Gio 14 Mag 2026
Angelo Tonelli

NOTTI AL CASTELLO 2025 – Giovedì 28 agosto ore 21.30 Teatro Greco: Prometheus a cura della Compagnia Teatro Iniziatico diretta da Angelo Tonelli. (In caso di maltempo lo spettacolo andrà comunque in scena all’interno del castello)

Il prossimo appuntamento di “Notti al Castello”, la rassegna culturale dell’estate spezzina al Castello San Giorgio, è previsto per giovedì 28 agosto ore 21.30 con il teatro greco. Andrà in scena Prometheus. Ovvero il trionfo della Natura sulla tecnica, evento teatrale organizzato dalla Compagnia Teatro Iniziatico diretta da Angelo Tonelli. Lo spettacolo, a ingresso libero, è liberamente tratto dall’opera di Eschilo nella traduzione dello stesso Tonelli. (In caso di maltempo lo spettacolo andrà comunque in scena all’interno del castello)

Una rilettura radicale del mito

L’opera non si limita a riproporre il Prometeo incatenato, ma lo attraversa con un taglio radicalmente contemporaneo. Se nella vulgata moderna Prometeo è stato esaltato come il paladino del progresso, l’eroe che dona il fuoco e le arti agli uomini, in realtà il mito eschileo racconta qualcosa di diverso: un atto di hybris, di tracotanza, compiuto contro Zeus, garante dell’ordine naturale e del sacro.
La conoscenza tecnica, simboleggiata dal fuoco, nasce dunque come gesto di rottura e di squilibrio: apre la strada a un uso sregolato delle risorse e a un dominio sulla Natura che oggi, come avverte lo spettacolo, si manifesta nel rischio di deflagrazione globale, con armi atomiche e chimiche, e in una deriva tecnologica sempre più invasiva.

Il Prometeo messo in scena da Tonelli si configura quindi come un dramma dell’attualità: da un lato l’archetipo della tecnica, con la sua voce metallica e riverberata, simbolo di un’umanità robotizzata e priva di emozioni; dall’altro, il corpo sensibile, mascherato ma fragile, a ricordare la dimensione spirituale, creativa ed emozionale che rischia di essere soffocata dal delirio tecnocratico.
In apertura, la figura di un “propagandista transumanista*” robotizzato irrompe sulla scena, incarnando la tentazione moderna di un’ibridazione tra uomo e macchina. A questa disumanizzazione fa da contraltare la catarsi finale: la caduta di Prometeo nel Tartaro e la successiva riconciliazione con Zeus, recuperata dai frammenti del Prometeo liberato, segna il ritorno all’equilibrio e il riconoscimento della necessità di rispettare il limite naturale.

La trama

L’azione prende avvio in Scizia, tra lande desolate e aspri monti. Prometeo viene incatenato a una rupe da Efesto, con l’aiuto del Potere e della Violenza, per volere di Zeus, punito per aver donato il fuoco e molte arti agli uomini. Attorno a lui si avvicendano le Oceanine, Oceano e la sventurata Io, vittima delle persecuzioni divine. Prometeo, pur nel tormento, custodisce un segreto che potrebbe rovesciare il dominio olimpico: il futuro figlio di Teti e Zeus, che minaccerebbe l’ordine divino. Hermes, inviato da Zeus, tenta invano di strappargli il segreto, e Prometeo viene scagliato nel Tartaro. In questa messa in scena, però, la vicenda si apre a un esito riconciliativo: la riammissione tra gli dei, a patto di rispettare il principio di armonia naturale.

Le parole di Angelo Tonelli

Filosofo, scrittore, grecista e traduttore delle principali opere del mondo antico per i più prestigiosi editori italiani, Tonelli chiarisce le ragioni di questa scelta:

«Abbiamo deciso di mettere in scena Prometeo proprio perché viviamo un momento di pericolosissima intensificazione del dominio della tecnica nei confronti della specie umana, una tecnica nelle mani di un’élite non certo illuminata né scrupolosa nel difendere i popoli, la loro salute e la loro libertà».

In questa chiave, lo spettacolo diventa una critica radicale alle derive del transumanesimo*:

«Il transumanesimo* è un delirio sostenuto da potentati economici dotati di risorse innumerevoli. È un delirio psicopatico che punta all’ibridazione tra uomo e macchina, a una robotizzazione sempre più spinta della società e degli animi. Prometeo rappresenta proprio colui che dona la tecnica contro il volere di Zeus, ma viene punito e, dopo la catarsi, redento e riammesso tra gli dèi, a condizione che rispetti Zeus, ossia l’ordine naturale».

Ma perché tornare oggi a Eschilo? La risposta di Tonelli è netta:

«Per lo stesso motivo per cui si ripropone la filosofia dei sapienti greci — da Pitagora a Parmenide, da Eraclito a Empedocle e Platone. Quelle opere hanno molto più da dire, in maniera più profonda e intelligente, di tanto teatro e tanta filosofia contemporanea. Esse mettono in scena gli archetipi fondamentali del comportamento umano e offrono soluzioni ai contrasti e alle sofferenze con un valore universale e una raffinatezza artistica incomparabile».

Annalisa Maggiani coerografa

 

Il cast e la produzione

Gli interpreti saranno Stefania Borzillo, Laura Martorano, Solange Passalacqua, Piermaria Piccini, Davide Ramoretti e Angelo Tonelli.
La regia porta la firma di Tonelli, mentre le scenografie sono realizzate da Giuliano Diofili, le coreografie da Annalisa Maggiani e le melodie e i canti in greco antico da Phoskaiskià.
Contribuiscono alla messa in scena le maschere di Amal Fasairy, i costumi di Atelier Arthena, le musiche di Federico Cappa (violino dal vivo), Piermaria Piccini, Arthuan Rebis e altri.
Il sound design e la voce di Prometeo sono affidati a Gabriele Gasparotti

Si ringraziano inoltre Pietro Balestri e Francesco Millepiedi per i consigli scenografici, mentre il design della locandina è curato da Verbaurea.

Da Wikipedia: *Il transumanesimo (o transumanismo, a volte abbreviato con >H o H+ o H-plus) è un movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana.

(Riproduzione riservata)

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