Le premiazioni del “Premio Montale Fuori di Casa” rappresentano un’occasione unica per incontrare personalità di spicco nel campo della cultura, della letteratura, dell’arte e della scienza, conosciute anche a livello internazionale e sempre pronte a confrontarsi con il pubblico che partecipa alla cerimonia. Ieri sera, nella sala della centrale Enel della Spezia, intitolata proprio a Eugenio Montale, il premio per la sezione giornalismo è stato consegnato ad Antonio Di Bella, uno dei volti più noti del giornalismo Rai.
Di Bella è stato corrispondente dagli Stati Uniti, capo del TG3 per otto anni, corrispondente da Parigi e, dal 2016 al 2020, direttore di “Rai News 24”. Ha scritto numerosi saggi, tra cui “Je suis Paris” (2015) e “L’assedio” (2021), ed è un volto e una voce popolari. La sera prima della premiazione, era ospite fisso nella trasmissione di Federico Rampini, dedicata agli Stati Uniti e alle elezioni presidenziali di novembre, dove si discuterà se sarà Trump o Kamala Harris il nuovo presidente.
Durante la serata moderata da Alice Lorgna, Di Bella è stato intervistato da Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera. Conti ha approfondito il contenuto del saggio di Di Bella, *L’impero in bilico – l’America al bivio tra crisi e riscossa*, pubblicato proprio in vista delle imminenti elezioni americane. Il libro è introdotto da una prefazione di Federico Rampini, l’altro grande esperto di cose americane, anch’esso premiato al Montale FDC che ha condiviso con Di Bella lunghi periodi di lavoro proprio negli Stati Uniti e che lo definisce “il miglior reporter televisivo italiano del nostro tempo”.
Non poteva mancare la domanda cruciale: chi vincerà le elezioni, Trump o Kamala Harris? Di Bella ha ricordato di essere certo nella notte del election day, che Hillary Clinton avesse vinto, per poi scoprire la mattina dopo che era Trumpil nuovo presidente. Ha quindi ammesso di non sentirsi in grado di fare previsioni, sottolineando l’atipicità del sistema elettorale americano, che non si basa sul numero totale di voti ma sui delegati eletti, in particolare negli stati chiave. I sondaggi vedono i due candidati vicini, ma per Di Bella è difficile prevedere se prevarrà la paura per Trump o gli errori commessi dai democratici, come l’aver supportato eccessivamente la cosiddetta *cultura woke* portatrice di un’ideologia troppo restrittiva, che limita la libertà di parola e crea polarizzazione, con accuse di favoritismi e “facilitazioni” verso i gruppi ritenuti oppressi soprattutto nelle università.

A consegnare il premio è stata il Prefetto della Spezia Maria Luisa Inversini dopo i saluti del responsabile della Centrale Enel Vincenzo Cenci, mentre le motivazioni sono state lette da Barbara Sussi e Adriana Beverini. Quest’ultima ha poi collegato l’esperienza americana di Di Bella con un articolo che Eugenio Montale scrisse per il Corriere della Sera nel 1953, intitolato “Sul volo per New York”, dove il poeta raccontava la sua esperienza a bordo di uno dei primi voli di linea dall’Italia agli Stati Uniti, riflettendo sul progresso e sulla modernità, temi centrali nella sua opera.
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