Grande partecipazione alla Fondazione Carispezia per “Omaggio al Tino: l’isola che adesso c’è”. Oltre cento artisti, studenti, associazioni e volontari hanno raccontato attraverso l’arte uno dei luoghi simbolo del Golfo dei Poeti.
Per tre giorni l’Isola del Tino è uscita, almeno idealmente, dal suo isolamento ed è approdata nel cuore della Spezia.

La mostra “Omaggio al Tino: l’isola che adesso c’è”, ospitata dal 25 al 27 settembre negli spazi della Fondazione Carispezia, si è chiusa con un risultato che probabilmente è andato oltre le stesse aspettative degli organizzatori. Sale affollate, soprattutto nella giornata inaugurale, visitatori anche nelle ore successive, incontri con gli artisti, laboratori, visite guidate e talk hanno accompagnato una tre giorni costruita intorno a un protagonista unico: l’Isola del Tino.
Un luogo vicino geograficamente agli spezzini ma, per la sua particolare condizione e per le limitazioni all’accesso, lontano dalla frequentazione quotidiana. Proprio per questo raccontarlo attraverso quadri, sculture, fotografie e lavori degli studenti ha significato in qualche modo riportare l’isola alla città.
Una inaugurazione oltre le aspettative
Già nel pomeriggio di venerdì 25 settembre era evidente che la risposta del pubblico sarebbe stata importante. Gli artisti erano presenti in gran numero, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle realtà che hanno partecipato al progetto.
Gli spazi della Fondazione si sono rapidamente riempiti, tanto da trasformare l’inaugurazione in una sorta di “overbooking” culturale.
La mostra raccoglieva 158 opere, prevalentemente dipinti ma anche alcune sculture, mentre oltre duecento locandine, anch’esse realizzate come pezzi unici da artisti e studenti, erano state distribuite nei giorni precedenti in città e sul territorio.
Accanto agli autori già affermati trovavano spazio appassionati, giovani e giovanissimi. Sono stati infatti coinvolti studenti delle scuole primarie e degli istituti superiori della provincia, chiamati a interpretare liberamente l’isola, il suo ambiente naturale, la sua storia e ciò che il Tino rappresenta nell’immaginario di chi vive nel Golfo.
Una presenza che non costituiva un semplice corollario dell’esposizione. Il lavoro con le scuole è stato infatti uno degli elementi centrali del progetto portato avanti dagli Amici dell’Isola del Tino.
Un’isola raccontata con più di cento sguardi
Il risultato è stato un Tino moltiplicato in decine di interpretazioni diverse. C’è l’isola riconoscibile nei suoi profili e nei suoi colori, quella osservata dal mare e quella immaginata. Ci sono interpretazioni realistiche e altre che si allontanano completamente dalla rappresentazione tradizionale, fino a trasformare il Tino attraverso la fantasia degli artisti.
Durante l’inaugurazione la storica dell’arte Giovanna Riu, protagonista del primo incontro “A tu per tu con l’arte”, ha sottolineato proprio la varietà di questo racconto collettivo.
Nelle opere, ha spiegato, si ritrova una comunità di artisti legata al territorio: professionisti ma anche persone che hanno scelto di partecipare spinte soprattutto dall’emozione e dalla passione. Un insieme nel quale emergono quella che Riu ha definito l’“estetica della fantasia”, della generosità e dell’amore verso il territorio.
Ed è forse proprio questa eterogeneità ad aver rappresentato uno degli aspetti più interessanti della mostra. Nessuna rappresentazione obbligata: ciascuno ha potuto costruire la propria isola.
Lo spazio di The Spezziner
Tra le sezioni che hanno attirato maggiormente la curiosità del pubblico c’è stata quella dedicata a The Spezziner, progetto che SpeziaMirror ha seguito più volte e al quale aveva dedicato un articolo proprio alla vigilia della manifestazione (leggi qui).

Ventiquattro artisti della “scuderia” The Spezziner hanno interpretato il Tino attraverso il linguaggio ormai riconoscibile delle copertine illustrate, offrendo altrettante visioni dell’isola.
Tra le opere esposte molti degli autori più prolifici del progetto, insieme agli altri illustratori che negli anni hanno raccontato La Spezia e il suo territorio trasformandoli in immaginarie copertine della rivista.
Ma The Spezziner non si è limitato a occupare uno spazio espositivo. Nei giorni successivi all’inaugurazione alcuni artisti hanno incontrato il pubblico e animato laboratori, contribuendo a trasformare la mostra da esposizione da osservare a luogo nel quale fermarsi e partecipare.
Dietro la mostra, il lavoro dei volontari
Il successo della tre giorni racconta però soltanto la parte visibile di un lavoro molto più lungo. Raccogliere le opere di oltre cento artisti e appassionati, coinvolgere le scuole e le associazioni, catalogare e sistemare i lavori, allestire gli spazi, organizzare incontri e laboratori, curare la comunicazione e garantire la presenza dei volontari per tutta la durata dell’evento ha richiesto un impegno organizzativo notevole.
Nei giorni precedenti l’apertura, la presidente degli Amici dell’Isola del Tino, Elisabetta Cesari, aveva raccontato ai soci giornate trascorse quasi interamente negli spazi della Fondazione e serate dedicate a telefonate, elenchi, materiali, comunicati e incombenze organizzative.

Un lavoro distribuito tra molti volontari, vecchi e nuovi soci, nel quale ciascuno ha messo a disposizione tempo e competenze.
La stessa Cesari, alla vigilia dell’inaugurazione, aveva definito l’associazione una “piccola comunità”. Una definizione che, alla luce di quanto visto nei tre giorni della mostra, sembra descrivere bene anche il metodo con cui il progetto è stato costruito.
E i numeri del pubblico hanno ripagato lo sforzo. Dopo l’affollatissima inaugurazione, anche sabato la presenza dei visitatori è stata tale da portare gli organizzatori a mantenere aperta l’esposizione ininterrottamente dalle 9 alle 20.30.
Il lavoro degli Amici dell’Isola del Tino
La mostra si inserisce infatti in un percorso che l’associazione porta avanti ormai da anni. Un lavoro fatto di ricerca storica, recupero della memoria, attenzione all’ambiente, rapporti virtuosi con la Marina Militare, visite, iniziative culturali e soprattutto di una progressiva riappropriazione collettiva di un luogo che per lungo tempo molti spezzini hanno potuto osservare quasi esclusivamente dal mare o dalla costa.

In questi anni gli Amici dell’Isola del Tino hanno contribuito anche a riportare l’attenzione sulle testimonianze storiche presenti sull’isola, comprese quelle legate agli antichi insediamenti monastici e alla figura di San Venerio grazie alla pubblicazione del libro “Isola del Tino – Isola di sorprendente bellezza“, una vera e propria enciclopedia di un minuscolo territorio che racchiude, storia, archeologia, culto religioso, fauna, flora, ambiente sottomarino e uno dei fari più strategici del Tirreno.
«L’isola che adesso c’è non è solo il titolo della mostra», aveva spiegato Elisabetta Cesari presentando l’iniziativa, ma il risultato delle sinergie costruite tra Marina Militare, enti e associazioni che hanno progressivamente trasformato il Tino in un’occasione di conoscenza, cultura, inclusione ed educazione ambientale.
Fotografie: Stefania Acquaviva
Spezia Mirror si è più volte occupata dell’isola del Tino e dei suoi amici, leggi anche:
“Insieme si può”: i 5 anni degli Amici dell’Isola del Tino e il nuovo corso associativo”
The Spezziner, “L’isola che adesso c’è”: 24 artisti rendono omaggio al Tino
Il viaggio straordinario del libro Isola del Tino – Isola di sorprendente bellezza al Teatro Civico
“Isola del Tino: Enciclopedia di Sorprendente Bellezza e Storia”
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