Mar 9 Giu 2026

In occasione della Festa della Madonna della Scorza, la storica immagine della Madonna della Salute è tornata visibile ai fedeli. Un sopralluogo dello storico dell’arte Piero Donati, che ne seguì il restauro alla fine degli anni Novanta, offre l’occasione per ripercorrere la storia della tela, le trasformazioni subite nei secoli, il legame con le antiche pestilenze e la profonda devozione che ancora oggi unisce la città della Spezia alla sua patrona.

Con la Festa della Madonna “della Scorza” del Santuario di N. S. della Salute della Spezia, in piazza Brin, è stata traslata la tela dell’immagine di culto al piano visibile dai fedeli. È stata l’occasione, su richiesta di Federico Franceschi e Lorenzo Steardo, due giovani parrocchiani, con il consenso del parroco don Francesco Vannini, per consentire un sopralluogo da parte dello storico dell’arte Piero Donati, già funzionario della Soprintendenza della Liguria, che seguì il restauro della tela nel 1997-1998.

Piero Donati ne ha ripercorso la storia, a partire dalla riduzione del formato della tela, avvenuto in precedenza, secondo la testimonianza di Giorgio Sciaccaluga, fratello di don Franco Sciaccaluga:

…Giorgio mi disse che suo padre aveva avuto l’incarico di rifinire lateralmente il quadro perché non entrava nella nicchia. Poi c’è quella vecchia foto dove si vede in atto di venerazione un padre cappuccino. La parte destra di chi guarda è stata tagliata per adattare il quadro alla nicchia dell’altare maggiore dove normalmente il quadro è posto e dove la Vergine e il Bambino indossano le loro corone. Il quadro si presenta senza di esse e probabilmente era di dimensioni maggiori. Si può ipotizzare che oltre a Sant’Antonio abate, al lato sinistro, si potesse trovare San Bernardino a destra e indubbiamente il quadro si estendeva ancor più verso il basso. Magari con la presenza di altri santi inginocchiati o degli angioletti. Probabilmente la tela è stata tagliata anche in basso. Verso l’alto la tela sembra essere ritagliata per seguire una cornice arrotondata. Sant’Antonio abate testimonia la devozione che Spezia aveva per questo santo, protettore degli animali, devozione di cui rimane, dopo la demolizione dell’oratorio (1926), una traccia nella via Sant’Antonio, che fiancheggia la ex Banca d’Italia. In questo oratorio si riuniva spesso il Consiglio comunale, e ne è rimasta traccia nei primi statuti del 1407 che consentivano a quelli di sant’Antonio di lasciar circolare nel borgo due maiali castrati… San Bernardino è stato un santo francescano, famoso predicatore, che quando predicava poneva sempre davanti a sé la sigla IHS, che è un cristogramma, ovvero un antico simbolo cristiano che rappresenta il nome di Gesù. Le sue origini e interpretazioni principali sono derivate dal greco delle prime tre lettere del nome di Gesù (ΙΗΣΟΥΣ: Iota, Eta, Sigma). Con il tempo è stato reinterpretato come l’acronimo di Iesus Hominum Salvator (“Gesù Salvatore degli uomini”). San Bernardino da Siena nel XV secolo rese questo simbolo molto popolare incidendolo su tavolette di legno, spesso circondato da un sole raggiante. L’Oratorio di Sant’Antonio abate aveva importanti opere, per esempio il crocifisso ligneo quattrocentesco, di manifattura “teutonica”, oggi conservato in un sacello annesso alla chiesa di Santa Maria, che si dice abbia salvato Spezia dalla peste del 1656-1657, così come la Madonna avrebbe salvato dalla pestilenza del 1577-1578. La Chiesa ha sempre voluto avocare a sé l’attribuzione dei miracoli, a maggior ragione dopo il Concilio di Trento. E poi due statue marmoree molto importanti, anch’esse oggi all’interno della chiesa di Santa Maria, una delle quali raffigura proprio Sant’Antonio abate, opera di uno scultore lombardo attivo a Genova che si chiamava Carlo Tantardini, come a suo tempo rivelarono le ricerche di Ubaldo Mazzini. L’Oratorio di San Bernardino è stato ingrandito quando è diventato sede della Pubblica Assistenza e gli è stato aggiunto un piano sopraelevato che ora contiene il Museo Etnografico mentre al piano terra c’è il Museo Diocesano, che è il vero museo di Spezia. Non il Museo Lia, che potrebbe benissimo stare a Zurigo o a Sofia. No, il Museo Diocesano contiene la storia di Spezia. Mi dispiace dire che uno di questi giorni guidavo un gruppo in visita e, nelle quasi due ore molto piacevoli in cui siamo stati lì, non è entrato nessun altro visitatore. Questo per dire come al giorno d’oggi il fattore della comunicazione sia più importante.

Interno Chiesa Ns. Signora della Salute (Piazza Brin) By Roberto Celi PH

Tornando alla Madonna della Scorza, ciò che salta agli occhi all’osservazione ravvicinata è la presenza, negli angoli superiori di due frammenti di tela dipinta, uno dei quali ben riconoscibile come pertinente alla figura di San Bernardino; a suo tempo abbiamo scelto di lasciare al loro posto, senza velarli, questi due frammenti, visto che la collocazione abituale non dà modo di accorgersi della loro presenza, indubbiamente dissonante. Non è un dipinto di molto pregio ma è comunque un prodotto locale che rimanda ad altre cose del passato di Spezia, come abbiamo potuto vedere. Come attribuzione, si può escludere che sia di Antonio da Carpena, detto Carpenino. Dev’essere di una generazione successiva; ricordiamo che il Carpenino ebbe un figlio, cui diede il pomposo nome di Apelle. Da documenti fiscali, emerge inoltre il nome di Pellegrino da Tivegna, che aveva bottega proprio a Spezia, che potrebbe esserne l’autore, ma occorre molta prudenza. Succedeva spesso che un’immagine nuova suscitasse un’ondata di devozione che, poi, sfociava nel miracolo. Questo è successo, per esempio, nel Santuario del Mirteto a Ortonovo nel 1537; è capitato per l’Annunziata di Pontremoli, che era un’edicola da cui scaturì il miracolo e poi si costruì un sacello e infine il Santuario. Ci sono meccanismi collaudati.

Piero Donati

Quindi la denominazione di Madonna della Salute venne attribuita dopo la fine della pestilenza?

Madonna della Salute, non della Salvezza, sanità, salus infirmorum. Attribuzione forse del 1580 circa, dopo che il miracolo fu riconosciuto dal vescovo di allora, entro la fine del secolo XVI. Era il miracolo della sconfitta della peste perché, in quei secoli, la peste bubbonica del periodo del Boccaccio del 1348-1349 non era mai sparita del tutto e c’erano sempre dei focolai in cui resisteva o riprendeva, alimentata anche dai traffici marittimi con l’oriente, come a Venezia.

A Venezia c’è una Basilica della Madonna della Salute, con un’icona bizantina del XIII secolo proveniente da Candia, l’odierna Heraklion, a Creta, e la portò a Venezia il futuro doge Francesco Morosini, dalla sanguinosa guerra di Candia. Dapprima ebbe il significato di salvezza dalla guerra, con il nome di “Mesopanditissa”, che significa mediatrice di pace, poi dalla peste del 1630.

La peste era uno dei tre grandi mali, con la guerra e la carestia, da cui si chiedeva la protezione con le rogazioni (a fame, peste, bello libera nos, Domine). Oltre alla Madonna della Salute, c’era la coppia San Rocco – San Sebastiano, e in questa chiesa santuario della Madonna della Salute San Rocco è presente, in una tela del Bifoli, che varrebbe la pena di restaurare.

Il quadro della Madonna della Salute, lo vedo, sta bene, cioè sono quasi trent’anni da questo restauro del 1997-1998 ed è confortante vedere, ecco, che sta bene; vuol dire che allora si operò bene ma anche che le condizioni ambientali all’interno della chiesa sono buone.

Madonna della Salute

Descrivendo questa icona vista così da vicino, si nota bene come gli occhi della Vergine e del Bambino guardino l’osservatore.

Un’altra cosa che si può notare è che la fronte della Madonna è molto ampia. Nel restauro si è notato che in precedenza il volto era spostato più verso l’alto, ma si è scelto di non obliterarla completamente, nella pulitura, e di coprire questa ampia fronte con una sorte di leggera veletta. Questa è la sorte delle immagini che sono oggetto di molta devozione. Esse arrivano a noi in condizioni non certo perfette. La devozione ha le sue esigenze. Un’immagine lacunosa non è accettata e di volta in volta si chiama un pittore o un sedicente restauratore… e l’esito è quello che purtroppo spesso si vede. La Madonna della Salute, permettetemi il gioco di parole, sta bene e non ha bisogno di un nuovo restauro ma soltanto di un costante, amorevole monitoraggio.

O Vergine gloriosa e benedetta,

o gran Madre di Dio Maria Santissima,

tu che dai tempi più remoti

ti sei presa cura di questa nostra cara città,

difendendola dai nemici e salvandola

da mali contagiosi che sparsero

ovunque rovina e morte,

tu che hai prediletto questi luoghi

e con un gesto di amore prodigioso

cambiando questa terra muta e deserta

in una ridente e popolosa città

hai fissato in mezzo a noi la tua dimora,

edificandovi il tuo maestoso tempio,

ascolta, o madre, le preghiere ed i gemiti

dei tuoi figli, che si rivolgono a te

in quest’ora trepidante.

Come un giorno hai custodito i nostri padri

dall’empia eresia, salva oggi le nostre menti

dagli errori che ci circondano e

custodisci i nostri cuori, educandoli

all’amore di quel Bambino Gesù che

tieni sulle tue ginocchia.

Sii tu, qui in terra, la nostra guida e il nostro conforto,

per essere in cielo la nostra gloria.

Amen

By Paolo Luporini