
Dopo la mostra “In forma di quadrato” alla Factory di Sarzana, Bruno Zoppi torna alla Spezia alla libreria Contrappunto con “Su Bristol”, un nuovo capitolo della sua ricerca artistica.
Sarà inaugurata il 20 novembre alle ore 18,00 la nuova mostra dedicata al pittore spezzino Bruno Zoppi, ospitata in una cornice inconsueta: la libreria “Il Contrappunto”, in via Galileo Galilei 17 alla Spezia. Un luogo dove la parola domina sugli scaffali, ma questa volta è chiamata a dialogare con la pittura. Un’idea che piace molto all’artista: vedere compresenti le due arti. Quella della parola che fa capolino dagli scaffali e ammicca ai suoi dipinti su Bristol, esposti.
Zoppi lascia temporaneamente il suo atelier di via Gioberti 51, a pochi passi dalla libreria, per esporre qui una selezione di 23 opere della sua produzione più recente, lavori nei quali l’autore si mette metaforicamente – e artisticamente – a nudo. L’artista diventa un mezzo per trasfondere le emozioni che gli sgorgano dal profondo e le trasforma in tratti pittorici che prendono corpo sulla tela.
L’Evoluzione Stilistica: Dal Surrealismo all’Oggetto
Gli esordi di Zoppi risalgono agli anni Settanta, quando la sua pittura si nutre delle suggestioni del surrealismo: atmosfere sospese, figure umane solitarie, presenze meditate e silenziose che indagano il delicato equilibrio dell’identità. Con gli anni, però, questa figura si ritira sino quasi a scomparire, lasciando spazio a ciò che l’artista chiama semplicemente “Oggetti”.
Oggetti quotidiani che, nelle sue composizioni, assumono una forza nuova: diventano “Soggetti”, dotati di una propria anima, evocativi dell’uomo pur restando immobili e silenziosi. In questa scelta maturano una consapevolezza critica e una vena malinconica che attraversa parte della sua produzione: lo sguardo su una società che tende a massificare, a uniformare, a ridurre l’individuo a ingranaggio di un presunto progresso.
La Frammentazione della Forma
Nelle opere più recenti, questo sguardo si evolve ancora. L’oggetto non è più solido, centrale, riconoscibile: si frammenta, si moltiplica, si scompone in una rete di forme autonome. La realtà concreta lascia spazio al dominio dell’immaginazione. I segni, liberi, creano nuove armonie visive, quasi una dichiarazione di indipendenza del gesto pittorico.

L’allestimento della mostra è curato dalla professoressa e critica d’arte Giovanna Riu. a cui abbiamo chiesto:
«Ci sveli le ragioni del titolo della mostra»:
«Questa è una mostra piccola e preziosa di Bruno Zoppi. Il titolo “Su Bristol” definisce il supporto su cui le opere sono presentate, supporto che appartiene alla famiglia della carta, il più adatto per una libreria.»
«Come definirebbe le opere in esposizione?»
«Le opere dell’artista sfuggono a classificazioni di linguaggio. Informali, astratte? Sono trame di colore sapientemente steso, per lo più a spatola, organizzato in isole, mosaici, stratificazioni che lasciano filtrare scie luminose. Se lo sguardo vuole seguire un percorso, sceglierà, a piacere, andamenti a spirale, incontri di linee, atmosfere con filamenti di pioggia. Può viaggiare nel colore puro o diffuso, tra mandala orientali e labirinti di segni. Bruno Zoppi nella sua ricerca attuale ha scelto il gesto libero e la “non intenzionalità” nella composizione: spazio di vita.»
In Dialogo con Bruno Zoppi
«Nelle sue opere più recenti l’oggetto si frammenta in segni e colori autonomi: come nasce questa nuova fase e cosa

rappresenta per lei sul piano personale e artistico?»
«Dopo un percorso legato a una rappresentazione del paesaggio urbano, fatto di strutture e di oggetti ai quali trasferisco la mia interiorità cercando di dar vita a ciò che uso e vedo nella mia quotidianità, ho sentito il bisogno di liberarmi dal vincolo dell’immagine esterna per passare a quella interiore. La totale libertà espressiva l’ho raggiunta in quello che si definisce “Astratto”. La libera creazione fa sì che si realizzino, quasi inconsapevolmente, forme e colori che si assemblano in modo istintivo. L’opera si concretizza non più attraverso l’immagine ma attraverso le emozioni e il sentimento del momento.»
«Cos’è per lei l’astratto e come lo definirebbe?»
«Sul concetto di Astrattismo penso che, al di là dell’elemento identificativo, non ci sia cosa più reale di tale forma, in quanto rappresenta ciò che realmente siamo e sentiamo, ovvero il nostro “ego”.»
La mostra al Contrappunto, aperta fino al 30 dicembre 2025, rappresenta dunque un’occasione preziosa per avvicinarsi al mondo di Bruno Zoppi: un artista che continua a interrogare il presente e se stesso attraverso una pittura che muta, si rigenera e non smette di cercare.
By Catia Cidale
Per saperne di più su Bruno Zoppi leggi qui
(Riproduzione riservata)
