Un dramma che mette la giustizia sotto esame
Domenica 14 dicembre, alle ore 21, al teatro Dialma Ruggiero andrà in scena “Oltre ogni ragionevole dubbio”, libero adattamento teatrale del film “La parola ai giurati” di Sidney Lumet, scritto e diretto da Roberto Di Maio.
Una storia potente che porta sul palco il confronto tra dodici giurati chiamati a decidere sul destino di un giovane accusato di omicidio. Un intreccio di emozioni, pregiudizi e responsabilità civica, dove il dialogo diventa lo strumento capace di rimettere tutto in discussione.
Il ricavato della serata sarà destinato ai progetti di prevenzione e promozione della salute che i Giovani della Croce Rossa della Spezia realizzano nelle scuole e sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare l’attività di sensibilizzazione rivolta in particolare alle fasce più giovani della popolazione.
Dodici giurati, un verdetto che divide
Giurato 01: Sabrina Paluzzi (Presidente); Giurato 02: Ariella Leri; Giurato 03: Riccardo Nardinocchi; Giurato 04: Marina Bertolotti; Giurato 05: Anna Maria Carmisciano; Giurato 06: Donatella Pasquali; Giurato 07: Anna Abate; Giurato 08: Nadia Filosa; Giurato 09: Maria Ianni; Giurato 10: Cinzia Malegni; Giurato 11: Ana Paula Sena; Giurato 12: Antonella Bongi; Imputato: Lorenzo Morra; Zia imputato: Luciana Marianelli.
Ispirata al celebre film del 1957 — tratto dal testo “Twelve Angry Men” — la pièce del regista spezzino Roberto Di Maio ripercorre il confronto tra i membri di una giuria popolare, chiamata a stabilire l’innocenza o la colpevolezza di un ragazzo accusato dell’omicidio del padre.

All’inizio soltanto un giurato ipotizza che possa esistere un ragionevole dubbio, nonostante le prove apparentemente schiaccianti a carico dell’imputato. Sarà lui a guidare un dialogo serrato con gli altri undici membri della giuria, mostrando come la complessità dei fatti possa emergere solo attraverso un confronto attento e privo di pregiudizi.
Ne nasce un affresco di personalità e convinzioni che riflette valori morali, appartenenze sociali e fragilità del sistema giudiziario, americano ma non solo.
Il personaggio del Giurato n°11: timore, umiltà e desiderio di verità
Abbiamo intervistato il Giurato n°11, Ana Paula Sena
Raccontaci il tuo personaggio?
Nel film originale, è un profugo europeo (si presume est europa) giunto negli Stati Uniti nel 1941. Parla con accento straniero (ahimè! Roberto mi ricorda sempre che devo metterci l’accento, in questo caso, sudamericano). È una persona timorosa, umile, quasi servile con chi lo circonda, ma vuole sinceramente la giustizia appunto perché è stato vittima di tanta ingiustizia. Quindi il mio personaggio è una profuga sudamericana, si presuppone.
Come ti sei sentita nell’interpretarlo?

Non è scontato questo personaggio, anche perché non ho subìto/ o sofferto determinati tipi di discriminazioni dell’epoca. Allora, ho visto e rivisto il film più volte per cercare di immedesimarmi nella parte, cercando di calarmi nel contesto di quell’epoca, e allo stesso tempo adattarmi alla situazione attuale. Anche accentuare “l’accento” non è così scontato, come fingere di non conoscere le parole richiede un certo impegno. Ma sono abbastanza soddisfatta del lavoro svolto, non solo mio ma di tutti gli attori della compagnia. Siamo cresciuti insieme: è il tipo di testo che ti fa riflettere, ogni volta, durante ogni prova, il dibattito, la riflessione sorge spontanea, non si riesce a fare a meno di riflettere su questo tema, l’ingiustizia sociale è sempre molto attuale.
Un testo che continua a far riflettere sulla società.
Fin dalle prime battute, i profili psicologici dei personaggi si delineano con precisione, dando vita a uno scontro dialettico intenso, specchio dei preconcetti e delle aspettative che ciascun giurato porta con sé. Ancora una volta il cinema ed il teatro fanno vedere i limiti di una società per invitare ad una riflessione attenta sul mondo che desideriamo costruire.
By Erika Pisacco

Un dramma che mette la giustizia sotto esame