
La prof.ssa Adriana Beverini racconta la sua visita alla mostra “I miei orizzonti e tu” di Giovanni Ozzola, allestita a Villa Marigola nell’ambito del Lerici Music Festival: un percorso tra fotografia, installazioni e paesaggi interiori che invita a riflettere sul rapporto tra uomo, natura e orizzonte.
Ho avuto il privilegio di visitare, a Villa Marigola di San Terenzo (Lerici), il giorno dopo l’inaugurazione, la mostra “I miei orizzonti e tu” di Giovanni Ozzola, a cura di Carlo Orsini, realizzata in collaborazione con Galleria Continua, e desidero raccomandare a tutti coloro che possono farlo di andare a vederla fino al 2 agosto.
E non solo perché Ozzola è tra gli artisti italiani più apprezzati a livello internazionale, ma perché questa mostra, che riunisce fotografia, installazione e storie in un percorso concepito appositamente per il Golfo dei Poeti, è veramente affascinante.
Un viaggio tra luce, spazio e visibile
Forse mi ha tanto colpito perché da anni ormai indago, dentro di me e fuori di me, il confine, la soglia tra visibile e invisibile, il tema della luce e dello spazio, sia in poesia sia seguendo ciò che, in questo campo, afferma la fisica quantistica.
O forse, più semplicemente, perché è una mostra che non lascia indifferenti, affrontando con discrezione anche i temi del nostro rapporto con l’ambiente e, più specificamente, con le meraviglie naturali del nostro Golfo dei Poeti.
Ho sostato di fronte a ogni fotografia di Ozzola cercando di convincermi che non si trattasse di dipinti e ne ho avuto la certezza solo grazie all’aiuto di una giovane artista che, con grande gentilezza, accompagna i visitatori alla scoperta del genio di Ozzola.
Ho provato emozioni che solo le grandi opere d’arte sanno regalare e, proprio per questo, invito altri a visitare questa mostra.
Le immagini che restano dentro
Le opere di Ozzola nascono spesso in luoghi di frontiera: deserti, oceani, architetture abbandonate, punti di osservazione affacciati sull’orizzonte. E infatti nella mostra ci sono anche questi scenari.

Lascia stupiti l’immagine di un bunker di Punta Bianca da cui ci si affaccia sull’infinito, dove il colore predominante è un blu che ti entra dentro e ti risucchia.
E che dire della grande fotografia – che ancora non riesco a credere non sia un dipinto – da cui si ha la percezione di intravedere Portovenere, il mare che la cinge, che quasi la inghiotte? Solo mare, nessun edificio: mare e un piccolissimo gabbiano fissato nell’azzurro del cielo, che forse in pochissimi avranno identificato.
Il mistero della tenda rossa e le rotte dell’umanità
Di fronte all’enigmatica immagine della tenda rossa, che pare muoversi di vita propria, ho sostato a lungo come ipnotizzata.
La stessa sensazione l’ho provata davanti alla grande lastra di rame poggiata sul pavimento, sulla quale l’artista ha tracciato, con linee sinuose, i percorsi dei grandi viaggi e delle terre scoperte dagli esploratori nel corso dei secoli.
Solo linee che si intersecano, ma che raccontano secoli di esplorazioni, vite, anni trascorsi in mare, su navi dirette verso l’ignoto.
Il linguaggio dei fischi che diventa arte
Prima di andar via arriva il tocco finale del genio di Ozzola: un’installazione che mostra un uomo di spalle di fronte al mare; un uomo che fischia, o meglio, che con le mani modula fischi trasformandoli in un linguaggio.

L’artista Giovanni Ozzola, originario della provincia di Firenze ma residente nelle Isole Canarie, ha infatti esplorato il Silbo Gomero, l’antico linguaggio a fischi dell’isola di La Gomera, riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, traendone ispirazione per installazioni e opere d’arte che riflettono sul legame tra uomo, spazio e natura.
Affascinato dall’unicità di questo sistema di comunicazione – nel quale i fischi sostituiscono vocali e consonanti per superare le barriere fisiche dei profondi valloni dell’isola – l’artista ha integrato l’essenza del “silbo” nella propria ricerca visiva e sonora.
Nelle sue opere, la pratica di fischiare per comunicare e mappare l’orizzonte diventa così una potente metafora del dialogo ancestrale tra l’uomo e il paesaggio.
Questa splendida mostra è inserita nel Lerici Music Festival, che quest’anno, in occasione della sua decima edizione, ha scelto come tema “Musica, Immagini e Parole dall’Acqua”, consolidando ulteriormente il dialogo tra arti visive e musica.
By Adriana Beverini
La scheda della mostra
I miei orizzonti e tu – Giovanni Ozzola
📍 Villa Marigola, San Terenzo di Lerici
📅 Dal 22 luglio al 2 agosto 2026
A cura di: Carlo Orsini
Realizzata in collaborazione con: Galleria Continua
Nell’ambito del: Lerici Music Festival – X Edizione
Tema 2026: Musica, Immagini e Parole dall’Acqua
Per informazioni, programma e biglietti consultare il sito ufficiale del Lerici Music Festival.



