
Sanità spezzina, dall’anestesia all’urologia cresce l’allarme sul personale: la fase di transizione verso il Felettino richiede interventi subito
Le criticità del sistema sanitario spezzino tornano al centro del dibattito dopo una serie di denunce arrivate negli ultimi giorni dal mondo politico e sindacale. Dalla carenza di anestesisti all’ospedale Sant’Andrea fino alla situazione del reparto di Urologia del San Bartolomeo di Sarzana, emergono problemi che hanno un denominatore comune: la difficoltà nel mantenere organici adeguati e nel rendere attrattivo il lavoro negli ospedali della provincia.
A richiamare per primo l’attenzione è stato il capogruppo di LeAli a Spezia/Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio comunale, Roberto Centi, che ha fatto riferimento alla relazione del primario di anestesia e rianimazione Francesco Corradi. Nel documento si evidenzia come l’organico previsto per il reparto dovrebbe essere di 31 medici, mentre quelli attualmente in servizio sono 22. Una carenza significativa per una struttura che rappresenta uno snodo essenziale dell’attività ospedaliera: senza anestesisti diventa infatti difficile programmare con continuità gli interventi chirurgici e sostenere l’intero sistema delle attività operatorie.
Negli stessi giorni è arrivato anche l’allarme della Cgil spezzina sulla situazione dell’Urologia dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana. Il segretario generale della Cgil della Spezia Luca Comiti e la segretaria della Funzione pubblica Marzia Ilari hanno parlato apertamente di un segnale preoccupante legato alla fuga di professionisti dall’ASL5.
Secondo quanto denunciato dal sindacato, dal primo maggio il primario della Chirurgia urologica lascerà la guida del reparto per trasferirsi al Nuovo Ospedale Apuano di Massa. Nello stesso presidio avrebbe scelto di trasferirsi anche un dirigente della Chirurgia vascolare dell’ospedale Sant’Andrea. Il reparto di Urologia di Sarzana continuerà a garantire il servizio, ma con un organico ridotto a cinque medici e senza la figura del primario.
Il tema, secondo la Cgil, non riguarda singoli episodi ma una tendenza che si ripete da tempo, con trasferimenti di professionisti verso altre strutture sanitarie. Una dinamica che, se confermata nel tempo, rischia di rendere sempre più complessa la gestione dei reparti e di aumentare il carico di lavoro sui medici rimasti, spesso chiamati a coprire turni e reperibilità oltre i livelli ordinari.
Si tratta di questioni che meritano attenzione perché incidono direttamente sulla capacità del sistema sanitario locale di garantire servizi efficienti ai cittadini. Allo stesso tempo è evidente che medici, infermieri e operatori sanitari continuano a sostenere il funzionamento delle strutture con grande senso di responsabilità, spesso in condizioni organizzative complicate.
La sanità spezzina si trova oggi in una fase di passaggio. Da un lato deve assicurare la piena operatività degli ospedali Sant’Andrea e San Bartolomeo; dall’altro lo sguardo è inevitabilmente rivolto alla realizzazione del nuovo ospedale del Felettino, destinato a rappresentare il fulcro dell’assistenza sanitaria provinciale.
Il nuovo presidio dopo decenni di stallo sta sorgendo, ma i tempi indicano che l’entrata in funzione non avverrà prima del 2028. Proprio per questo la fase che si apre fino alla piena messa a terra richiede una particolare attenzione al presente, a partire dal rafforzamento degli organici e dal miglioramento delle condizioni di lavoro.
Le segnalazioni arrivate in questi giorni, pur provenendo da ambiti diversi, indicano la stessa direzione: intervenire ora per rafforzare il sistema sanitario locale, così da arrivare all’appuntamento con il nuovo Felettino con una sanità solida, efficiente e pronta ad affrontare le sfide dei prossimi anni.
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