La morte di un papa amato anche dai non credenti
La notizia che era morto il papa mi ha sorpreso, nonostante lo dessero per morto già a marzo. Non essendo io un complottista, non ci ho creduto e, al primo meme che ho visto, pensavo a una bufala, ma poi i coccodrilli a lungo preparati o improvvisati da sensibili amici mi hanno convinto che era di dominio pubblico. Poi ho visto l’incazzatura di tifosi che si sono viste sospese le partite di Serie B e loro se la prendevano con il papa e pretendevano che le focacce e le birre le pagasse il Vaticano. Papa Francesco mi era sinceramente simpatico, e i motivi erano evidenti. Si era presentato la sera dell’elezione con quella battuta sui cardinali che erano andati a cercarsi il papa molto lontano, quasi all’altro capo della terra. Poi è sempre stato umile, nonostante fosse un gesuita molto importante e colto, ed ha sempre umilmente chiesto per sé le preghiere di tutti.
“Primo papa gesuita, primo papa originario dell’America Latina, primo a scegliere il nome di Francesco senza un numerale, primo ad essere eletto con il predecessore ancora in vita, primo a risiedere fuori dal Palazzo Apostolico, primo a visitare terre mai toccate da un Pontefice – dall’Iraq alla Corsica –, primo a firmare una Dichiarazione di Fratellanza con una delle maggiori autorità islamiche. Primo papa anche a dotarsi di un Consiglio di cardinali per governare la Chiesa, ad assegnare ruoli di responsabilità a donne e laici in Curia, ad avviare un Sinodo che ha coinvolto in prima battuta il popolo di Dio, ad abolire il segreto pontificio per i casi di abusi sessuali e depennare dal Catechismo la pena di morte. Primo, ancora, a guidare la Chiesa mentre nel mondo non infuria «la» guerra ma tante guerre, piccole e grandi, combattute «a pezzi» nei diversi continenti.”
Dopo la “Lumen Fidei”, enciclica scritta insieme a Benedetto XVI, ha scritto due encicliche molto importanti: “Laudato si” e “Fratelli tutti”, che trattano della necessità fondamentale della conservazione del creato e del rispetto che gli uomini devono avere per ogni sua parte. Compresi gli altri, i Fratelli Tutti che siamo tutti noi. E gli altri siamo noi. Infine la “Dilexit nos”, con la quale ha scritto che gli uomini d’oggi sembrano aver perso il cuore. Si è sempre schierato decisamente contro chi non rispetta i bisogni dei migranti e chi spesso, quando va bene, è indifferente per le morti in mare.
Ha sempre dimostrato, con le sue tante invocazioni ai potenti e a Dio, che la guerra è sempre dannosa e del tutto inutile per risolvere le controversie, che si esasperano, e poi le vicende si rivoltano contro chi magari risulta vincitore. Essendo il papa cattolico, Francesco non poteva fare molto di più. Non ci si poteva aspettare da lui una rivoluzione, ma un certo paradigma l’ha ribaltato, con giudizio, pacatezza e un po’ di coraggio. Come papa cattolico ha avuto la sua importanza e per le sue posizioni è stato combattuto. Ci sarebbe ancora stato bisogno di lui. Ci sarebbe oggi bisogno di un successore anche migliore, giovane e con più coraggio e forza di cambiamento. Penso che chi crede debba pregare lo Spirito Santo perché i cardinali del Conclave, che hanno già avuto questi mesi per orientarsi, abbiano già in mente chi designare. Personalmente spero che il successore continui il lavoro iniziato da Bergoglio, che non lo vanifichi, che non si allinei all’onda reazionaria dei potenti. Se così fosse, la Chiesa Cattolica sarebbe collaborazionista e meriterebbe di essere abbandonata da tutti i veri cristiani, che dovrebbero tornare alle catacombe, dalle quali è venuta tanta santità e martirio, di cui la croce è simbolo, mentre con una chiesa di un antipapa sarebbe un’arma contro i poveri come fu così tante volte nel suo passato.
Una memoria spezzina e l’attenzione alle donne
Va ricordato che in occasione della festa della Santissima Trinità, durante l’Angelus di domenica 11 giugno 2017, il Pontefice ha celebrato l’esempio mistico di Itala Mela e citato le parole del cardinal Amato pronunciate durante la Messa Pontificale di beatificazione:
«Ieri, a La Spezia, è stata proclamata Beata Itala Mela. Cresciuta in una famiglia lontana dalla fede, nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad una intensa esperienza spirituale. Si impegnò tra gli universitari cattolici; divenne poi Oblata benedettina e compì un percorso mistico centrato sul mistero della Santissima Trinità, che oggi in modo speciale celebriamo. La testimonianza della nuova Beata ci incoraggi, durante le nostre giornate, a rivolgere spesso il pensiero a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del nostro cuore.»
Forse queste parole ci dicono, oggi, dopo la morte del papa nel giorno dell’Angelo, in cui proprio le donne (che erano agli ultimi posti del popolo ebraico) scoprirono il sepolcro vuoto di Gesù, che Papa Francesco si è dimostrato molto amato da molti non credenti ed è stato vicino alle donne e molto favorevole al loro maggior ruolo nella chiesa cattolica. Un altro punto importantissimo, sviluppato nei molti Angelus, nelle omelie e nelle encicliche, è stato quello della costante critica al privilegio dell’Occidente rispetto al resto del mondo e del principio disumano della sua organizzazione sociale governata dal capitalismo sfrenato che pare non fermarsi davanti a nessuna regola di coscienza. Sapeva bene che i cattivi ci sono in tutte le parti del mondo e ne ha sempre denunciato i soprusi.
Il potere contro la profezia: un’antica analogia
A questo proposito del potere imperiale che vuole contrastare chiunque gli si opponga, anche fosse un potere spirituale, un caso singolare mi ha fatto incontrare la storia di un papa consacrato nel 649 che anche lui convisse con un secondo papa. Si chiamava Martino I. A quel tempo la Chiesa aveva una difficile convivenza con l’autorità imperiale bizantina. Il pretesto fu il problema del ‘monotelismo’ che era un’eresia sulla volontà di Cristo. Il contrasto con l’imperatore vide la sua proibizione, valida anche per il papa, di discutere su questioni riguardanti l’interpretazione di definizioni controverse, pena gravissime sanzioni. Martino fu molto energico nella pubblicazione dei decreti del sinodo Laterano in un’enciclica, ma l’imperatore Costante II aveva già replicato inviando l’esarca Olimpio a Roma con l’ordine di far sottoscrivere il suo editto dai vescovi e dalla cittadinanza intera e di arrestare il papa se si fosse opposto, ma la milizia cittadina (che ufficialmente era bizantina ma, di fatto, era ormai composta da nobili e cittadini romani) impedì l’esecuzione del piano opponendo una forte resistenza. Olimpio cambiò allora strategia e pianificò direttamente l’assassinio del papa: mentre riceveva la comunione direttamente dalle mani del pontefice durante una funzione religiosa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, un suo scudiero avrebbe dovuto pugnalare Martino. Il Liber Pontificalis riferisce che al momento di sferrare il colpo lo scudiero fu abbagliato e momentaneamente accecato, non riuscendo a colpire il bersaglio; Olimpio si convinse che Martino era protetto dalla mano di Dio, si riappacificò con lui, svelando i suoi piani, e abbandonò l’impresa, andando a combattere i saraceni in Sicilia dove trovò la morte. L’esarca Teodoro I Calliope, con gli stessi intenti di Olimpio, provò ad usare l’inganno e rapì Martino I caricandolo su una nave sul Tevere, portandolo a Costantinopoli dove, dopo tre mesi di detenzione in isolamento, malato di gotta e dissenteria, lo fece processare. Martino I credeva che sarebbe stato sottoposto a una discussione sulle questioni teologiche del monotelismo ma fu invece accusato di alto tradimento. Il processo durò un solo giorno; il pontefice fu condannato a morte, trascinato per le strade di Costantinopoli, e la pena capitale gli fu commutata in esilio perpetuo grazie all’intercessione del patriarca Paolo II. Il dolore dell’esilio in Crimea, la solitudine e l’abbandono della chiesa di Roma lo fecero morire il 16 marzo del 655, mentre già a Roma l’imperatore aveva fatto eleggere papa Eugenio I, che infatti risulta dagli annali contemporaneo con Martino I al soglio pontificio. È venerato come santo dalla Chiesa Cattolica.

Cosa mi ha fatto pensare a una analogia con Francesco? Probabilmente l’isolamento che l’ha circondato, dei grandi della Terra, che hanno disatteso del tutto i suoi mille appelli, ma anche di molti notabili e anche da una parte dei fedeli che hanno ascoltato le false accuse contro di lui. È un segno dei tempi odierni che le sedi di culto siano frequentate da fedeli di una fascia di età che va dai 50 ai 70-80 anni e che ci si trovi un giovane su cento. Alcune profezie che riguardano la chiesa forse dovrebbero essere prese in considerazione, forse non per serietà, ma precauzionalmente. I fatti valgono più di cento liturgie. Lo disse Gesù: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. »
By Paolo Luporini

Chi è Paolo Luporini? “Sono figlio di un geometra dell’ENPAS e di una maestra elementare. Mio padre, sfollato da Viareggio durante la guerra, e mia madre, villeggiante lombarda, si sposarono e si stabilirono alla Spezia. Ho vissuto tra i cortili dell’Umbertino, l’oratorio salesiano di via Roma e gli scout, dove mi sono formato nello spirito critico e nel servizio agli altri. Mi sono impegnato in politica, per poi lasciarla molto presto dopo l’assassinio di Moro. Ho lavorato come operaio e impiegato fino alla pensione, e da allora mi sono dedicato alla fotografia, al disegno e soprattutto alla scrittura. Sono al mio secondo matrimonio, con mia moglie Joanni da cui ho avuto un figlio che ora ha 23 anni.

La morte di un papa amato anche dai non credenti
Una memoria spezzina e l’attenzione alle donne
Il potere contro la profezia: un’antica analogia