Sab 9 Mag 2026

Nella seconda parte dell’intervista, Massimo Marasco approfondisce il pensiero di Silvia Montefoschi, tra psicoanalisi, musica, cinema e il significato più profondo della storia d’amore di “Brendan e Grace”.

Non si sono ancora spenti gli echi di martedì 14 aprile 2026 al centro anziani di piazza Brin, dove continua a risuonare la storia d’amore tra Brendan e Grace, protagonisti dell’ultimo romanzo di Massimo Marasco, spin-off de “L’annuncio – Il mito del popolo nuovo”. Un libro di cui si è già parlato nell’intervista uscita giovedì scorso su SpeziaMirror, dal titolo “Brendan e Grace”. Proponiamo ora la seconda parte della conversazione con l’autore.

Massimo, puoi approfondire il pensiero che ha attraversato Silvia Montefoschi, la psicoanalista che ha operato anche a Sarzana e a Milano che è stata oltre che la tua psicoanalista anche la tua musa ispiratrice?
Silvia Montefoschi immagina l’origine dell’universo, come dice la parola stessa, UNIverso, come un’unità che a un certo punto ha trovato invece una differenziazione man mano. È andata avanti fino ad avere tutte queste monadi di femminile e maschile che abbiamo ora, però il tentativo dell’universo è quello di ritornare a un’unità e Brendan e Grace, i protagonisti del mio ultimo romanzo, che forse è una novella molto significativa, trovano appunto questa unità. Non voglio tanto anticipare la trama, comunque è giustamente UNIverso.
Il mondo è andato dall’Uno al molteplice e dal molteplice ritorna all’Uno. Però l’Uno iniziale non era uno, era anche in un certo qual senso uno e trino, ma molto più probabilmente, anzi, sicuramente, era due, era potenzialità e atto, era domanda e risposta e, nel corso della storia dell’universo, la risposta, l’atto, il maschile, ha preso il sopravvento , e la potenzialità, la domanda, il femminile, invece, sono sempre stati un qualcosa bloccato nell’oggettualità, fermato nell’oggetto del momento. È sempre stato invece quello che ha dato forza e ha spinto l’evoluzione. E quindi con Silvia il paziente e l’analista scoprono proprio di essere una persona in due persone, come era quell’Uno iniziale ancora inconsapevole della sua dualità; e così dovrebbero fare anche l’uomo e la donna. Così tentano di fare Brendan e Grace. Sfruttando i poteri mentali telepatici di Brendan, il quale riesce ad entrare nella mente di una persona, possederla, capirne l’essenza e usare i suoi sensi e prenderne la guida. Sono poteri inquietanti, ma Brendan li usa per il bene contro il crimine. Il rapporto che nascerà tra loro, è un rapporto d’amore molto particolare e io, se dovessi dare un sottotitolo a Brendan e Grace, gli darei “Il mito dell’amore nuovo”, come il sottotitolo del mio primo romanzo era “Il mito del popolo nuovo”.

Massimo Marasco e Silvia Montefoschi

Questo è il mito dell’amore nuovo. E adesso, se vuoi dire ancora qualcosa sulla Fondazione Silvia Montefoschi che avete fondato.

Silvia Montefoschi ha scritto trenta libri. Ma i suoi primi libri, da “L’uno e l’altro” del 1977, sono stati pubblicati da Feltrinelli, poi altri libri sono stati pubblicati da Cortina e Bertani, poi nella seconda parte della sua vita molti suoi libri sono stati stampati in proprio o stampati da una piccola casa editrice, la Zephyro Edizioni, di Milano. Silvia, in ogni caso, si è sempre tenuta molto lontana da tutti i circuiti universitari accademici. Per cui, quando nel 2011 Silvia ci ha lasciati (Silvia era del 1926. Quest’anno, tra l’altro, il 12 giugno ricorre il centesimo anniversario dalla sua nascita), c’era il rischio che tutto questo tesoro del suo pensiero potesse essere dimenticato, non solo la psicoanalisi, perché le sue ultime opere sono andate al di là della psicoanalisi. Tendono a una sintesi, è la scienza dell’Uno, perché la psicoanalisi è la via per mettere insieme tutte le branche in cui si è suddiviso il pensiero: religione, filosofia, scienza, scienze naturali e scienze umane. Quindi perché questo tesoro non andasse perduto, quattro suoi allievi – tra cui ci sono anche io – hanno dato vita a una fondazione che ha un sito web, un blog, una pagina Facebook che curo io e nel passato abbiamo cercato di fare qualche evento (ci sono stati anni in cui ne abbiamo fatti molti). C’è anche un canale YouTube della Fondazione Silvia Montefoschi, per cui alcuni di questi eventi si possono trovare lì. Cerchiamo appunto di essere una fondazione sempre attiva. Pare che adesso la psicoanalisi non sia tanto di moda, per cui facciamo un po’ di fatica a trovare gente che venga ai nostri eventi, dopo la pandemia, o che guardi i nostri siti, però vi invito a visitarli e ad avvicinarvi a questa visione.

Accenniamo ora anche ad altre tue passioni, che sono da una parte il cinema, dall’altra la musica. Mi viene in mente il sito “Cinema e Intersoggettività”. E poi anche tutto il tuo ciclo di incontri musicali “Attraverso il dolore e l’amore verso l’infinito” che hai tenuto nel corso degli ultimi anni e in cui sei partito dalla musica classica e poi sei andato alla musica cosiddetta leggera.

Marasco Massimo

Esatto, prima avevo creato un blog intitolato “Cinema e Intersoggettività”. Un po’ di tempo fa avevo scritto di alcuni film, non necessariamente grandi capolavori, anche film abbastanza pop, commerciali, che però avevano particolarmente stimolato la mia riflessione, perché mi avevano fatto pensare a dei tratti del pensiero passato attraverso Silvia Montefoschi. Lei non ha mai detto ‘il mio pensiero’, ha sempre detto ‘il pensiero che mi ha attraversato’. Sempre per l’idea che noi siamo violini e non violinisti e c’è qualche Violinista che ci suona. Anche lei ha sempre detto: «Io non voglio dire il mio, non è il mio pensiero. È il pensiero che mi ha attraversato.». E quindi io ho scritto alcune recensioni di film che avevo letto alla luce del pensiero di Silvia. Ve ne dico un paio. Per esempio, il ciclo di Twilight, a proposito di film molto commerciali, mi aveva molto colpito. La storia di questo vampiro che si innamora della ragazza che d’altra parte vorrebbe sbranare mi ha veramente colpito tantissimo e ne ho scritto molto. E poi l’altro film meraviglioso che è “Interstellar”. E un altro film molto bello – da questo film passo alla musica – è il mitico “Flauto magico” di Bergman. Anche quello ha una storia, se vogliamo, molto emblematica, perché ci sono le storie di tre coppie che rappresentano forse proprio i tre amori. L’amore sacro, che è l’amore che ha unito l’uomo a Dio, l’amor profano, che ha unito l’uomo alla donna e poi l’amore nuovo, l’amore intersoggettivo. Ma veniamo alla musica: la musica per me è sempre stata una cosa bellissima, molto importante. Silvia Montefoschi, tra le altre cose, ha scritto anche due opere, lei ha avuto un rapporto molto profondo con un musicista, un giovane musicista che si chiamava Giuseppe Lo Forte, per tutti Pino, che ha scritto le musiche per queste sue due opere. In una di queste opere, che si chiama appunto “La vera storia dell’amore”, del 1999, Silvia mette in scena l’incontro psicoanalitico e dice espressamente che la musica, il sottofondo di questa scena, deve essere una melodia che inizia col tema del dolore, continua col tema dell’amore e finisce con il tema dell’infinito. E questo trittico è una metafora molto potente, perché se vado in analisi è perché ho un dolore, perché ho un disagio. E questo dolore, questo disagio, è sicuramente quasi sempre un problema relazionale; quindi ha a che fare con l’amore. E però non si può risolvere un problema soltanto sul piano personale, bisogna risolverlo almeno su un piano sociale, su un piano collettivo, quindi sul piano dell’infinito. E Pino aveva scritto questo tema, fatto dei tre temi. Però io fin da allora mi sono sempre chiesto quali erano per me le musiche del dolore, dell’amore, dell’infinito, un po’ come un’ossessione, per farlo cosa sempre più mia, e nel corso degli anni, appunto, avevo fatto queste scelte di musiche, per me significativa. Poi ho incontrato un’altra persona fantastica che si chiama Franca Baronio, a cui ne ho parlato. Lei è una musicista e una cantante, io avevo fatto dei video che parlavano appunto di temi dell’amore, del dolore, dell’infinito, che erano un po’ privati, perché ci avevo messo anche delle fotografie personali. Lei mi ha detto: “Rendilo pubblicabile e poi fai questi incontri”. Quindi abbiamo fatto quattro incontri nel 2023 dedicati alla musica classica. Poi però la musica classica in Italia è purtroppo poco conosciuta, fa paura, la gente pensa di annoiarsi. E allora ho detto: “Proviamo a farlo anche sulla musica leggera.”. Senza speranza di un successo. Invece poi ho trovato più di 120 canzoni che ho organizzato come temi del dolore, dell’amore, dell’infinito. Quindi ho fatto ben dieci incontri dedicati alla musica leggera. Tutti questi incontri li potete vedere anche qui. Se andate sul mio canale YouTube, li trovate tutti e li ho pubblicati anche per ciascuno di voi. Anche perché credo che magari passando attraverso la musica, magari passando attraverso il cinema, qualcuno si possa incuriosire e possa cercare di approfondire un po’ questo pensiero fondamentale che è passato attraverso Silvia Montefoschi.

Un’ultima domanda: «Puoi anticiparci qualcosa della musica in Brendan e Grace e prima ancora ne L’Annuncio?

La musica è importante per me nella mia vita e ne “L’annuncio – Il mito del popolo nuovo”. Ci sono due musicisti molto particolari. Io ho sempre avuto i miei musicisti preferiti. Se dovessi dirne solo due, sarebbero Bach e Beethoven. Nel mio romanzo c’è un Bach che però è anche etnico. Bach è molto legato alla cultura tedesca. Però a me sarebbe piaciuto un Bach scozzese, un Bach irlandese, uno che faceva diventare classiche anche le musiche popolari della Scozia e dell’Irlanda. Ecco, questo che ho creato si chiama Willmore Jecgkson ed è il musicista barocco di cui parlo, che però parte da una delle sue fonti d’ispirazione, che è proprio la musica popolare scozzese, irlandese e del popolo finno. E poi c’è Beethoven. Ecco, l’altro musicista si chiama Konradd Krahmer, che è invece un Beethoven che si avvicina un po’ a Brahms. Quindi un Beethoven che fa parte del romanticismo, che parte dal classicismo e va verso il romanticismo. E anche lui inizia con la musica vocale, però poi si dà soltanto alla musica strumentale. Ecco un’altra cosa che mi è sempre piaciuta: lui scrive una sinfonia in cui il pianoforte è uno degli strumenti dell’orchestra. Non è uno strumento che esce fuori dall’orchestra. Un pianoforte più integrato, non come strumento solista di un concerto, ma come uno dei tanti strumenti dell’orchestra in una sinfonia. Queste due cose un po’ mi mancavano nella storia della musica reale, le ho messe nella musica del mio romanzo. Anche Brendan e Grace sono due grandi pianisti e, come ho detto, sono anche una coppia, un Uno, attraverso la loro musica. Io non amo molto Chopin, però c’è un pezzo di Chopin che mi piace tantissimo, è la cosiddetta “Polacca eroica”, che io chiamerei più che altro ‘Polacca erotica’, perché per me è un pezzo di una passionalità esagerata. Quando Grace propone a Brendan di provare a suonare per lui, ad azionare per lui i pedali di espressione, lui gli propone la “Polacca eroica” di Chopin e lei si emoziona. Perché? È il pezzo che lei usa per fantasticare di questo suo amore che ancora le sembra impossibile. E lui sincronicamente la usa e quindi la cosa, insomma, si realizza. Poi lui a un certo punto capisce che non può strumentalizzare Grace solo per farla essere soltanto i suoi piedi. E al primo concerto che fanno insieme convince gli organizzatori a far suonare anche lei; quindi, lei suonerà come solista e sarà anche “i suoi piedi” per le esecuzioni di Brendan. Poi un’altra cosa che Brendan non fa è usare i suoi poteri mentali con Grace. Lo fa soltanto una volta perché vuole vedere com’è. E allora entra nella testa di un suo allievo per vederla, per vederla in faccia. Però poi basta, da quel momento si accontenta e cerca di vivere il suo amore come una persona normale. Questo causerà un po’ di problemi che però, vabbè, non voglio anticipare più niente… Leggete il libro.

By Paolo Luporini

Panoramica privacy
Spezia Mirror

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: Privacy & Cookie Policy

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere questo cookie abilitato ci aiuta a migliorare il nostro sito Web.