Tallinn mi ha insegnato che viaggiare serve soprattutto a guardare meglio casa nostra. Dall’Estonia non torno con l’elenco dei monumenti visitati, ma con alcune domande che mi piacerebbe porre anche alla Spezia. Perché un viaggio, se è davvero utile, non cambia solo il modo di vedere un luogo nuovo: cambia anche il modo di guardare quello da cui si proviene
Quando sono arrivato a Tallinn, le prime impressioni sono state quelle che ho già raccontato (leggi qui): una città ordinata, pulita, sicura, con un centro storico medievale , patrimonio Unesco, che sembra uscito da una cartolina ma che non appare mai artificiale. Dopo qualche giorno, però, mi sono reso conto che ciò che mi porterò a casa non saranno tanto i monumenti o le fotografie, quanto alcune riflessioni nate quasi per caso.
Il museo che racconta il mare… facendotelo vivere
Una delle visite che mi ha più entusiasmato è stata quella al Seaplane Harbour (Lennusadam), il grande museo marittimo di Tallinn ospitato negli storici hangar per idrovolanti costruiti all’inizio del Novecento.
Non è il classico museo dove si leggono pannelli e si osservano oggetti dietro una teca. È un’esperienza immersiva: si attraversano secoli di storia della navigazione, dalle imbarcazioni tradizionali baltiche ai reperti archeologici di epoca vichinga, fino ad arrivare alla possibilità di entrare all’interno del sommergibile Lembit, uno dei pezzi più spettacolari della collezione. Vederlo dall’esterno impressiona. Entrarci è un’altra cosa.
Percorrere gli stretti corridoi, osservare gli spazi minuscoli in cui vivevano gli equipaggi, immaginare mesi trascorsi sott’acqua fa comprendere molto più di qualsiasi libro cosa significhi davvero la vita di un sommergibilista.
Ed è stato inevitabile pensare alla Spezia.
Il Museo Tecnico Navale rappresenta una parte fondamentale della nostra identità cittadina e custodisce autentici tesori, primo fra tutti la splendida Sala delle Polene. Ma il confronto con Tallinn evidenzia quanto oggi un museo debba essere anche esperienza, coinvolgimento, narrazione.
Non è una critica alla Marina Militare, il cui core business non è certamente quello di gestire musei. Semmai è una riflessione su quanto sarebbe importante che il progetto di riqualificazione da affidare a una cordata di imprenditori locali, di cui si parla ormai da tempo, possa finalmente trovare una concreta realizzazione. Il Museo Navale possiede un patrimonio straordinario; forse è arrivato il momento di raccontarlo con strumenti innovativi, immersivi e all’altezza del suo valore.
Noblessner, il mare che torna alla città
Dal Seaplane Harbour ho raggiunto Noblessner, l’ex quartiere industriale e cantieristico affacciato sul Baltico. Qui, dove un tempo si costruivano sottomarini per l’Impero russo, oggi sorgono passeggiate sul waterfront, ristoranti, spazi culturali e nuovi edifici residenziali. Divertente il villaggio di Igloo con sauna incorporata e conseguente tuffo nel gelido Mar Baltico
Il contrasto tra le strutture industriali recuperate e l’architettura contemporanea racconta bene il fermento di Tallinn: una città che non cancella il proprio passato, ma lo riutilizza per costruire il futuro. Anche questo, per una città di mare come la Spezia che aspetta da anni di appropriarsi degli spazi di Calata Paita, è uno spunto interessante: quanto dovremo ancora attendere per riprenderci ciò che è nostro? Chi è già in campagna elettorale si prepari a fornire risposte adeguate a questo quesito.
Un prato non è soltanto erba
Un’altra esperienza che mi ha fatto riflettere è stata la visita al Parco di Kadriorg, il grande polmone verde voluto dallo zar Pietro il Grande e oggi uno dei luoghi più amati dagli abitanti di Tallinn. Era un pomeriggio caldo. Sotto gli alberi, decine di ragazze, donne, famiglie e bambini erano distesi sull’erba a leggere un libro, chiacchierare, riposarsi o semplicemente godersi l’ombra. Una scena normalissima.
Eppure, osservandola, il pensiero è corso inevitabilmente alla discussione che nelle ultime settimane ha animato il dibattito spezzino. Qualcuno ha osservato che i Giardini Pubblici della Spezia sono, appunto, un giardino e non un parco. È un’obiezione che merita di essere superata. Giardini e parchi non sono necessariamente in antitesi. Possono convivere nello stesso luogo, se lo spazio viene progettato e gestito con intelligenza.
Kadriorg ne è la dimostrazione. È uno dei luoghi simbolo di Tallinn, con viali alberati, aiuole curate, giardini formali, laghetti, boschetti e ampie distese d’erba dove famiglie, studenti e anziani leggono, riposano, fanno un picnic o semplicemente cercano un po’ di fresco. Nessuno ha la sensazione che il decoro venga meno perché le persone vivono quello spazio.
È proprio questo il punto. Un’area verde urbana può essere, contemporaneamente, bella da vedere e piacevole da vivere. Non si tratta di scegliere tra tutela e fruizione, ma di trovare un equilibrio. Con le estati sempre più calde che stiamo vivendo, forse anche alla Spezia dovremmo iniziare a ripensare i nostri giardini del secolo scorso immaginando che siano luoghi da virere.
Lahemaa, dove la natura detta il ritmo
Tra le esperienze più intense c’è stata l’escursione nel Parco Nazionale di Lahemaa, a circa cinquanta chilometri da Tallinn, il più grande e antico parco nazionale dell’Estonia. Passerelle in legno attraversano vaste torbiere; i pini e le betulle emergono da un paesaggio d’acqua e muschio; sentieri perfettamente segnalati conducono a cascate e tratti di costa quasi incontaminati.
È una natura rispettata prima ancora che protetta. Non ci sono grandi infrastrutture invasive, e il visitatore ha la sensazione di entrare in un ambiente che conserva ancora il proprio ritmo originario. Insieme alla guida c’erano altri visitatori tra cui una donna di New York che sta trascorrendo un mese in ciascuna di diverse capitali europee. Con lei ho avuto una lunga conversazione sulla situazione politica degli Stati Uniti, sulle prossime elezioni di midterm e sulla guerra in Medio Oriente. Le sue visioni sono state dirette, senza esitazioni.
Alla domanda su Donald Trump, mi ha risposto: “Trump è uguale a Mussolini.” Quando le ho fatto notare, con una battuta, che furono proprio gli americani a contribuire a liberare l’Italia dal fascismo, ha sorriso amaramente, lasciando trasparire più preoccupazione che ironia.
Parlando delle elezioni di midterm, non ha mostrato particolare fiducia nella capacità di un cambio di maggioranza di modificare radicalmente la situazione politica americana. E sulla guerra contro l’Iran è stata ancora più netta: l’ha definita “antidemocratica e anticostituzionale.”
Una piccola nazione che guarda avanti
L’Estonia conta appena 1,3 milioni di abitanti. Numeri minuscoli se confrontati con quelli di molti Paesi europei. Eppure trasmette l’idea di una nazione dinamica. Accanto agli edifici storici sorgono nuovi alberghi, grattacieli, quartieri moderni. Tallinn è una città che cresce, investe e guarda al futuro.
Naturalmente la storia pesa ancora. La Russia è appena oltre il confine e l’Estonia conosce bene cosa abbia significato vivere per decenni sotto l’Unione Sovietica. COme ho già scritto (leggi qui) la vicinanza della guerra in Ucraina qui si percepisce molto chiaramente.
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