
L’incontro alla Palmaria e l’atmosfera di Punta Secco
Arrivano a frotte le signore di PV, cambiate e ben vestite, ed in mezzo a loro c’è anche lui , Franco Arminio il poeta paesologo; si dirigono verso lo stabilimento il Gabbiano a Punta Secco sull’isola Palmaria: è lì che si svolgerà il reading o meglio l’incontro con il poeta. Mi affretto a prendere posto sulle sedie già predisposte sulla spiaggia di nudi sassi di fronte a quella meraviglia, come una perla tra le valve di una conchiglia, tra cielo e mare e terra che è il paese di Portovenere a fare da sfondo. Arriva anche il pubblico dalla Spezia, con il traghetto gratuito offerto dall’organizzazione della rassegna culturale Altre voci del mare; anche questa volta si nota una netta prevalenza del pubblico femminile; giovani e meno giovani prendono posto non prima di aver acquistato almeno uno dei libriesposti sul banco della Libreria LiberiTutti, gestito da Gaia Fabbri e dai suoi collaboratori. Franco Arminio si rende subito disponibile per il firmacopie; non resisto, mi avvicino con la scusa di una sua dedica sul libro appena acquistato e gli porgo il mio Isole vicine, la mia prima silloge poetica dedicata principalmente alla Palmaria. Mi ascolta attentamente, il tempo di una dedica e di qualche foto, mette via e procede con la lunga fila di signore adoranti. Non manca nessuno, tutti presenti e attenti; una breve introduzione della Sindaca di Portovenere Francesca Sturlese e poi le due ideatrici della nutrita settimana culturale Cristina Dell’Acqua e Claudia Massi presentano il famoso poeta, capace di catturare il suo pubblico a distanza (vive in Irpinia) dalle pagine dei suoi libri, ma anche da Facebook dove ogni giorno, instancabilmente, trasmette i suoi reel, parlando al cuore della gente con le sue poesie ad alto contenuto umano.
La poesia condivisa e il richiamo della Liguritudine
Per prima cosa stende la bandiera della pace sugli aridi sassi a me tanto cari per la loro essenzialità e per essere il simbolo dell’asciutta liguritudine salmastra. La lettura delle poesie tratte dai suoi libri scorre velocemente: siamo invitati ad applaudire alla fine, perché – dice – non saranno tutti capolavori… Si presenta, si svela con molti aneddoti ironici sulla sua vita, dall’infanzia con la mamma che ripeteva spesso “Noi simmo sfortunati!” al papà che non credeva in lui e morì proprio quando Franco stava diventando famoso e i suoi libri cominciavano ad essere venduti.
A sorpresa poi invita qualcuno a leggere una poesia; sono titubante, aspetto. Però insiste, chiede: non c’è qualcuno che scrive qui? Alzo la mano. Mi invita ad andare vicino a lui, mi porge il microfono. Non ho portato nulla con me e sono costretta a chiedergli il mio libro; me lo passa e appena superato l’imbarazzo nella scelta della poesia, leggo Isola, la mia dichiarazione d’amore per la Palmaria, il mio luogo dell’anima.
Ho capito che ha voluto concedermi uno spazio e lo ringrazio. Dopo di me, un altro spettatore recita una poesia d’amore.
Ricordo di aver sempre apprezzato i suoi versi da subito, da quel libro “Cedi la strada agli alberi” che mi aveva colpito per il suo titolo originale, che parlava subito di natura e di ambiente, argomenti molto sentiti e ispiratori anche per me che negli stessi anni cominciavo a pubblicare poesie sul nostro paesaggio. Lo trovavo originale e coinvolgente, alla ricerca di una preziosa connessione con tutto ciò che ci circonda.
La cura del mondo e l’appello per l’isola Palmaria
Durante il reading, apprezzo la gentilezza che emerge via via dalle sue poesie, dagli inviti rivolti al pubblico: leggete qualche verso prima di mangiare, imparate a memoria le poesie che vi faranno compagnia, rifuggite la falsa connessione offerta dai cellulari, visitate qualche piccolo paese dell’entroterra e parlate con gli anziani, visitate i cimiteri e portate ogni volta un morto a fare un giretto con voi… poi ci coinvolge tutti nel recitare a memoria versi di grandi autori e nel cantare brani di canzoni famose. Lancia un appello perché la gente si ritrovi sulle spiagge a cantare insieme ( come già succedeva ai tempi della nostra gioventù, siamo coetanei), parla di temi attuali e dolorosi, come l’omaggio della pistola di Erdogan , legge la sofferta poesia sui bambini di Gaza. Parla soprattutto di cura, la cura che deve coinvolgere gli umani, ma anche gli elementi naturali, gli alberi, i campi, i paesi…l’isola Palmaria, verrebbe da dire! Chissà se Franco Arminio conosce le travagliate vicende che l’hanno portata vicino all’orlo del disastro ambientale, l’isola patrimonio Unesco, parte del Parco Regionale di Portovenere e quindi, coerentemente, destinata ad un futuro naturalistico a vantaggio soprattutto delle nuove generazioni, chissà se conosce l’impegno e la passione che tanti di noi hanno profuso per salvare questo lembo di terra che per molti spezzini costituisce un elemento identitario e comunque è per tutti un piccolo pezzo di Universo…
Il tempo vola e il reading si conclude; ancora un firmacopie e poi tutti al rinfresco nei locali del bar. Prima di rientrare in una fantastica e specchiata notte estiva, c’è ancora il tempo per uno scambio di opinioni con il Poeta che mi esprime il suo incoraggiamento a continuare la nostra lotta per la cura dell’isola ed io ne faccio tesoro.
Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.Da Cedi la strada agli alberi, ed. Chiarelettere 2017
Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, centro dell’Irpinia orientale in provincia di Avellino. Collabora con diverse testate locali e nazionali come “Il Manifesto”, “Il Mattino” di Napoli, “Ottopagine”, “Corriere del Mezzogiorno”, ed è animatore del blog “Comunità Provvisoria”. Paesologo, Arminio racconta i piccoli paesi d’Italia, e ha realizzato anche vari documentari. Nel 2009, con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza) ha vinto il Premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture”. Nel luglio 2011, con Cartoline dai morti (Nottetempo) ha vinto per la seconda volta il Premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture”. Tra i suoi libri: Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), Circo dell’Ipocondria (Le Lettere, 2006), Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 2008), Poeta con famiglia (Edizioni d’If, 2009), Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta (Laterza, 2009), Cartoline dai morti (Nottetempo, 2010), Oratorio bizantino (Ediesse, 2011, prefazione di Franco Cassano), Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori, 2013), La punta del cuore, una raccolta di poesie dedicate alla madre (Mephite, 2013), Nuove cartoline dai morti (Pellegrini, 2016), Lettera a chi non c’era (Bompiani, 2021), Studi sull’amore (Einaudi, 2022), Canti della gratitudine (Bompiani, 2024), Accorgersi di essere vivi. Un breviario per chi ha perso la via (Ponte alle Grazie, 2024).

