
Alla tradizionale sfilata delle borgate del 101° Palio del Golfo colori, musica e allegria. Ma la protesta silenziosa della borgata marolina ha trasformato la festa in un messaggio rivolto a tutta la città.
Marola sfila in silenzio per ricordare alla città che il mare le sta sfuggendo:
La sfilata delle borgate è, da sempre, uno dei momenti più coinvolgenti del Palio del Golfo. Anche ieri sera migliaia di persone hanno riempito le vie della città accompagnando il passaggio delle tredici borgate tra musica, costumi, bambini, ragazzi, famiglie e tanta voglia di vivere una tradizione che continua ad essere uno dei simboli più autentici della Spezia.
Nonostante il caldo, la manifestazione si è svolta in un clima di festa, regalando ancora una volta uno spettacolo di colori e partecipazione.
Ma tra i tanti sorrisi c’è stato anche chi ha scelto un linguaggio diverso.
La protesta silenziosa di Marola

La Borgata Marola non ha rinunciato alla sfilata. Al contrario, ha deciso di esserci con una presenza compatta, trasformando il corteo in un messaggio. Lo striscione di apertura riportava la seguente scritta: Basta favole… ora la realtà! Destinati a scomparire.
Tutti i partecipanti hanno indossato la tradizionale maglietta arancione, ma con un particolare che non passava inosservato: le tre lettere iniziali della scritta MARola erano barrate con una croce, lasciando idealmente leggere soltanto “OLA” senza “MAR”.
Un gesto simbolico accompagnato da un silenzio assoluto.
Durante il percorso è stato distribuito anche un volantino con parole che spiegavano il significato della scelta:
“Ridateci la nostra voce. Ridateci il mare. Oggi sfiliamo in silenzio assoluto. Il silenzio è il rumore del mare negato. La Spezia è sicura, Marola viene blindata. Le boe recintano la costa e isolano il borgo. Senza il mare la borgata muore.”
Poche frasi, ma sufficienti per comprendere come la sfilata sia diventata il palcoscenico di una protesta civile che la comunità marolina porta avanti da tempo.

Un problema che riguarda tutta la città
La vicenda è nota: Marola vive all’interno del perimetro dell’Arsenale Militare Marittimo e da sempre convive con limitazioni nell’accesso al mare.
Negli ultimi mesi la questione si è riaccesa dopo il progetto della Marina Militare di installare una barriera antintrusione all’imboccatura della Darsena Duca degli Abruzzi, misura motivata dalle mutate esigenze di sicurezza della Base navale. La proposta di regolamentare il passaggio delle imbarcazioni civili attraverso limitate fasce orarie ha provocato una forte mobilitazione della borgata, del Porticciolo di San Vito e delle associazioni locali. Il confronto è ancora aperto.
È evidente che la tutela di un’infrastruttura militare strategica rappresenta un’esigenza che nessuno mette in discussione, soprattutto nel contesto internazionale attuale.
Allo stesso tempo, però, la manifestazione di ieri sera ha mostrato come un’intera comunità senta di perdere progressivamente quel rapporto con il mare che costituisce la propria identità.

Per una borgata marinara il mare rappresenta la propria storia, la propria cultura e la ragione stessa della sua esistenza.
Un messaggio da non lasciare cadere
La festa del Palio del Golfo è il momento in cui le borgate raccontano se stesse. Quest’anno Marola ha scelto di raccontarsi senza musica, senza carri, senza costumi e coreografie.
Ha scelto il silenzio. E forse proprio per questo il messaggio è arrivato ancora più forte.
Al di là delle diverse posizioni e delle oggettive esigenze di sicurezza della Marina Militare, la manifestazione di ieri richiama l’attenzione su un tema che non riguarda soltanto Marola ma l’intera città: trovare un punto di equilibrio tra la tutela di un sito strategico nazionale e il diritto di una comunità a mantenere il proprio storico rapporto con il mare utilizzando spazi inutilizzati per una crescita economica, culturale e sociale.
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