Gio 12 Mar 2026

Dalla circolazione termoalina alle microplastiche nella catena alimentare: prevenzione, salute e responsabilità al centro della lectio dell’Ammiraglio Andrea Mucedola agli studenti di Sarzana.

Nella sala conferenze dell’Istituto Superiore Parentucelli Arzelà di Sarzana la plastica ha smesso di essere solo “sporcizia” o maleducazione e per una mattina è diventata un tema insieme globale e quotidiano, toccando ambiente, salute, economia, turismo e perfino la sicurezza dei territori.

L’incontro, organizzato dal Consorzio Canale Lunense nell’ambito dell’iniziativa “Alleanza per il fiume” in sinergia con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale, ha coinvolto le classi 2G, 4G e 5G dell’indirizzo Agrario e le classi 2AFM e 2M dell’indirizzo Finanza-Marketing-Turismo.

Come relatore è stato invitato l’ammiraglio Andrea Mucedola, studioso di geopolitica marittima e divulgatore scientifico che ha svolto la sua lezione con uno sguardo  “a 360 gradi”. Parlare di plastiche non significa fermarsi all’immagine della spiaggia sporca, ma capire i meccanismi che muovono aria e oceani e che trasportano e concentrano i rifiuti.

Dalla geofisica al clima, Mucedola — forte della sua formazione in Scienze Marittime della Difesa — ha collegato atmosfera e oceani, richiamando gli effetti della Circolazione termoalina e della Corrente Nord Atlantica, spiegando come i grandi motori fisici del pianeta influenzino anche la distribuzione globale delle plastiche. A determinate latitudini, effetti combinati generano i vortici oceanici, alimentati dal movimento dei particolati e dalle attività antropiche che  favoriscono l’accumulo dei rifiuti. Le “isole” di plastica non restano in superficie, ma proseguono anche in profondità, lasciando cadere detriti inquinanti sui fondali abissali .

Un importante punto di riflessione per gli studenti è stato comprendere il percorso “da terra al mare”: piogge e dilavamento raccolgono ciò che viene disperso nell’ambiente; fiumi, torrenti e canali funzionano come vie di trasferimento di materiali inquinanti che, inevitabilmente finiscono nella catena alimentare.

Qui si innesta il cuore del progetto “Alleanza per il fiume”, che punta a bloccare la plastica prima che raggiunga il mare, sapendo che in mare – soprattutto quando la plastica si sminuzza – la tecnologia può fare poco. Le navi e i sistemi di recupero funzionano sulle macroplastiche, ma diventano inefficaci su micro e nanoplastiche: la prevenzione resta la leva principale.

La lezione è entrata poi nella materia: le plastiche non sono tutte uguali e vanno considerati gli additivi aggiunti ai materiali plastici, non meno inquinanti. Sono stati richiamati esempi come il PET delle bottiglie monouso e l’attenzione a sostanze come ftalati e bisfenoli. Questi  materiali sono sensibili al calore ed alla luce del sole per cui la gestione e conservazione è fondamentale.

Un ulteriore elemento riguarda la porosità della plastica e la sua capacità di “trasportare” contaminanti, ma anche batteri e virus.

Esaminando la catena alimentare si sono approfondite le ultime scoperte sull’accumulo di micro e nanoplastiche negli alimenti e nell’acqua, con un invito pratico a preferire contenitori in vetro o metallo e, quando possibile, l’acqua del rubinetto.

Il capitolo più delicato ha riguardato le evidenze sanitarie. Mucedola ha illustrato studi recenti che hanno segnalato la presenza di plastiche in organi vitali, collegandoli a processi infiammatori cronici e interferenze endocrine e riproduttive. Le nanoplastiche, ancora più insidiose, possono entrare nei tessuti e nelle cellule e risultano più difficili da espellere. Da qui l’idea-messaggio che ha attraversato tutta la mattinata: ciò che disperdiamo nell’ambiente, prima o poi, torna a noi.

Non meno rilevanti le ricadute sociali ed economiche. La plastica compromette l’immagine di un territorio, penalizza il turismo e genera costi aggiuntivi: pulizia, gestione, danni indiretti. In alcune aree del mondo, ha ricordato il relatore — che collabora con centri di analisi nel campo della Maritime Security — il degrado ambientale si intreccia con dinamiche di instabilità, economie illegali e tensioni territoriali, dimostrando come la questione delle plastiche non sia solo ecologica ma anche geopolitica.

Durante l’analisi delle problematiche citate, sono stati discussi con i ragazzi una lista di comportamenti concreti: riduzione degli inquinamenti alla fonte, riuso, raccolta differenziata rigorosa e riciclo; una particolare attenzione alle cicche di sigaretta e alle micro fonti come glitter e cosmetici non naturali.

Ancora, la necessità di preferire tessuti naturali invece che  quelli  sintetici il cui lavaggio disperde nano plastiche nell’ambiente; prudenza con gli scontrini termici, da maneggiare il meno possibile subito dopo la stampa che devono essere smaltiti correttamente nell’indifferenziato e non nella comune carta. Si è parlato anche di Citizen Science, di materiali biodegradabili e compostabili, richiamando studi universitari e la necessità di soluzioni progettate con criterio, soprattutto quando si parla di barriere nei corsi d’acqua che devono trattenere i macro rifiuti, e devono essere costantemente mantenute in efficienza per evitare ostacoli idraulici e rischi di intasamento.

A rimarcare il senso dell’iniziativa sono intervenute le voci del territorio e della scuola. Il presidente del Consorzio Canale Lunense, Francesca Tonelli, e il direttore Corrado Cozzani hanno sintetizzato il punto di partenza del progetto: “Trattenere le plastiche proprio nei fiumi e nei torrenti”, perché sono “le autostrade delle plastiche verso il mare”, e hanno annunciato la prosecuzione del ciclo di incontri per rafforzare la sensibilizzazione.

Dalla scuola è arrivato un messaggio altrettanto netto: per il vicepreside Riccardo Simonelli la collaborazione con il Consorzio è “fondamentale” e fa crescere ragazzi, istituzioni e territorio; la docente Lorenza Lorenzelli ha posto l’accento sulla continuità, perché un singolo intervento rischia di restare un episodio, mentre percorsi ripetuti possono trasformare la sensibilizzazione in abitudine e responsabilità.

Chi è Andrea Mucedola
Ammiraglio della Marina Militare (in congedo), originario delle Grazie, diplomato al Liceo Scientifico Pacinotti della Spezia, laureato in Scienze Marittime della Difesa e in Scienze Politiche. Docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’International School for Scientific Diving (ISSD), membro del Comitato Scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola Internazionale Subacquei Scientifici. Collabora con centri di analisi geopolitica nel campo della Maritime Security ed è editore della rivista online Ocean4Future. Leggi anche: “L’emergenza della plastica in mare”: conferenza di Andrea Mucedola sul futuro degli oceani.

(Riproduzione riservata)

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