Gio 14 Mag 2026

Vent’anni sotto il mare: in mostra il naufragio della Nave Margaret avvenuto alla diga foranea della Spezia

Corrado Ricci Cantiere della Memoria By Roberto Celi PH

Nel Palazzo del Governo della Spezia documenti, immagini e testimonianze sul naufragio del 3 dicembre 2005: una storia di paura, soccorsi eroici, solidarietà e tutela del Golfo dei Poeti

È stata prorogata fino al 31 gennaio la mostra allestita dal Cantiere della Memoria nell’androne del Palazzo del Governo della Spezia in ricordo del naufragio della nave Margaret avvenuto il 3 dicembre 2005 a ridosso della diga foranea che protegge il golfo della Spezia. Visitarla è un’occasione per ricordare o scoprire cosa accadde in quelle ore e onorare il complesso degli operatori, dei soccorritori, dei piloti degli elicotteri della Guardia Costiera che a rischio della loro vita riuscirono a strappare dalla furia delle onde tredici marinai di una nave che era affondata a ridosso della scogliera che protegge la città e le infrastrutture dalle frequenti burrasche del Mar Ligure. 

La regina dei fondali

La mostra vuole celebrare i vent’anni dal naufragio del relitto della nave Margaret, che ancora oggi riposa adagiato a 11 metri di profondità sui fondali adiacenti la diga foranea del Golfo. Sotto il pelo dell’acqua continua a esistere con i suoi 84 metri di lunghezza: le stive senza carico, i serbatoi liberati dal gasolio che minacciava il golfo, gli ambienti di lavoro e ciò che resta delle attrezzature di bordo. Un mondo sommerso nel quale sono proliferate flora e fauna marina.

Documenti, testimonianze e oggetti esposti

La mostra contiene materiale fotografico, testimonianze, articoli di giornale e documenti ufficiali pazientemente raccolti dal giornalista Corrado Ricci fondatore del museo Cantiere della Memoria alle Grazie. E’ un racconto strutturato ed emozionante di quello che accadde quel giorno e nei successivi. Tutto finì bene solo ed esclusivamente per la bravura e la professionalità dei soccorritori con recuperi spettacolari  da parte degli elicotteri della Guardia Costiera che strapparono i marittimi alla furia della tempesta e per l’efficienza delle operazioni di bonifica del mare e del prelievo dal carburante dal relitto curate dalle società Sepor, Castalia e Smit & Neri.

Così il golfo fu salvato dal disastro ambientale.

I salvataggi avvennero col coordinamento della Capitaneria di Porto. Alle operazioni in mare concorsero il personale del rimorchiatore Porto Venere, della Corporazione dei Piloti, dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato. A terra si rivelarono fondamentali l’impegno di Comsubin (Marina Militare), le strutture sanitarie dell’Asl 5, i servizi sociali del Comune, i laboratori dell’Arpal e gli uffici dell’Autorità portuale. In quei giorni i naufraghi, rimasti senza nulla, furono rivestiti dalla Caritas, assistiti dai volontari della Stella Maris e ospitati dalle suore benedettine di clausura del monastero di Santa Maria del Mare; i muscolai sospesero l’attività di raccolta dei mitili (con gravi perdite commerciali) e vissero nell’ansia al pensiero della bomba ecologica, poi finalmente disinnescata.

Memoria e sicurezza in mare

Nel ventennale del naufragio si può ben dire che quella che poteva essere una tragedia. Grazie alla professionalità e alla generosità di tante persone, si è rivelata una memorabile storia fatta di gioco di squadra e solidarietà che, dopo la salvezza di 13 marittimi, ha restituito al futuro, senza danni, la bellezza del Golfo dei Poeti. “Le strutture che operano nel porto sanno lavorare bene, per rispondere anche alle sfide più difficili, a tutela di ciò che abbiamo di più prezioso: la vita umana e l’ambiente. Questa è stata la missione più importante del lavoro che ho svolto, con amore e passione, per più di quarant’anni”, dice l’ammiraglio Giovanni Pettorino, all’epoca comandante della Capitaneria di Porto della Spezia, dal 2018 al 2021 comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, ora coordinatore di un progetto editoriale per dare forma ad un libro sulla storia del naufragio.

La Spezia non era la meta della Margaret.

La nave partì dal porto di Genova dopo un periodo di fermo disposto all’esito delle visite di Port State Control (le ispezioni delle navi straniere in porti nazionali effettuate dalle Capitanerie) all’ombra della Lanterna. Nel mirino finirono i deficit all’impianto antincendio, alle dotazioni di bordo e alcune carenze manutentive. In seguito alla soluzione parziale dei problemi, col programma di tornare a casa e raggiungere senza carico un cantiere navale, scattò il disco verde per affrontare una navigazione tranquilla ma non certo il mare in tempesta. Vennero disposti due obblighi: navigare entro le 20 miglia dalla costa, ridossarsi in caso di onda sopra i 3,5 metri. La Margaret sciolse gli ormeggi alle 14 del 2 dicembre 2005, con a bordo 13 membri di equipaggio, le stive vuote e il carburante necessario per arrivare a destinazione: circa 80mila litri di gasolio. La destinazione era il porto di Burgas in Bulgaria. Lì avrebbe dovuto essere sottoposta a vari lavori per elevare gli standard di sicurezza. Ma non ci arriverà.

La burrasca e il naufragio

Nel corso della serata le condizioni meteo (con avvisi di burrasca) si aggravarono.  Il moto ondoso divenne insostenibile. A mezzanotte il comandante decise di accostare verso il Golfo della Spezia, Invece di calare l’ancora al centro della circonferenza del punto di fonda con prua al vento, la Margaret iniziò le manovre sul limitare della stessa più prossimo alla diga, esponendo la poppa al mare e alle raffiche fino a 50 nodi. Il comandante diede ordine di recuperare la catena per guadagnare il largo ma si verificò un black out: il verricello si arrestò. La nave, anche con le macchine avanti tutta, continuò a scarrocciare fino a quando alle 3,30 urtò sui fondali adiacenti alla diga, l’elica si bloccò: impossibile manovrare. A causa del continuo sballottamento della carena della Margaret sui fondali si aprì una falla. Il comandante solo a quel punto lanciò il my day: “Save my crew, save my crew” . Sono le 5,16 del mattino. La nave era coricata su un fianco, l’equipaggio si radunò sull’aletta sinistra della plancia, esposto ai frangenti che non davano tregua. Da lì partirono le operazioni di soccorso strappando alla furia del mare le sorti dei marinai e del comandante. 

Il futuro della Margaret

Opera di Andrea Ciardi

Del relitto, dopo il naufragio, la Protezione civile aveva annunciato la rimozione nell’arco di quattro mesi. Ma è ancora lì, avvolta nel tempo da una rigogliosa flora sottomarina e meta della fauna che prolifica nei suoi anfratti, con un futuro da delineare, tra vincoli e opportunità… con la suggestiva ma concreta idea, caldeggiata dal Cantiere della Memoria di farne una palestra blu per le immersioni subacquee autorizzate.

La mostra è allestita nell’atrio del palazzo del Governo di Via Veneto 2 La Spezia ed è visitabile nelle ore di apertura della Prefettura fino al 31 Gennaio. Tutti i lunedì alle 18 visita guidata. Per info contattare il Cantiere della Memoria.

Il Cantiere della Memoria sorge nella passeggiata centrale delle Grazie nel Comune di Portovenere. E’ un consolidato spazio espositivo e un’attività di ricerca e divulgazione della cultura del mare e della marineria. Nato nel giugno del 2016 per iniziativa di Corrado Ricci e Jole Rosa, fa parte dei progetti permanenti dell’associazione Nave di Carta. Obiettivo: la salvaguardia del patrimonio marittimo (materiale e immateriale), per la crescita delle nuove generazioni. L’attività si svolge nel contesto di MA.Re, associazioni in rete, sviluppando sinergie con esse, in particolare con Obiettivo Spezia, Lega Navale e Vela Tradizionale e Spezia Mirror. Consolidata la collaborazione con The Spezziner, la Pro Loco delle Grazie, la Borgata Marinara e la Sezione velica della Forza e Coraggio. Un centinaio finora le mostre realizzate, accompagnate da incontri, performance teatrali e musicali. La grafica e i filmati di accompagnamento sono curati abitualmente dal fotografo e creatore digitale Roberto Celi; collaborano i videomaker Saul Carassale e Sara Bonatti. I video sono visibili sullo schermo touch screen della sala e sul canale Youtube del Cantiere della Memoria.

(Riproduzione riservata)

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