
Dalla presenza a SeaFuture alle contestazioni degli orchestrali: la nomina di Beatrice Venezi continua a dividere.
Tra gli ospiti culturali di SeaFuture è comparsa anche Beatrice Venezi, presentata come una delle più giovani e affermate direttrici d’orchestra del panorama internazionale, appena nominata Direttore Musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Nella serata inaugurale della manifestazione, con un elegante tailleur pantalone rosa pallido, ha affiancato il Maestro Antonio Barbagallo nella direzione della Banda della Marina Militare a bordo della Nave Trieste.
La presenza spezzina della Venezi non ha certamente smorzato il clima di polemiche che da giorni accompagna la sua nomina alla Fenice: un incarico prestigioso contestato anche dagli stessi orchestrali che dovrà guidare, i quali hanno firmato una dura lettera chiedendone la revoca, denunciando “modalità e tempistiche che hanno calpestato ogni principio di confronto e trasparenza”.
Un tema, quello della difficoltà per le donne di affermarsi nel mondo della musica classica, che SpeziaMirror aveva già affrontato pochi mesi fa nell’intervista di Marisa Vigo a Giovanna Tatò, giornalista, scrittrice ed esperta musicale. Nel suo libro Porte Chiuse – Lettera ai genitori, Tatò racconta la storia della madre, Erminia Romano, prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di Direttore d’orchestra, il cui talento indiscusso fu ostacolato proprio dal pregiudizio di genere. Alla luce di queste vicende, è stato naturale tornare a interpellare Giovanna Tatò e chiederle un’opinione su questa querelle che continua, anche alla Spezia, a dividere il mondo musicale e l’opinione pubblica.
Nella carriera di direttore d’orchestra quali sono i passi artistici e istituzionali che portano alla direzione musicale di un teatro lirico-sinfonico?

Un direttore d’orchestra è un apice, non tiene soltanto in mano, più o meno bene, una bacchetta. Ha una cultura musicale ampia che esprime nel dare agli orchestrali la propria interpretazione del compositore e, al pubblico, può restituire un autore, un’epoca, trasportandolo in una conoscenza e in una dimensione superiori. Ma può andare oltre ricoprendo altri ruoli, come ad esempio, quello di direttore musicale di un teatro. Un teatro lirico di grande tradizione come La Fenice ha bisogno di un direttore musicale che sia un direttore d’orchestra con grande esperienza artistica di livello, con una propria visione della musica e un programma di concerti a sostegno di questa visione da proporre al pubblico. Starà in quel teatro a lungo, ha per le mani la grande occasione di rendere servizio alla Musa forse più importante. Porterà innovazione o tradizione o, anche, un mix: deve comunque avere una spinta profonda e riconosciuta, una solidità professionale incontestabile. La sua figura e il suo programma devono essere un onore acclarato per quel teatro. So di diversi direttori d’orchestra che non sono riusciti a diventare direttori musicali di un teatro lirico-sinfonico per carenza della qualità principale: essere stimati e ammirati dagli orchestrali. Mancavano di empatia e, soprattutto, non riscuotevano la loro fiducia professionale. Gli orchestrali sono professori di alto livello musicale, suonano da anni nell’orchestra di un teatro, hanno esperienza e hanno lavorato con più direttori d’orchestra. Le orchestre sinfoniche hanno una precisa identità, una storia, che vanno rispettate. Alcune orchestre sono addirittura mitiche, come i Berliner Philarmoniker: è l’orchestra che sceglie i direttori musicali. Questa empatia fra direttore d’orchestra e orchestrali, necessaria anche nel direttore musicale, è la prima qualità che occorre per assicurare stabilità a un teatro lirico-sinfonico, anche presso il pubblico. A volte è immediata. La figura del sovrintendente del teatro è, invece, la figura che amministra un patrimonio materiale e culturale accumulato dall’orchestra, dalla storia del teatro e dei direttori d’orchestra e i solisti che vi sono passati. È il gestore dei contratti, degli ingaggi, delle scelte di tutti i generi. Il direttore musicale viene scelto dal sovrintendente fra vari direttori d’orchestra possibili in base a dei criteri che dovrebbero essere a favore dell’accrescimento del prestigio dell’ente che dirige ma il sovrintendente viene nominato dalla politica, dal Ministero della Cultura, e qui le cose si complicano. Il criterio meritocratico, che dovrebbe essere l’unico a guidare le scelte, spesso cede il passo alle convenienze di uno o più partiti.
Il 26 settembre 2025 Beatrice Venezi, un’avvenente ed elegante direttrice d’orchestra di 35 anni nominata direttore musicale del Teatro La Fenice, si è vista al centro di una richiesta da parte di tutti gli orchestrali del prestigioso Teatro di Venezia, in una clamorosa lettera indirizzata al sovrintendente, di fare un passo indietro. Per quale motivo?
Su Beatrice Venezi c’è un po’ di confusione alimentata da lei stessa: l’uso della spettacolarizzazione di sé stessa facendosi personaggio, potremmo dire “brand ” (vari spot pubblicitari, conduzione del Festival di Sanremo insieme ad Amadeus, ad esempio, e altro) puntando sull’abbigliamento da grande show, sull’aspetto fisico, sulla giovane età a vantaggio della debolezza del suo percorso con orchestre europee, e sottolineo europee, di prestigio. Sulla carenza della sua solidità professionale (non solo il curriculum ma anche la capacità direttoriale) sono quasi tutti d’accordo, salvo qualche voce di parte compreso il padre Gabriele, ed è proprio questo che i professori dell’orchestra del Teatro La Fenice le contestano, che non sia all’altezza del ruolo per cui il sovrintendente l’ha chiamata. Non sono i primi: gli orchestrali di Palermo si misero d’accordo nel suonare senza guardarla. I suoi gesti erano confusi, non rispettavano la sequenza musicale hanno affermato, ma si sono limitati a qualche lamentela. La lettera degli orchestrali del La Fenice, invece, è nero su bianco e chiarissima, gli interventi dei critici musicali che si sono susseguiti negli anni sono quasi unanimi. E la giovane età non c’entra: ci sono stati direttori d’orchestra molto giovani diventati direttori musicali a poco più di venti anni come Daniel Harding, ad esempio, che si sono conquistati tutto il favore della critica, delle orchestre più prestigiose e del pubblico. L’intrusione della politica italiana nella nomina di Beatrice Venezi è stata evidenziata da tutti. Non si può camuffare. È un affronto alla Musica, con la M maiuscola, e agli orchestrali, oltre che alla grande storia di un teatro come il La Fenice. Ma non è solo dalla destra che viene il problema ….
Nel secolo scorso tua madre, il Maestro Erminia Romano, eccellente pianista, coronò il sogno di diventare direttore d’orchestra, la prima donna in Italia, e per molto tempo l’unica, a compiere formalmente questo passo al termine di un durissimo corso di perfezionamento in direzione d’orchestra presso la prestigiosa Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Eppure, in un’occasione fu bersaglio di orchestrali che si dichiararono apertamente ostili a farsi dirigere da una donna e incrociarono le braccia. Ci racconti il fatto?
Mia madre diresse al La Fenice almeno una volta, cosa straordinaria. E molte altre orchestre importanti, sia in Italia che all’estero, tra cui, più volte, quella molto esclusiva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Arrivare a dirigere queste orchestre era, ed è ancora, un traguardo professionale. Aveva tutte le carte in regola per proseguire la carriera ma la mentalità italiana era molto ristretta a quei tempi e una donna sul podio di direttore era mal digerita. Oltretutto era piuttosto affascinante e giovane. Così, una volta accadde l’incidente: ero con lei a Bologna e dovevano cominciare le prove. La prima prova, un pomeriggio due giorni prima del concerto. Mi sedetti in prima fila molto emozionata. Ero appena adolescente. Mia madre entra, elegante e sobria, sale sul podio e guarda l’orchestra prima di impugnare la bacchetta. Il primo violino, l’orchestrale più importante, quello che rappresenta tutti gli altri, si alza in piedi e dice chiaramente che loro non si faranno dirigere da una donna. Non dà spiegazioni: era una donna e loro, tutti uomini, non volevano sottostare. Punto e basta. Io stetti malissimo, mi sembrava uno schiaffo terribile. Mia madre non si scompose: si batté due dita sul polso indicando l’orologio e disse: “Va bene, vi aspetto qui domattina alle 9”. Si girò e andò via. Una reazione esemplare, gli orchestrali videro il suo temperamento. Il concerto si fece e pure con una prova in meno ebbe un enorme successo. Mia madre aveva un curriculum strepitoso, era una musicista di talento e completa. Non le permisero mai di fare un disco (“Musica sinfonica diretta da una donna non si vende”), non la considerarono mai in una rosa di direttori musicali di teatri lirici italiani. Anche in questa sua storia tormentata c’entra un po’ la politica ma in senso inverso alla Venezi: Erminia Romano era chiaramente di sinistra in un’Italia tutta democristiana. La volevano a casa “a fare la calza”.
Ai convinti che i critici senza appello e intransigenti parlino solo per assiomi, senza essere obiettivi, puoi esporre e motivare nei dettagli il tuo punto di vista?
Non sono un critico musicale, anche se studio musica ancora oggi, ma ho visto mia madre dirigere, ho visto molti direttori del calibro di Carlos Kleiber e Claudio Abbado. Ho visto Erminia Romano studiare ore e ore le partiture prima di un concerto, l’ho vista comporre musica, revisionare autori del Settecento, insegnare al Conservatorio e all’Università e ho letto le sue dispense. So che in Germania ha diretto un balletto. Riconosco un buon direttore d’orchestra. Concordo con i critici che rilevano nella Venezi una gestualità confusa e troppo rapida, non aderente al testo musicale, senza una visione dell’insieme e non in grado di trasmettere un “pensiero” musicale, quel “pensiero” che è la cifra stilistica del direttore e fa la differenza con gli altri.
Con quale spirito una giovane appassionata di quest’arte deve avvicinarsi ai vertici professionali della musica sinfonica, dove esistono e si tramandano, con grande rispetto, rituali densi di significato?

La passione per la musica classica, e in particolare per quella sinfonica, è una vocazione. Ti proietta in un mondo totalizzante. Non la si può piegare a mode o a strumentalizzazioni commerciali di corto respiro. O meglio, lo si può fare certamente ma finisci per collocarti nella mediocrità e svilisci il significato più profondo di una doppia creatività: quella del compositore e quella dei suoi interpreti. Il talento non si inventa, quando c’è esce fuori e va congiunto anche alla sensibilità di comprendere e saper gestire l’ambiente in cui ti trovi. La Musica è un’arte molto selettiva, un mondo a sé stante. Oggi, a differenza di cinquanta anni fa, una donna non ha più davanti gli ostacoli, i blocchi, che esistevano in precedenza.
Ritieni che il linguaggio universale della musica debba abbattere le barriere e non ostracizzare esseri umani provenienti da aree geografiche e politiche diverse?
La musica è riconosciuta in tutto il mondo come un linguaggio universale, va all’essenza dell’animo umano ma le barriere politiche, sociali e storiche esisteranno sempre.

Prof.ssa MARISA VIGO nasce e risiede alla Spezia, frequenta il Liceo classico Lorenzo Costa, si laurea nel 1971 in Lettere classiche all’Università di Pisa con tesi in epigrafia greca, discussa con l’esimio prof. Giuseppe Nenci, ordinario di Storia greca e romana, poi titolare della cattedra di Storia greca alla Scuola Normale. Avvia lacarriera di docente nelle scuole medie superiori, ricoprendo per anni la funzione di vicepreside e poi di preside. Come docente sostiene e inaugura una progettualità che unisce conoscenze e competenze, mettendo in contatto gli studenti con le attività produttive del territorio e la sua storia. Prepara convegni e corsi di aggiornamento per docenti, programma l’alternanza scuola-lavoro, riceve l’approvazione della Regione Liguria al corso post-diploma che consente occupazione a un numero selezionato di giovani meritevoli. Consigliere Comunale nel 1993 nella lista civica Democrazia e Solidarietà del dott. Renzo Tonelli, fondatore del Centro Vita per la prevenzione e la cura dei tumori. Dal 2013 – 2024: per tre anni giurata e per nove presidente di giuria del Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana. Critica letteraria, redige prefazioni e recensioni a opere di poesia, narrativa e saggistica.
