Mar 21 Apr 2026
Primula

Dalla formazione macchiaiola alle esperienze genovesi, tra ricerca artistica e tensioni sociali in un’epoca di profondi cambiamenti.

Viene da lontano la mia conoscenza dell’artista livornese Plinio Nomellini. Era l’estate del 1994 quando, durante la vacanza sulla riviera triestina, al museo civico Revoltella del capoluogo giuliano ho incontrato in un dipinto (Primula, 1925, 113×106 cm) Laura, la figlia del pittore, probabilmente affacciata al balcone della casa al mare di Quercianella (LI), dove ampie, vibranti pennellate risaltano spazio, natura, colori dell’estate e un’adolescente colta nella sua radiosa giovinezza.

Venendo all’oggi la mostra di Palazzo Nicolosio Lomellino in via Garibaldi – Ottocento al tramonto. Plinio  Nomellini a Genova tra modernità e simbolismo – ha ben descritto gli anni del soggiorno sotto la Lanterna, in un momento di grandi trasformazioni della città, dell’allievo più promettente di Giovanni Fattori.
L’artista livornese viene dall’esperienza del periodo fiorentino quando, appena diciannovenne, vince una borsa di studio per frequentare l’Istituto di Belle Arti di Firenze. Non solo qui apprende da Giovanni Fattori (1825-1908), maestro dei Macchiaioli, ma negli stessi anni trascorsi sulle rive dell’Arno (1885-1889) all’Osteria del Volturno stringe familiarità e discute di arte e ideali con un gruppo di pittori fra cui i noti Silvestro Lega, Telemaco Signorini e Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Dall’aprile del 1890 fino al 1902 Genova diviene la sua patria d’adozione. Il distacco dalle tematiche toscane della pittura “a macchie” (colori corposi stesi sulla tela a definire forme e contorni attraverso il contrasto di luci e ombre), i colori e l’intensa luce dei paesaggi liguri, l’approdo con gli amici fiorentini al divisionismo, fino al suo simbolismo, gli fanno acquisire una propria dimensione di artista.

Giovanni Fattori Strada di paese
Il nuovo iter culturale s’intreccia con la  partecipazione emotiva ai fermenti politici e sociali della Superba, fulcro da secoli delle rotte marittime commerciali. Sul suo territorio Genova vive intensamente le trasformazioni della società europea: officine, cantieri, stabilimenti e sviluppo industriale, soprattutto nella zona periferica occidentale di Sampierdarena;  modernizzazione economica con la crescita finanziaria; mutamenti profondi nel tessuto urbano; protagonismo emergente del proletariato che rivendica i propri diritti dopo che, fra il 1874 e il 1881, i salari dei lavoratori portuali  si erano letteralmente dimezzati. 
 
Mare di Genova

L’arrivo a Genova: Nomellini, il paesaggio, il tema sociale 

Perché Nomellini a Genova? Ricordiamo la nascita nel 1849 della Società Promotrice per le Belle Arti con lo scopo di eccitare gli artisti a una proficua emulazione propagandando notizia dell’opera loro. Di conseguenza il mercato dell’arte incontra grande fortuna e attira l’interesse, in gran parte speculativo, della nuova classe borghese. Gli scorci liguri conquistano il pittore che, con le prime tele a tecnica divisionista, inizia a indagare l’effetto della rifrazione della luce sugli oggetti e, confermando quanto scrive Pellizza da Volpedo: il colore applicato sulla tela puro può dare maggior luminosità che se mescolato, nel 1891 presenta Mare di Genova (olio su tela, 70×81 cm). 
 

Contemporaneamente all’indagine sulla solarità della natura ligure, con Piazza Caricamento nello stesso 1891 vengono celebrati gli scaricatori del porto di Genova, tela con cui Nomellini partecipa alla prima Triennale di Brera (Milano) che consacra il divisionismo sulla scena artistica nazionale.

La Diana del lavoro
Due anni dopo, il dipinto La diana del lavoro (olio su tela, 60×120 cm) è la chiamata operaia al lavoro davanti al cantiere navale Cravero, alla foce del Bisagno, quando la mattina è greve e senza il conforto del cielo. Nomellini riprende la tematica sociale già descritta in due sue precedenti opere presentate a Firenze all’Esposizione di Belle Arti del 1889: La giornata è finita e Lo sciopero. Occorre ricordare, a miglior comprensione del “momento” politico e artistico qui rappresentato, che proprio nel capoluogo ligure il 16 agosto 1892 nasce il Partito dei Lavoratori Italiani. Costituito dalla fusione dei vari circoli socialisti e operai del territorio, nel 1895 diventa il Partito Socialista Italiano. A Genova il 26 aprile 1903 sarà fondato il quotidiano Il Lavoro il cui primo numero vedrà la luce il 7 giugno. 
 
Il 21 gennaio 1894 Plinio Nomellini è arrestato con l’accusa di sedizione anarchica sovversiva che lo porta in carcere con altri 34 sospettati. Disordini e attentati in un periodo di forti tensioni  portano il governo – Presidente del Consiglio e anche ministro degli Interni è Francesco Crispi – a reprimere la sovversione, inasprire le pene per l’uso di esplosivi, limitare la libertà di stampa e propaganda, infliggere il domicilio coatto ai responsabili. Dal 22 maggio all’otto giugno il processo di Genova cattura l’attenzione della stampa e lui ne uscirà assolto grazie all’appassionata testimonianza in tribunale dell’amico  Telemaco Signorini. Per il compenso all’avvocato difensore il critico d’arte Diego Martelli promuove fra gli artisti fiorentini una sottoscrizione, invitandoli a versare 10 lire con l’aggiunta di un disegno.
Sera di Marzo
 
Caduta l’imputazione penale sull’uomo visibilmente turbato dall’esperienza carceraria, in Sera di marzo (olio su tela, 125,5×159,5 cm) siamo di fronte, nel 1896, a una pagina di lirismo familiare e pittorico che celebra il transito dall’inverno ai primi tepori della primavera ligure, quando verso sera si può stare piacevolmente all’aperto. L’ambiente descritto, animato dalla presenza e dal dialogo delle figure femminili di casa, è infatti l’accogliente corte esterna della sua residenza periferica di Genova, probabilmente in via Minerva (ora corrisponderebbe al centrale corso Buenos Aires del quartiere Foce-Brignole).
La ritrovata serenità gli consente di  partecipare in un rustico di Sturla, allora una zona tranquilla e pittoresca alle porte orientali di Genova, al vivace cenacolo che si raduna attorno al giornalista Ernesto Arbocò, dove si discute d’arte, politica, poesia e lettere.

Tra impegno politico e nuova visione simbolista

Meriggio infuocato

Lo frequentano vari personaggi locali fra cui il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi – la madre era di Ortonovo (SP) – , ricordato alla Spezia con busto in marmo ai pubblici giardini e intitolazione di una strada tra viale Giuseppe Mazzini e via don Minzoni.

Il tratto successivo del percorso figurativo di Nomellini è rappresentato dal simbolismo. Questo stile compositivo prende forma nei colori onirici, immersi in una luce irreale, che conferiscono alle sue tele atmosfere poetiche e sognanti. 

Esposto a Torino nel 1899 e scelto come manifesto della mostra genovese di Palazzo Nicolosio Lomellino, il dipinto Le lucciole (olio su tela, 85×35 cm) offre ampia dimostrazione del nuovo sentimento artistico che ora anima il pittore livornese. 

Meriggio infuocato (olio su tela, 105×105 cm) del 1901-1903 appartiene a questa fase del percorso d’arte e si colloca quando Nomellini a Genova, fino a questo momento sua dimora e fonte d’ispirazione, alterna Torre del Lago, dove lavora in un isolato casolare immerso nella natura. Ambientato nel paesaggio della Toscana, più precisamente della Versilia agreste col sole a picco di mezzogiorno, è dipinto intriso d’intimo lirismo, rafforzato dalla potenza cromatica e luministica, dove i colori infuocati caricano di energia emotiva il dialogo poetico ed esistenziale tra natura e uomo, sino a trasformarlo quasi in un manifesto di laico misticismo.

 
Dal 1901, infine, inizia la  collaborazione con l’oleificio Sasso di Oneglia, località del Ponente ligure in provincia d’Imperia, degli illuminati fratelli Angelo Silvio e Mario Novaro, che fanno anch’essi parte del già ricordato “cenacolo di Sturla”. È per lui attività del tutto non secondaria, che continua diversi anni e porta alla realizzazione di prodotti pubblicitari   come manifesti, almanacchi ed etichette.  
Con il suo Inno all’olivo mi piace concludere la rievocazione dell’artista, un toscano che ha saputo vivere intimamente e soprattutto interpretare la Liguria.
È uno dei suoi primi contributi alla rivista La Riviera Ligure, fondata dalla famiglia Novaro nel 1895 e in pochi anni divenuta un quadrimestrale letterario di respiro europeo. Il disegno su carta, in abito naturalistico e molto simbolico, con linee sinuose che guardano al gusto liberty del tempo, nasce sia per celebrare l’albero tipico della Liguria e della sua economia, sia per raffigurare la canzone dei Canti di Castelvecchio dove Giovanni Pascoli addita le virtù di questa pianta. Lo stesso poeta definisce tale composizione grafica una ri-poesia  interpretativa e ottiene in dono dall’autore l’originale. 
 
         a’ piedi dell’odio che, alfine,
         solo è con le proprie rovine,
                 piantiamo l’ulivo! 
 
In copertina Ricordo di Genova
 
By Pier Paolo Meneghini 
(Riproduzione riservata)
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