
A Pontremoli il Bancarella resta fedele a sé stesso. Vince Milena Palminteri con “Come l’arancio amaro”
Era da qualche anno che mancavo alla cerimonia di premiazione del Premio Bancarella, e tornare ieri sera in Piazza della Repubblica a Pontremoli è stato come rientrare in una tradizione intatta. Nulla sembra cambiato: lo spoglio delle schede in diretta, con il pubblico intento a segnare le preferenze su un foglio prestampato; la rassicurante presenza del professor Giuseppe Benelli, anima instancabile del premio; l’atmosfera sospesa tra festa e rito civile. Mancavo dai tempi in cui conduceva con padronanza e personalità Letizia Leviti, indimenticata giornalista di Sky e scrittrice ma la giornalista Valeria De March, volto di TGCom24, alla sua prima apparizione sul palco del Bancarella è stata molto brava nel condurre le interviste ai sei scrittori pungolandoli con domande che hanno reso questa sezione della serata forse la più interessante.
Una formula che non cambia e una piazza che partecipa

Anche quest’anno la formula non ha deluso. Una commissione presieduta da un notaio ha scrutinato i voti dei librai arrivati da ogni angolo d’Italia. Ogni scheda conteneva tre preferenze, da esprimere tra i sei titoli della rosa finalista. E molti librai, come da tradizione, erano presenti fisicamente in piazza. Tra loro anche Lucrezia Ricci, titolare della storica libreria Ricci di via Chiodo alla Spezia, che non ha voluto mancare a questo appuntamento, uno dei più longevi premi letterari italiani nato nel 1953.
Milena Palminteri trionfa con un romanzo d’esordio
La settantatreesima edizione del Bancarella ha visto imporsi con largo margine Milena Palminteri, siciliana d’origine e salernitana d’adozione, con il suo romanzo d’esordio “Come l’arancio amaro” edito da Bompiani. Ha ottenuto 204 voti, distaccando nettamente la seconda classificata, Paola Jacobbi (Luisa, Sonzogno), ferma a 123.

Una storia siciliana tra memoria, dolore e identità
Un esordio che ha dell’incredibile, perché Palminteri, 75 anni, ha alle spalle una vita negli archivi notarili e una volta raggiunta la pensione si è dedicata alla scrittura aprendosi le porte ad una casa editrice, la Bompiani, molto selettiva e per molti esordienti irraggiungibile . Proprio da quei documenti impolverati è nato il germe narrativo del libro, che intreccia due storie di donne e una Sicilia mai immobile, pur nel suo eterno ritorno. Ambientato tra gli anni Trenta e il 1994, il romanzo alterna piani temporali e usa il dialetto siciliano nei dialoghi, sulla scia della lezione di Camilleri.
Carlotta, la protagonista, cresce tra silenzi e assenze, fino a scoprire da un vecchio atto notarile una verità taciuta sulle sue origini. In parallelo, la giovane e fragile Nardina, negli anni del fascismo, si trova invischiata in un piano disperato, con la serva Sabedda e l’ombra della mafia sullo sfondo. Un romanzo corale, intenso, generoso, dove il destino bussa a porte socchiuse da anni.

Alessandro Orsini un ospite fuori dal coro
Ospite d’onore il professor Alessandro Orsini, che nel pomeriggio aveva presentato il suo nuovo libro “Casa Bianca Italia. La corruzione dell’informazione di uno stato satellite” un titolo scomodo per un autore molto ostracizzato ed emarginato da larga parte del mainstream nazionale, pertanto, chapeu al Premio Bancarella che lo ha voluto sul palco concedendogli uno spazio per esprimere alcuni dei suoi valori.
I finalisti: una sestina di esordienti da grandi editori
I finalisti di quest’anno, in gran parte esordienti ma pubblicati da grandi case editrici, erano:

Come l’arancio amaro di Milena Palminteri (Bompiani) – 204 voti
Luisa di Paola Jacobbi (Sonzogno) – 123 voti
Il pendio dei noci di Gianni Oliva (Mondadori) – 112 voti
La fame del cigno di Luca Mercadante (Sellerio) – 109 voti
Il dio che hai scelto per me di Martina Pucciarelli (HarperCollins) – 100 voti
La ragazza con la gonna a fiori di Guido Rodriguez (Morellini) – 72 voti
Il “Premio Unicum” a Papa Francesco
Ma questa edizione ha avuto anche un momento “irripetibile”: è stato conferito il Premio Bancarella Unicum a Papa Francesco per Spera (Mondadori), un libro autobiografico curato da Carlo Musso che della sua esperienza diretta con il Pontefice ha avuto modo di raccontare aneddoti e ricordi. Il libro uscito in edizione planetaria pochi mesi prima della morte del Papa che ha avuto in realtà una lunga gestazione. Un riconoscimento straordinario per un autore fuori concorso, ma centrale nella coscienza collettiva.
Bancarella Sport 2025 a Gigi Buffon
Il giorno precedente era stato assegnato anche il Premio Bancarella Sport, vinto da Gigi Buffon con il libro “Cadere, rialzarsi, Cadere, Rialzarsi” edito da Mondadori.

Il futuro del Bancarella tra tradizione e nuove scommesse
Il Bancarella continua così a rappresentare un riferimento nel panorama letterario italiano, non solo per la qualità della selezione, ma per il suo radicamento in un’idea di cultura che parte dai librai, passa attraverso i lettori e arriva sul palco di Pontremoli senza mai snaturarsi. Dal primo vincitore – Ernest Hemingway – a oggi, passando per Oriana Fallaci, Giovanni Guareschi, Enzo Biagi, Andrea Camilleri, John Grisham e Indro Montanelli e tanti altri l’albo d’oro del Premio è specchio dell’immaginario di intere generazioni. Come per tutti i premi sarà il mercato a decidere se questa sestina di autori avrà un futuro spinta dal prestigio delle case editrici che li hanno editati. Essendo quasi tutti autori esordienti si può dedurre che siamo di fronte ad un’editoria che fatica a trovare figure di riferimento e cerca in tutti i modi di scovare la firma, il Giordano della situazione, che si affermi per poi consolidarsi nel tempo. Non a caso nelle classifiche di vendita del Corriere della Sera nessuno dei romanzi della sestina pontremolese si distingue tra i primi venti.

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