Dom 12 Lug 2026

Da Uberto Scardino riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Dalla profezia di Vanni Fucci ai castelli dei Malaspina, dai trovatori provenzali alla nascita della lingua italiana: un percorso tra storia, poesia e potere che attraversa la Lunigiana, il Monferrato e le terre percorse da Dante durante il suo esilio, alla scoperta delle radici culturali che contribuirono alla formazione della letteratura volgare italiana.

Nel canto ventiquattresimo dell’Inferno della Divina Commedia il personaggio pistoiese Vanni Fucci, pronuncia una terribile profezia. In questi versi allude alla sconfitta del 1302 della parte dei Guelfi bianchi, a cui apparteneva Dante, propugnatori di una maggiore autonomia dal papato da parte delle amministrazioni comunali dell’epoca e questo sarà per opera di un fulmine scaturito dalla nebbia della Val di Magra, un vapore appunto, una metafora che nasconde il nome di Moruello Malaspina.

Una metafora che allude alla presenza dei Malaspina in maniera capillare con presidi militari, fortezze e castelli, su tutto il territorio della vallata spesso ricoperta dalla nebbia nelle giornate più fredde dell’anno. L’Alighieri mette in stretta relazione l’aspetto geografico e ambientale con quello del potere politico e militare dei Malaspina, riferendosi quasi di sicuro a Moruello Malaspina che effettivamente combatterà nel pistoiese come capitano dei guelfi neri.

Con il vapore di Val di Magra, Dante intende la presenza dei Malaspina su tutta la valle. I Malaspina erano una casata molto potente e diffusa in tutta la Val di Magra e non solo, ma anche oltre Appennino, fino al Pavese, dove il castello di Oramala aveva funzionato come nucleo abitativo originario degli appartenenti alla famiglia e poi ancora fino al Monferrato. Furono soprattutto partigiani dell’imperatore, successivamente si appropriarono di terre e fortezze in Toscana ed in Sardegna. Ma le distinzioni spesso cadevano e alcuni erano partigiani del papa.

Dante, Moruello Malaspina e la pace di Castelnuovo

Sappiamo con certezza che Moruello e Dante, dopo la battaglia, furono ottimi amici, per cui si comprende il ruolo svolto da Dante, un ruolo molto importante nella pace di Castelnuovo tra il vescovo di Luni, un cugino dei Fieschi e i Malaspina.

Alagia Fieschi, la moglie di Moruello, era come tutta la famiglia una papista. Per questo si comprende bene perché fu chiamato da Moruello Malaspina dal suo esilio presumibile di Sarzana, Dante Alighieri. Il momento era propizio per una pacificazione più generale tra guelfi bianchi e i guelfi neri e un desiderato ritorno a Firenze.

L’arrivo dei trovatori provenzali in Italia

Le terre della Val Padana furono luoghi di esilio e di esiliati, oltre allo stesso Dante; in seguito alle mutate condizioni politiche e sociali nel sud della Francia, per le persecuzioni verso i catari, i trovatori provenzali si dispersero sia verso la Spagna che verso l’Italia settentrionale.

Di conseguenza il nord Italia fu pervaso dalla cultura e dalla poesia. La poesia trovadorica divenne inconsapevolmente un’enciclopedia dell’amor cortese, un codice di comportamento verso la persona amata. In Francia vi era un certo numero di donne trovatrici e donne giullaresse. Per l’Italia, non vi sono informazioni certe di donne che si siano dedicate all’arte della poesia trovadorica; al contrario vengono menzionate in diversi componimenti le donne, per esempio della corte malaspiniana. Esistono alcuni studi ancora da approfondire.

Il regolamento della fin amor, la devozione completa verso la donna amata, etica dell’amore verso la persona amata, si era spinto per tutte queste terre. E molti furono i poeti che provarono a scrivere in provenzale.

Le corti del Monferrato e dei Malaspina

Nel Medioevo i confini nazionali non erano rigidi, ma anzi esistevano feudi e contee e i loro signori erano spesso disponibili a ospitare persone come i trovatori e i giullari. Diversi furono anche i signori che versificarono.

Secondo come dettava la moda dell’epoca, oltre ai famosi re poeti come Federico II di Sicilia e Alfonso X di Castiglia, furono poeti lo stesso suocero di Federico, Jean de Brienne, per cui non è improbabile che fu la stessa corte del Monferrato a trasmettere la poesia trovadorica in Sicilia, poiché avendo egli fatto sposare le sue due figlie, Jolanda de Brienne e Beatrice de Brienne rispettivamente con Federico II e con Guglielmo VII del Monferrato, aveva assunto una posizione strategica di rilievo nel panorama politico dell’epoca.

Tra i signori che produssero componimenti in versi ci sono i signori del Monferrato, i Malaspina e diverse erano le corti che patrocinavano i trovatori, tra queste i Malaspina presso il castello di Oramala e di Mulazzo, quest’ultimo con Corrado Malaspina l’Antico, nei quali furono ospitati oltre a Dante trovatori provenzali molto famosi per l’epoca e anche oggi.

La diffusione della lingua occitana

La diffusione dei trovatori provenzali si ebbe tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo. I castelli, i mercati e le fiere, dove il latino per gli atti di legge e delle opere scientifiche e la lingua francese per lo scambio commerciale la facevano da padroni, insieme all’espandersi di volgari ancora rozzi, furono il terreno propizio per la diffusione di idee e di poesie.

La diffusione delle culture, delle lingue, degli scherzi e dei giochi dei giullari fu in questo periodo notevole. Penetrando in Italia dai valichi alpini si diffusero nel nord quasi completamente; gli stessi signori si fecero protettori, mecenati e produttori essi stessi di poesia trovadorica. Si era andata diffondendo così la lingua occitana. Anche trovatori e giullari produssero i loro materiali artistici in lingua provenzale.

Comune di Mulazzo

Sordello, Brunetto Latini e la cultura delle corti

Nel canto ottavo del Purgatorio, Dante incontra i principi negligenti, chiamati così dal poeta, perché pur con tutto il loro peso politico non si erano adoperati molto per il bene comune. Questi erano Nino Visconti, Sordello da Goito e Corrado Malaspina il Giovane.

Nino Visconti fu un giurista e politico importante per la città di Pisa, amico di Dante. Sordello fu un trovatore e molto vicino alla corte di Carlo d’Angiò, dove visse per molto tempo, tanto che ritornò in Italia con l’esercito di Carlo d’Angiò. Corrado Malaspina il Giovane fu protettore e amico di Dante.

Sordello fu un poeta importante, originario di Goito nel mantovano, ma che scrisse in lingua provenzale, risiedendo per molto tempo a Montpellier. Per quanto riguarda Sordello e Brunetto Latini, il maestro di Dante che frequentò per poco tempo la corte di Carlo d’Angiò, attualmente non abbiamo testimonianze dirette certe che Brunetto Latini e Sordello da Goito si siano conosciuti in quanto entrambi frequentatori della corte angioina.

È certo però che Sordello rientrò in Italia con l’esercito di Carlo d’Angiò e probabilmente fece la stessa cosa anche Brunetto Latini. Tutto ciò fu poco prima e poco dopo la battaglia di Benevento avvenuta nel febbraio del 1266 nel corso della quale furono sconfitti i Ghibellini di Manfredi figlio di Federico II e non ancora abbastanza studiata a fondo, la comunanza parallela di interessi.

Arnaut Daniel e la ricerca linguistica di Dante

Brunetto scrive in francese antico la sua opera più importante menzionata da Dante nell’Inferno canto quindicesimo, Sordello scrive le sue opere poetiche in provenzale. Il significato è chiaro e cioè dare la massima diffusione anche tra chi non conosceva il latino, poiché molte opere letterarie e scientifiche furono scritte in questa lingua, destinate a un pubblico colto e invece le opere scritte in lingua volgare erano principalmente destinate a chi non aveva avuto la possibilità di fare grossi studi.

Nel XXVI canto del Purgatorio tra i lussuriosi Dante incontra due poeti molto famosi, Guido Guinizelli e Arnaut Daniel. Qui Dante esprime la sua ammirazione per i due poeti, ognuno per la sua parte. Arnaut Daniel viene portato come esempio di fabbricatore della propria lingua materna, cosa che lo accomunerà dopo poco, e Guido Guinizelli viene apprezzato per il suo stile gentile e per essere l’iniziatore di una nuova corrente di poesia, il Dolce stil novo, dopo quella cortese e trovadorica.

È chiaro che a questi due poeti Dante guarda con particolare attenzione. Soprattutto Arnaut Daniel è l’ispirazione della sua ricerca linguistica. Così come Arnaut Daniel è stato il miglior fabbro della lingua materna provenzale, Dante vuole essere il miglior fabbro della lingua italiana.

Dal De vulgari eloquentia alla lingua italiana

Egli sicuramente ha approfittato del suo esilio per conoscere le varie parlate nell’Italia del settentrione. Abbiamo tracce consistenti di ciò nel De vulgari eloquentia, il suo libro sulla lingua.

Dante coglierà l’occasione del suo esilio per studiare a fondo le parlate del nord Italia e il fervore linguistico poetico italiano, portando in sintesi nelle sue opere questo lavoro di ricerca. In mezzo a tutto ciò c’era la scuola poetica siciliana, erede della poesia trovadorica e provenzale, e l’amico poeta Cino da Pistoia, menzionato da Dante nel De vulgari eloquentia, il quale come stilnovista idealizzò ancor di più la figura della donna ed ebbe una parte molto importante nel far riavvicinare Moruello Malaspina a Dante Alighieri e così favorire la pace.

By Uberto Scardino

Uberto Scardino ė nato a La Spezia dove vive e  lavora. Insegna lingua italiana agli adulti stranieri dopo esser stato per molti anni maestro di scuola primaria e dell’infanzia. È laureato in Filologia Romanza ed è stato consigliere provinciale dal 1997 al 2002 per l’amministrazione della provincia di La Spezia e consigliere delegato nel consiglio di gestione del sistema bibliotecario provinciale di La Spezia contribuendo a fondare, sostenere e restaurare alcune biblioteche degli istituti scolastici della città di La Spezia in rete e non in rete. É stato direttore della biblioteca del CA I  di La Spezia. Frequenta le Conversazioni del Gruppo di Studio della Comunicazione Parlata nell’ambito delle attività della Società di Linguistica Italiana. Oltre alla tesi di laurea menzionata nell’edizione Einaudi di Pietro Beltrami, ha pubblicato il saggio storico  I due volti. Ha tradotto il saggio filosofico di Rudolph Carnap, La scienza e la metafisica davanti all’analisi logica del linguaggio

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