone di Enzo Gaia e Giovanni Ricchetti, “Filastrocca sul lungomare”, che ha vinto l’edizione del Cantaspezia 2023 per il voto popolare, ti ha visto comparire al Faro del Molo Italia nel tuo ruolo del pittore che “guarda il tramonto come fa su uno scoglio un bambino”. Enzo Gaia ti saluta.»

«Spero tanto di rivederlo martedì al Centro anziani. Come lui, credo anch’io che la Fantasia e la Bellezza aiutino a farci superare quei momenti difficili che possiamo incontrare, ma sono convinto che il destino, o il karma, ci fornisca prove che possiamo sopportare, per quanto possano essere dure. Con le relazioni, con tanti amici, è più facile. In amicizia, propongo anche agli spezzini di partecipare a La Spezia, Lerici, San Terenzo, Fiascherino, Tellaro, Le Grazie e Portovenere ai nostri Acquarelli all’acqua di mare nel Golfo dei Poeti – colore e gesti, poesia e ritratto, sogni e (di)segni con Claudio Jaccarino – Tel 338 4576147 claudiojaccarino@gmail.com – agli stage spezzini nei giorni 19-29/04, 24-25/05, 14-15/06, 13/07 e 9-10/08.»
«A proposito di Bellezza, so che il Giambellino non è una delle periferie migliori di Milano, ma il Laboratorio di Cromografia ha una sua presenza viva che migliora il paesaggio.»
«Non è un vero progetto, ma noi spesso dipingiamo all’aperto, tra la gente, nei bar, facciamo ritratti su qualunque pezzetto di carta, spesso sui sottobicchieri della birra. Viene con me il poeta Paolo Vachino, che mentre io parlo con il mio nuovo modello in posa, gli ritrae un profilo psicologico in versi. Ho visto persone piangere di commozione. È questa la nostra “Ritrattologia poetica”.»
«So pure che cercate di migliorare il paesaggio degradato»

«Beh, affiggiamo i nostri acquerelli ai pannelli esterni dei cantieri, a quelli di un cinema a luci rosse chiuso da anni, dipingiamo le saracinesche dei negozi chiusi per cessata attività.»
«È strano immaginare che un pittore, che solitamente è attaccato alla sua opera, ne è geloso, ne detiene i diritti autoriali, la esponga alla caducità dovuta alle intemperie, alla pioggia, ai vandalismi operati dai bambini che li strappano. Non ti dispiace che vadano perduti?»
«Di fatto ho creato lungo tutta la via una galleria che è a disposizione di ognuno. Per lungo tempo qualcosa di simile è stato un mio sogno. Ho attaccato i ritratti delle persone – e alcuni loro pensieri – che abbiamo realizzato nel nostro atelier di via Giambellino. I ritratti fatti su carta da giornale sono opere uniche. Mi chiederai cosa vuol dire lasciare andare il proprio lavoro. Non c’è possesso in quello che facciamo, semplicemente, una volta realizzato il dipinto, per la maggior parte delle volte, non ci appartiene più.»
«Un’anomalia quasi rivoluzionaria.»

«È un modo di pensare alle decine di migliaia dei nostri acquarelli che in una delle precedenti sedi del Laboratorio hanno subito un terribile temporale estivo che ha allagato la sede e che li ha distrutti e ho potuto salvarne molti grazie al lavoro gratuito dei molti amici che sono venuti ad aiutarmi. Tutto passa. Quello che si lascia permette al nuovo di prenderne il posto, e gli amici contano più delle cose.»
Claudio Jaccarino è così. Lo siamo anche noi de IL DONO SOSPESO, gruppo Facebook del dono culturale che viene condiviso dal 2020 del coronavirus. Cinque anni che sono diventati uno stile di ricerca e dono della Bellezza, in amicizia.
Per chiudere, una singolare storia di Claudio e del destino che lui mi ha raccontato e che ritrovo anche sul suo libro “Acquarello Cinese, il diario di Monte Lu”.
«Claudio aveva passato un paio di giorni lavorando per un dipinto su commissione a tecnica mista, cioè ad acquarello e a collage. Ha tagliato, composto e incollato opere proprie e di amici, ha incollato francobolli comprati apposta per la sua idea, ha incollato, strappato, dipinto, cancellato e ridipinto sopra di nuovo. Finalmente soddisfatto del lavoro, lo impacchetta con cura e attraversa la città per andare dal corniciaio, pensando a nuovi progetti. Arrivato dal corniciaio, aperto il pacco, il dipinto non si trova. Impossibile, pensa – avrò fatto il pacco dimenticandomi di inserire il dipinto. Torna in studio riattraversando la città ma il dipinto non si trova. Perso irrimediabilmente, pensa. Rabbia e frustrazione. Quella stessa sera sul suo telefono verso mezzanotte riceve un messaggio da sconosciuti: Sono Beatrice, lei è Claudio Jaccarino? Per caso ha mica perso un acquarello quest’oggi? Beatrice aveva visto l’acquarello sulle scale della metro calpestato dai passanti e, raccoltolo, aveva, tramite la firma, fatto una ricerca ed era arrivata fortunatamente al suo numero di telefono. Ma questa era solo una delle fortunose coincidenze, perché Beatrice lavora presso l’HOAA (House of Art & Artist) che poi ha invitato Claudio e Max (Massimiliano Masa, uno dei pittori ex allievi e ora collaboratore a tutti gli effetti) a partecipare al sesto “Lushan international watercolor art festival” in Cina. Conoscere Beatrice ed andare in Cina, tutto grazie ad un acquerello perso».
By Paolo Luporini

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