Da Gabriella Mignani riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Il volume di Luisa Cascarini, curato da Andrea Lercari, racconta con documenti e immagini inedite la Spezia medievale e il suo ruolo politico, economico e urbano nella Repubblica di Genova. Presentazione il 12 marzo alla Fondazione Carispezia.
Non città senza storia, men che meno “città recente“, come una certa vulgata ha voluto rappresentare la città della Spezia, togliendo di fatto al capoluogo ligure del Levante quella dignità che le spetta storicamente e che, per fortuna, studiosi illustri, da Ubaldo Mazzini in poi, hanno cercato di restituirle.
In quest’ottica, il volume “La Spezia medievale“ (edizioni Giacchè, ottobre 2025) di Luisa Cascarini (curatore AndreaLercari) colma un vuoto e propone una nuova prospettiva sulla storia della Spezia nei secoli fra Tre e Cinquecento, descrivendoci con accurata indagine archivistico- archeologica, la vita di un borgo murato che si avviava a divenire città.
Il libro nasce da un progetto portato avanti per più di un decennio (con l’interruzione forzata della pandemia) da LuisaCascarini, archeologa di Brugnato e Andrea Lercari, archivista genovese tra i più quotati studiosi e ricercatori di storia ligure.
L’importanza di quest’opera, che ha visto la luce grazie all’editrice Irene Giacchè, sempre attenta alle tematiche del territorio, risiede nella ricca e in gran parte inedita documentazione di elementi architettonici, risalenti al periodo medievale ( dal 1300), che assumono il valore di testimonianza significativa per ricostruire l’immagine e la vita del borgo spezzino, che nel 1343 era diventato sede di podesteria, ossia una delle delegazioni amministrative della Repubblica Genovese. Il libro sostiene e convalida l’ ipotesi di fondo, che l’ impianto urbanistico e le architetture di un centro abitato sono frutto della fusione tra le caratteristiche del sito scelto per l’insediamento e le esigenze abitative, economiche e militari della comunità che vi si stabilisce e prospera. Se uno di questi elementi non è favorevole, il luogo viene abbandonato.
Fu così per la podesteria di Carpena che venne sostituita da quella di Spezia, divenuta, almeno dal XIV secolo in poi, un luogo interessante nel quale vivere e lavorare, trovandosi in pianura e vicina al mare. Un borgo, che si dimostrò capace di attrarre anche maestranze non locali, quali i magistriantelami, provenienti dalle valli del comasco e di Lugano, che portarono a termine importanti lavori di edificazione urbana, frutto di un lungo e costoso ciclo produttivo.
Spezia (divenuta molto più tardi La Spezia) fu nel periodo preso in esame e abilmente descritto dall’autrice, un abitato di pregio, una sede politica e militare di primo piano, un centro economico importante all’ interno della Repubblica genovese.
Tutto questo è documentato in un libro estremamente piacevole da leggere e da sfogliare: oltre al testo rigoroso, frutto di approfondite ricerche, svolte negli archivi locali e in quelli genovesi ( qui il contributo di Andrea Lercari è stato fondamentale), l’ opera è corredata da molte foto anche a colori, che testimoniano ciò che si è salvato nel tempo della Spezia dei secoli a ridosso tra il basso medioevo e l’ Età moderna.
Possiamo ammirare così scorci di palazzi che nulla avevano da invidiare a quelli genovesi: dimore signorili che nel Cinquecento ospitavano famiglie facoltose soprattutto di commercianti, non solo locali, ma provenienti anche dalle riviere liguri, dalla Lunigiana, dalla Lombardia e dalla Toscana.
Una Spezia che in parte è andata perduta, ma che questa pubblicazione, frutto della tenacia di due appassionati studiosi, ci può aiutare a riscoprire.
Se ne parlerà, alla presenza dell’autrice dottoressa Luisa Cascarini e dell’editrice Irene Giacchè, in un incontro promosso dalla Società Dante Alighieri della Spezia, giovedì prossimo 12 marzo, presso la Fondazione Carispezia (ore 16). Dialogherà con l’ autrice l’ammiraglio Cesare Giorio.