Gio 14 Mag 2026

Il legame di Paolo Logli con Spezia

Paolo Logli torna a “casa”: il 5 gennaio la presentazione de “Il Dio dei giorni dispari.” C’è un legame indissolubile che unisce Paolo Logli alla nostra città, un filo invisibile che passa per le strade della Spezia – dove è nato nel 1960 – e si dipana lungo una carriera sfolgorante tra cinema, televisione e teatro. Oggi, quel filo riporta l’autore nella sua terra d’origine per presentare una nuova, intensa fatica letteraria: “Il Dio dei giorni dispari” (A&B Editrice).

Un autore tra cinema, musica e teatro

Non si tratta di un esordio assoluto nella narrativa breve per Logli, che già in passato aveva collaborato con una realtà d’eccellenza del nostro territorio, la casa editrice spezzina Cut Up Edizioni. Impossibile non ricordare la raccolta “Tenco e gli altri”, sei monologhi in cui Logli dava voce a giganti della musica come Luigi Tenco, Jimi Hendrix, Puccini o Pergolesi.

Se in quel lavoro il denominatore comune era il talento destinato all’immortalità, in questo nuovo volume l’autore sposta l’obiettivo sulle esistenze più fragili, confermandosi un maestro nel raccontare l’umano in ogni sua sfaccettatura.

“Il Dio dei giorni dispari”: raccontare l’umano nelle sue fragilità

In “Il Dio dei giorni dispari”, lo scrittore e regista spezzino compone un mosaico di vite sospese tra la periferia e il centro del mondo. Dalla poesia urbana di Cicuzza alla tenerezza cruda di La cosa che cammina nel corridoio, ogni storia è un tassello di un universo narrativo che parla di noi, anche quando sembra parlare d’altro.

La penna di Logli – nota anche per le straordinarie liriche scritte per il Banco del Mutuo Soccorso – si conferma capace di dare voce agli “ultimi” e ai “ribelli per caso”, alternando un realismo graffiante a momenti di pura poesia quotidiana.

Dai giganti della musica alle vite comuni

Abbiamo incontrato Paolo Logli in anteprima per farci raccontare la genesi di questo progetto.

Paolo, dopo aver raccontato i “giganti” della musica in “Tenco e gli altri”, cosa ti ha spinto verso la dimensione più intima de “Il Dio dei giorni dispari”?

«In fondo i giganti della musica ci sono anche qui, ma sono calore, storia, radici. Sono la temperatura sonora di un ricordo, a volte. Sono di certo il bagaglio di esperienze che mi ha portato, tra le altre cose, ad essere quel che sono. Però volevo raccontare le persone comuni, quelle che spesso prendono la strada sbagliata all’incrocio, i perdenti, o quelli che al massimo pareggiano. I divergenti, che sono sicuro che hanno un Dio che li guarda con amore: il Dio dei giorni dispari.»

Paolo Logli

Sei uno sceneggiatore abituato a scrivere per “immagini” e un paroliere di successo. In che modo la musica e il cinema influenzano questi racconti?

«Sono una parte inevitabile di me, non potrei fare diversamente. Nello scrivere spesso immagino per scene, per stacchi cinematografici, mentre la musica c’è sempre, come colonna sonora dichiarata o come eco di parole di canzoni che ho amato. Sono un tutt’uno, come tutti noi. Queste cose convivono in me, e dialogano tra loro.»

Nel tuo scritto inviti il lettore a riconoscere la bellezza nascosta nelle crepe, nei silenzi, nelle perdite e dici che la vera rivoluzione è quella del cuore. Cosa intendi?

Paolo Logli

«Intendo dire che la prima cosa che mi interessa in assoluto è il cambiamento, il rinnovamento, tutto quel che ti rende migliore. E che questo non può succedere semplicemente volendolo, ma che si deve guardare ai valori più importanti, agli ideali, e anche al sogno. So che è difficile in un’era in cui pare che abbia il sopravvento l’egoismo politico, la sopraffazione, il disprezzo degli ultimi e dei deboli, e in cui si guarda piuttosto al culto dell’ordine e del capitale. Ma non possiamo non sperare che le cose possano cambiare, ti pare?»

L’appuntamento per la presentazione del libro “Il Dio dei giorni dispari” di Paolo Logli è il giorno 5 gennaio ore 19,00 presso lo storico “Caffè Garibaldi”, il posto giusto per prendersi un aperitivo, ascoltare qualche storia di “giorni dispari” e, magari, riscoprire quella rivoluzione del cuore di cui abbiamo tutti un po’ bisogno.

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