Sab 9 Mag 2026

A seguito del convegno promosso dal Centro Monitoraggio Parco il 28 marzo scorso (leggi qui), che ha riportato al centro del dibattito il futuro del Parco naturale regionale di Portovenere, riemerge un disegno di legge regionale del 2024 presentato dall’allora consigliere spezzino della lista Sansa, Roberto Centi, orientato alla costituzione di un ente parco autonomo, con l’obiettivo di superare i conflitti di ruolo con il Comune.

Un elemento che contribuisce a chiarire e, al tempo stesso, a rafforzare molte delle criticità emerse nel convegno. SpeziaMirror ha recuperato la relazione illustrativa del provvedimento, poi decaduto a seguito delle clamorose dimissioni della giunta guidata da Giovanni Toti.

Il testo individua un nodo centrale: l’assenza di una reale autonomia dei parchi regionali. Secondo l’impostazione proposta, i parchi devono essere enti indipendenti, capaci non solo di pianificare lo sviluppo ma anche di esercitare un ruolo di controllo e, se necessario, di contrapposizione rispetto alle amministrazioni comunali.

Prof.Roberto Centi

In Liguria, tuttavia, questo principio non è applicato in modo uniforme. Se nella maggior parte dei casi la gestione è affidata a enti parco dedicati, nel caso di Porto Venere – così come per Piana Crixia – la gestione resta in capo al Comune, determinando una sovrapposizione tra il ruolo di sindaco e quello di guida del parco.

Una condizione che, secondo la relazione, rischia di produrre accentramento decisionale e assenza di un adeguato sistema di contrappesi, soprattutto in presenza di interessi potenzialmente divergenti.

Da qui la proposta: introdurre formalmente l’incompatibilità tra le due cariche e istituire anche per Porto Venere un ente parco autonomo, allineandolo agli altri modelli regionali e rafforzandone capacità gestionale e progettuale attaraverso un Consiglio del Parco formato da personalità provenienti da enti sovraordinati espressione del territorio, dalle università e della cultura in genere, dell’associazionismo e delle professioni attinenti la gestione ambientale del territorio.

Un impianto che anticipa molte delle proposte emerse nel convegno e che porta a una domanda di fondo: può il parco funzionare senza una governance realmente autonoma?

Su questi temi abbiamo rivolto proprio a Roberto Centi , oggi Capogruppo della Lista LeAli a Spezia/AVS in Comune alla Spezia alcune domande:

Partiamo dal convegno e dal percorso avviato dal Centro Monitoraggio Parco: qual è la sua valutazione?
La valutazione è senz’altro positiva. Ritengo significativo che alcuni relatori abbiano elaborato le loro proposte coerentemente con quanto contenuto nella proposta di legge che avevo presentato nel 2024: segno che quel lavoro aveva già individuato nodi oggi ancora centrali e urgenti.

Durante il suo mandato in Regione aveva già sollevato il tema. Che risposte aveva ottenuto dalla Giunta?
All’epoca la Regione Liguria si era mostrata mostrata disponibile a livello di Assessorato e avevo avviato interlocuzioni importanti anche con i responsabili del sistema dei parchi. Era stato programmato anche un sopralluogo al parco di Porto Venere, che già allora versava in condizioni difficili. Oggi posso dire che quelle criticità sono tutte ancora presenti, e in parte aggravate dal tempo e dall’incuria.

Il quadro normativo è ancora adeguato?
No, non lo è. L’impianto normativo presenta un conflitto di ruoli evidente e strutturale che rende difficile una gestione efficace e politicamente libera.

La governance attuale è sostenibile?
Non è sostenibile. La sovrapposizione tra amministrazione comunale e gestione del parco genera un conflitto di ruoli insanabile. È necessario distinguere chiaramente le competenze.

Lei aveva proposto una riforma. Cosa prevedeva?
La proposta prevedeva la creazione di un ente parco autonomo e l’individuazione di figure di contrappeso rispetto al Sindaco. Purtroppo il percorso si è interrotto con la caduta della giunta guidata da Giovanni Toti e il lavoro non è arrivato all’approvazione.

Il problema è solo economico o anche organizzativo?
Non è solo economico. Le risorse si possono trovare, anche attraverso bandi pubblici e collaborazioni con il privato. Il vero problema è la capacità amministrativa e progettuale, oltre alla mancanza di sinergie tra enti e soggetti coinvolti.

Il futuro della Palmaria resta centrale. Quale direzione dovrebbe prendere?

L’Isola Palmaria deve essere tutelata, senza speculazioni di alcun genere e senza estremismi utopistici,  partendo dai suoi abitanti, che hanno il diritto di viverci stabilmente. Va recuperato il patrimonio esistente, come quello dell’ex Marina militare, ma senza snaturare l’isola né piegarla a modelli rigidi o speculativi. Alcune aree devono rimanere così come sono.

Il masterplan è definitivamente superato?
Il masterplan, così com’era concepito, va superato. Servono alternative concrete, soprattutto per il recupero del patrimonio esistente, ma senza riproporre modelli già dimostratisi inadeguati e senza insistere su una modalità di alienazione dei beni esistenti che può essere rovinosa e discriminante, oltre che insufficiente per una vera tutela del bene pubblico.

Ha senso un’integrazione con il Parco delle Cinque Terre come a volte ventilato?
No. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha dinamiche completamente diverse. Anche altre ipotesi di accorpamento non mi hanno mai convinto come ad esempio con il Parco di Monte Marcello: va salvaguardata la specificità del parco di Porto Venere e delle isole.

Tre priorità per far funzionare il parco?
Distinzione chiara dei ruoli e governance autonoma; rafforzamento della capacità progettuale e delle competenze del nuovo consiglio a cominciare dal suo Presidente; creazione di una vera collaborazione tra enti, associazioni, esperti e soggetti privati; creazione di una vera collaborazione tra enti, associazioni e soggetti privati.

Quanto pesa la debolezza della regia regionale?
Pesa moltissimo. L’assenza di una regia forte da parte della Regione è evidente.

Il riconoscimento UNESCO porta vantaggi concreti?
Porta visibilità e benefici turistici, ma da solo non basta. Senza una gestione efficace, anche queste opportunità rischiano di non essere sfruttate.

Il convegno indetto dal Comitato Monitoraggio Parco può essere un punto di svolta?
Può esserlo, ma solo se non resta un’iniziativa isolata. È necessario mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti, senza preclusioni, per lavorare a una soluzione condivisa che riguarda l’intero territorio e che può mettere a frutto esperienze pluridecennali e multidisciplinari sul tema.

Il quadro che emerge è chiaro: le criticità del Parco di Porto Venere non sono nuove, ma strutturali. Il convegno ha avuto il merito di riportarle al centro del dibattito pubblico, mentre la proposta di riforma elaborata in passato indica che una strada alternativa esiste già. Resta ora da capire se istituzioni e territori sapranno trasformare questo momento in un vero punto di svolta, o se il confronto resterà ancora una volta senza conseguenze operative.

In copertina foto by Maria Pia Pozzi PH

(Riproduzione riservata)

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