
La 12ª edizione del Premio Letterario Internazionale “Città di Sarzana” è stata travolta da una bufera mediatica, scatenata da una foto pubblicata su Facebook da uno dei premiati. La didascalia che accompagna l’immagine celebra la vittoria del suo libro e sottolinea, con tono compiaciuto, che “la premiazione, con il Saluto Romano al Duce nella copertina del libro, è avvenuta sotto la medaglia d’argento alla Resistenza del Gonfalone del Comune di Sarzana”. L’autore ha poi dedicato questa vittoria ai “14 Martiri Fascisti uccisi durante i Fatti di Sarzana il 21 luglio 1921”, elencandoli uno per uno ed equiparandoli a Pietro Arnaldo Terzi, ex sindaco di Sarzana, morto in un campo di concentramento.
L’autore, un avvocato, sostiene nel libro – attraverso argomentazioni giuridiche sulla genesi della legge Scelba e sulla ricostituzione del partito fascista – che tali normative non rappresentino ostacoli insormontabili a gesti nostalgici che richiamano o simboleggiano il fascismo, come il saluto romano. Inevitabilmente, la didascalia su Facebook ha scatenato furiose polemiche, alimentate dal palese autocompiacimento dell’autore per aver ottenuto un riconoscimento proprio in un luogo così simbolicamente antifascista.
Questo libro, diffuso in modo simile a quello del generale Vannacci, è stato giudicato dalla giuria meritevole di un Diploma di merito per gli spunti di analisi e dialettica. Tale riconoscimento, secondo i protocolli un po’ opachi del concorso, consente all’autore di esporre pubblicamente le proprie tesi davanti alla giuria e agli altri partecipanti, in linea con i principi di libertà di espressione che caratterizzano il Premio. Celebrare questo riconoscimento come una “vittoria” appare tuttavia discutibile.
La giuria, rispettando i principi di imparzialità e libertà di pensiero, ha valutato l’opera non per l’ideologia che la sostiene, ma per le argomentazioni giuridiche presentate, che riflettono questioni – seppur controverse – già affrontate nei tribunali italiani e recentemente tornate d’attualità grazie a reportage di programmi come Report, Piazza Pulita e soprattutto Fanpage. Tuttavia, osservando le espressioni sui volti di Susanna Musetti e della professoressa Vigo, immortalate nelle foto pubblicate dai giornali, non sembra che le tesi dell’avvocato abbiano suscitato entusiasmo. Susanna, persona solare e sorridente, difficilmente assume espressioni così cupe come quelle immortalate in quella immagine.

Mai, nelle precedenti edizioni del concorso, le idee espresse da centinaia di saggisti e scrittori avevano suscitato un clamore simile né avevano scatenato reazioni così veementi da parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche democratiche.
Conoscendo da vicino il Premio e il costante impegno della sua presidente, Susanna Musetti, non posso che essere solidale con lei. Le parole dell’avvocato, una volta tornato a casa, hanno offeso la città di Sarzana, la sua storia, la provincia spezzina, il Comune, la Giunta e le forze politiche realmente democratiche. Egli, più volte intervistato da Cruciani alla Zanzara si definisce apertamente fascista, con la sua didascalia oggi ribadita sulle pagine del Secolo XIX ha trascinato l’Associazione Poeti, Poeti, solo Poeti – che da anni organizza con passione questo evento culturale – in un vortice di polemiche proprio nell’imminenza della cerimonia di premiazione, prevista per stasera, 14 dicembre, al Teatro Impavidi, dove verranno consegnati i premi ufficiali del concorso.
Va chiarito che il riconoscimento conferito all’opera non è stato deciso dal Comune di Sarzana, il quale non interviene in alcuna fase di stesura del regolamento o nello scrutinio dei giurati. Si è limitato a concedere l’uso di uno spazio pubblico a un’associazione culturale sarzanese, attiva da dodici anni, che mai aveva creato problemi. L’associazione ha sempre organizzato il concorso in un clima di confronto intellettuale, attirando in città centinaia di partecipanti da tutta Italia e legando l’evento a celebrazioni come la Giornata della Memoria, la Festa della Donna e il 25 aprile. Accusare il Comune o l’associazione, come alcune forze politiche hanno fatto, significa ignorare i fatti e confondere ruoli e responsabilità.
Alcune reazioni alle dichiarazioni dell’avvocato hanno, dunque, individuato bersagli sbagliati: il Comune, estraneo alla vicenda, e il Premio stesso, che si è sempre distinto per il rispetto della pluralità delle opinioni. La presidente Musetti, vittima due volte in questa vicenda, ha prontamente reagito chiedendo pubblicamente scuse formali ai cittadini di Sarzana e la rimozione del post incriminato. In assenza di tali azioni, aveva annunciato l’intenzione di revocare il riconoscimento rilasciato. Una mossa istintiva che ha però offerto un ulteriore assist auto promozionale all’autore, il quale – forte delle sue competenze giuridiche – ha replicato definendo la richiesta della Musetti “inammissibile”, annunciando di voler avviare un “idoneo atto per denunciare tale intimidazione e diffamazione”.
Oltre al danno reputazionale subito, Susanna Musetti rischia ora di affrontare un’ingiusta controversia legale. Ed è proprio in questo momento che chi ha beneficiato del suo instancabile lavoro di promozione della scrittura creativa e poetica dovrebbe dimostrarle vicinanza e solidarietà.
