Gio 14 Mag 2026
Hiro Sculpture con una sua opera in marmo di Portoro

Vita nomade, ispirazione artistica e la scelta radicale di abitare tra le colline di marmo nero: il racconto dello scultore Hiro

Hiro, nome d’arte di Andrea Lorenzon, nasce in provincia di Udine e cresce a Milano, dove si forma come designer. Dopo un’esperienza professionale nel settore bancario, inizia a seguire i genitori in un progetto di cultura biologica che lo porta a viaggiare spesso in camper. Proprio grazie a questo stile di vita scopre una dimensione di estrema libertà, fatta di esplorazione del mondo esteriore e di ricerca interiore. Pellegrino per vocazione, ha vissuto e viaggiato tra Inghilterra, India, Messico e Spagna, fino a trovare nel Golfo della Spezia la materia e l’ispirazione perfette per la sua arte.

L’incontro con il Portoro avviene quasi per caso a Carrara, dove resta colpito da una scultura nera con venature dorate. Da lì nasce un’ossessione creativa che lo conduce a contattare una cava locale per lavorare il suo primo blocco, anche se solo di scarto. Da quel momento, Hiro sceglie il Muzzerone come laboratorio a cielo aperto e fissa, già da alcuni mesi, il suo camper sulle alture delle Grazie. Oggi è un graziotto d’adozione, legato indissolubilmente alle ultime cave di marmo portoro ancora attive. Le sue opere – in cui il nero profondo e le striature d’oro diventano metafora di vita e di resistenza – raccontano una sfida continua fatta di disciplina, ascolto e intuizione artistica.Ha scelto di vivere a pochi passi dalle cave del Portoro, nel territorio delle Grazie nel Comune di Portovenere, dove questa pietra unica al mondo affiora dalle montagne e racconta la sua storia millenaria. Hiro, artista e scultore, ha trovato in questo marmo nero venato d’oro non solo una materia da lavorare, ma una compagna di viaggio, un mezzo espressivo capace di restituire emozioni e profondità.

Lo abbiamo incontrato per farci guidare da lui alla scoperta del Portoro, tra tecniche di estrazione, lavorazione artistica e significati interiori.

Parlaci del Portoro?

È un elemento che, già di base, per come si presenta nelle cave, è fratturato, frammentato. Immaginiamoci di seguire, idealmente, il formarsi di questa pietra tra le varie ere geologiche: il fondale marino se ne stava tranquillo, fino a quando la zolla tettonica ha creato pressioni tali per cui questo fondale subisce compressioni, la terra si modifica, nascono nuove formazioni di roccia: le Alpi Apuane, per esempio, il nostro fondale si è piegato, come fosse una stoffa che si stropiccia creando delle venature, dei filoni veri e propri che conferiscono movimento alla pietra, una sorta di anima.

Il Portoro è solo una fascia all’interno di una cava bianca prima e bianca dopo. Quando si va in mare, in quel tratto di costa che dal Tinetto raggiunge il Ferale si possono notare proprio queste rocce che, in alcuni punti, diventano nere e, sapendo dove guardare, si possono individuare proprio le onde della pietra. Nel disegnare questi movimenti, la pietra si è fratturata.

Come mai hai scelto proprio di lavorare il Portoro?

Mi interessava il nero. Questo fondale scuro che deve vedersela con le varie sedimentazioni degli anni, delle ere, dei movimenti subiti. Quando io tocco la pietra, quando la modello, creo delle vere e proprie danze con le mie mani, che riprendono la danza di tutte queste pieghe, di cui si parlava prima, quasi come quei volti rugosi scavati da tempo e fatica, gioie e dolori, come ciascuno di noi. In ogni essere umano ci sono fondali scuri, perché troppo profondi, per essere esplorati, eppure proprio lì si può trovare la venatura d’oro, la preziosità. Io sono un artista e lavoro la pietra per offrire un messaggio a tutti coloro che vorranno avere nelle loro case, nella loro vita, un po’ del mio lavoro, ma questo significa anche che questa forma ha parlato alle loro profondità lanciando un raggio di luce d’oro, là, dove nessun’altro potrebbe arrivare. Ogni opera parla a chi la osserva come ha parlato a me mentre la modellavo, la pietra ha dentro la vita e deve trasmettere vita.

Quali sono, dove, le cave di Portoro, oggi?

Ne abbiamo varie: una sul monte Muzzerone e due sul monte Castellana però dal versante che va verso Campiglia. Al momento, altre cave aperte non ne abbiamo. In passato se ne trovavano diverse decine, sia sul versante del promontorio di Portovenere fino al Parodi, ma anche alcune piccole cave nella zona di Lerici.

Quali sono i metodi d’estrazione di questa pietra così particolare?

La grande difficoltà è proprio l’estrazione del Portoro perché, essendo un marmo non del tutto marmorizzato, la sua consistenza è molto friabile ed occorre una particolare attenzione per non rovinarlo.

Importante trovare la giusta venatura. Per fortuna possiamo contare sulle tracce di coloro che hanno scavato prima; sai che, più o meno, è parallela alla linea di costa e dal Monte Parodi va verso Palmaria e Tino. Gli antichi, che mancavano dei moderni strumenti, erano soliti praticare dei tunnel con dell’esplosivo fin dove calcolavano che avrebbero intercettato questo filone; una volta raggiunto capivano come seguirlo ed estrarlo. Oggi, il metodo di estrazione è rimasto molto simile anche se ci possiamo avvalere di macchinari per poter procedere con l’estrazione. Segui le tracce, ma poi il portoro si può disassare e sembra di perdere il filone; quindi, si deve procedere con ulteriori perforazioni per riprenderne il filone, quindi con dei carotaggi si scava fin quando dalla cava esce nuovamente polvere scura e quello è il segno che si è sulla strada giusta. A questo punto, con complessi strumenti moderni, tagli, togliendo il materiale bianco di scarto, fino a quando riprendi la traccia, ma questa significa trovare del nero che, pian piano avrà delle inserzioni bianche, poi rosa avvicinandoci al centro e solo in seguito le preziose inserzioni d’oro. Anche queste non sono omogenee: ne abbiamo una serie da sette, poi magari uno spazio nero, poi altre cinque, poi altro nero. Questa è la vera difficoltà per l’estrazione di un blocco di pietra omogeneo, ma anche ciò che rende il Portoro tanto prezioso.

Hiro, come lavori questa pietra?

Questa è una domanda a cui si può rispondere su più livelli: come artigiano uso uno strumento diamantato per poter tagliare. Come artista uso principalmente gli occhi: quando hai davanti la pietra devi saperle guardare dentro, capire cosa desidera esprimere. Poi le mani: il tatto è importantissimo per entrare in relazione con la materia che ti prepari a lavorare. A questo punto ci sono due approcci: puoi scegliere, o tentare, di dominare la pietra, di modellarla con la tua miope visione di mestierante; oppure, decidi di ascoltarla, toccarla, assecondarla. La pietra si lavorerà da sé stessa. Quando farai cadere il martello sulla sua superficie, sarà per capire quale direzione ha in sé stessa e non per imporre la tua.

A questo punto viene spontaneo pensare a Michelangelo che davanti al suo Mosè, lo affronta proprio come se fosse capace di parlare punendolo per il suo ostinato silenzio. Quel sottile soffio di vita che lo scultore non riesce ad infondere, lo costruisce ogni persona che guarda il capolavoro di Michelangelo così come si guardano le opere di ogni scultore, anche di Hiro.

Il piacevole ed interessante incontro con Hiro, nome d’arte che lo scultore ha chiesto di mantenere per tutta la stesura dell’articolo, ci fa anche comprendere quanto sia prezioso e complesso il nostro Portoro. Questa preziosità, la decliniamo con il prezzo di mercato delle opere che un artista realizza.

Cenni sul Portoro: E’ una varietà di marmo policromo dall’aspetto molto elegante usato sin dai tempi dei Romani, principalmente nella città di Luni, era diffuso a Genova già durante il medioevo, e dal secolo XVII divenne molto utilizzato nei palazzi religiosi di tutta Italia. Alcuni esempi di chiese che hanno il Portoro sono San Pietro in Vincoli, San Paolo Fuori le Mura e San Giovanni Laterano. Il marmo di Portovenere iniziò ad essere conosciuto all’estero alla fine del XIX secolo, particolarmente in Francia, Belgio e Svizzera, per ornare palazzi e castelli come quelli di Versailles, Marly e Compiegne e il palazzo reale del Principato di Monaco. Anche il Paramount Theatre negli Stati Uniti sfoggia il marmo di Portovenere nei suoi interni.

Per saperne di più su Hiro e il Portoro leggi qui

In copertina cave di Portoro

Hiro Sculpture: Hiro@email.com – Instagram: Hiro.Sculpture – tel 3285928223

(Riproduzione Riservata)

 

 

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